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La controriforma Moratti è politicamente
al palo, ma ancora devastante.
Le recenti battute d’arresto al processo di riforma della scuola
superiore prima e l’arrogante approvazione del Decreto dopo sono
il frutto di uno scontro istituzionale senza precedenti con le Regioni
e con la stragrande parte del mondo scolastico alimentato da battaglie
politicamente civili, intellettualmente eleganti, eticamente sobri e culturalmente
ricche messe in campo in questi ultimi anni dalle forze sindacali con in
testa la FLC CGIL.
La narcosi sociale alla quale siamo stati abituati dalle altisonanti e
false affermazioni propagandistiche dell’attuale maggioranza mostra
il segno di un risveglio civile della parte sana della nostra società in
grado di contrastare il rassicurante circo mediatico artatamente allestito
da un Ministro che tira avanti con malinconica spensieratezza.
Nella scuola non sono in corso riforme. Sono state approvate, invece, norme
che sono in larghissima parte inattuali e inattuabili perché prive
di consenso e non rispondenti al bisogno del Paese di innalzare i livelli
di sapere per tutti per fronteggiare le sfide della società e dell’economia
della conoscenza. Questa legge, nel gergo sgrammaticato del Ministro, dovrebbe
riformare la scuola, offrire ai cittadini un servizio più rapido
ed efficiente. L’unico connotato evidente è, invece, quello
di essere contro la scuola e i suoi operatori. Non c’è una
sola norma nel pasticciato rebus morattiano che migliori il corso della
scuola, che la renda più inclusiva, efficiente e moderna. I suoi
programmi didattici alludono ad una moneta culturale arcaica, fuori corso
e non più spendibile: arretra la conoscenza nel presente e nel futuro
mentre il tempo, la storia, le consuetudini, la modernità, la memoria
continuano a evolvere incessantemente.
La scuola del Ministro Moratti è una scuola per pochi, è parte
della sua visione di paese-azienda, è un luogo dove il sapere si
compra, dove l’idea di sviluppo e di futuro di un paese è legato
solo alle regole del mercato. Trascurare le fasce deboli, ghettizzare i
soggetti che sono in condizioni di mancanza di educazione, di ignoranza
e difficoltà sociali, affermare una cultura individualista basata
sull’interesse personale, questo porta sempre più al degrado
culturale. Una scuola così realizza un modello preciso di società;
ecco perché siamo di fronte, prima che ad una riforma scolastica,
ad una riforma sociale che rischia di incidere profondamente sulla democrazia
sostanziale di tutti e di ciascuno. Noi crediamo che l’impegno per
migliorare la qualità della scuola pubblica sia un impegno per far
sì che il sapere e la conoscenza costituiscano una frontiera strategica
per la crescita della democrazia e dei diritti per tutti e per ognuno.
Ed è tempo che, lasciando a questa maggioranza il monopolio dell’inciviltà politica
e la confisca della moderna agorà televisiva (spazio delicatissimo
dove si svolge il moderno mercato del consenso), si ritorni ai valori della
Costituzione e alle ideologie dei valori altrimenti ci sarà un aumento
di violenza e di incultura. Il basso livello di istruzione nel nostro Paese è pur
sempre alla base di ogni tragedia o commedia e aver studiato un pochino
di più, in scuole pubbliche migliori aiuterebbe molti a migliorarsi
in società. Le nuove sfide dell’economia della conoscenza
impongono di ridefinire, e in fretta, i paradigmi concettuali su cui costruire
una nuova definizione di sistema scolastico. La scuola come luogo in cui
si formano le fondamenta di un’etica pubblica, laica e condivisa,
rispettosa delle scelte, delle fedi, delle convinzioni di ognuna e di ognuno.
E su questo versante continua il nostro impegno.
Sono tante le cose da elencare per ricordare al Ministro Moratti che anche
quest’anno scolastico si apre all’insegna di forti preoccupazioni
da parte del personale della scuola, degli studenti, delle famiglie e di
gran parte della società a causa delle scelte sconsiderate che la
politica scolastica del governo di destra ha prodotto in questi anni. Ci
riferiamo agli effetti prodotti dalla riduzione delle risorse economiche
per cui è sempre più difficile far quadrare tutto, ai drammatici
tagli degli organici che condizionano ogni programmazione didattica, al
lavoro sempre più gravoso e misconosciuto degli uffici e dei servizi,
cui si richiede di farsi carico di ogni necessità e carenza e anche
di una burocratizzazione che è cresciuta a dismisura mentre se ne
proclamava la fine. Ci sono più studenti e meno insegnanti. Meno
soldi e meno inglese, meno informatica e meno sostegno agli alunni diversamente
abili, meno cultura della solidarietà e dell’uguaglianza.
Questi sono i fatti e con i fatti non si può polemizzare. Ed è per
tutte queste ragioni che la sfacciata manipolazione del consenso e l’inarrestabile
delirio di certezze del Ministro sono inaccettabili e meritano la nostra
ritorsione e il nostro impedimento nell’ambito della legalità.
Ed è con questa promessa e con la giusta considerazione che lo strumento
dirimente che ognuno ha, in quanto cittadino, è l’espressione
del proprio voto e che questo potrà determinare (e noi siamo fra
quelli che lo sperano) la fine di questo Governo, che come FLC CGIL lanciamo
un grande dibattito culturale che dovrà mettere in moto grande impegno,
grande mobilitazione, grande passione, se è vero, e noi riteniamo
che sia così, che il futuro del Paese, di ogni paese, si gioca a
scuola.
la
scuola del ministro moratti
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