una scuola per pochi

  di roberto alosi  

 

La controriforma Moratti è politicamente al palo, ma ancora devastante.
Le recenti battute d’arresto al processo di riforma della scuola superiore prima e l’arrogante approvazione del Decreto dopo sono il frutto di uno scontro istituzionale senza precedenti con le Regioni e con la stragrande parte del mondo scolastico alimentato da battaglie politicamente civili, intellettualmente eleganti, eticamente sobri e culturalmente ricche messe in campo in questi ultimi anni dalle forze sindacali con in testa la FLC CGIL.
La narcosi sociale alla quale siamo stati abituati dalle altisonanti e false affermazioni propagandistiche dell’attuale maggioranza mostra il segno di un risveglio civile della parte sana della nostra società in grado di contrastare il rassicurante circo mediatico artatamente allestito da un Ministro che tira avanti con malinconica spensieratezza.
Nella scuola non sono in corso riforme. Sono state approvate, invece, norme che sono in larghissima parte inattuali e inattuabili perché prive di consenso e non rispondenti al bisogno del Paese di innalzare i livelli di sapere per tutti per fronteggiare le sfide della società e dell’economia della conoscenza. Questa legge, nel gergo sgrammaticato del Ministro, dovrebbe riformare la scuola, offrire ai cittadini un servizio più rapido ed efficiente. L’unico connotato evidente è, invece, quello di essere contro la scuola e i suoi operatori. Non c’è una sola norma nel pasticciato rebus morattiano che migliori il corso della scuola, che la renda più inclusiva, efficiente e moderna. I suoi programmi didattici alludono ad una moneta culturale arcaica, fuori corso e non più spendibile: arretra la conoscenza nel presente e nel futuro mentre il tempo, la storia, le consuetudini, la modernità, la memoria continuano a evolvere incessantemente.
La scuola del Ministro Moratti è una scuola per pochi, è parte della sua visione di paese-azienda, è un luogo dove il sapere si compra, dove l’idea di sviluppo e di futuro di un paese è legato solo alle regole del mercato. Trascurare le fasce deboli, ghettizzare i soggetti che sono in condizioni di mancanza di educazione, di ignoranza e difficoltà sociali, affermare una cultura individualista basata sull’interesse personale, questo porta sempre più al degrado culturale. Una scuola così realizza un modello preciso di società; ecco perché siamo di fronte, prima che ad una riforma scolastica, ad una riforma sociale che rischia di incidere profondamente sulla democrazia sostanziale di tutti e di ciascuno. Noi crediamo che l’impegno per migliorare la qualità della scuola pubblica sia un impegno per far sì che il sapere e la conoscenza costituiscano una frontiera strategica per la crescita della democrazia e dei diritti per tutti e per ognuno. Ed è tempo che, lasciando a questa maggioranza il monopolio dell’inciviltà politica e la confisca della moderna agorà televisiva (spazio delicatissimo dove si svolge il moderno mercato del consenso), si ritorni ai valori della Costituzione e alle ideologie dei valori altrimenti ci sarà un aumento di violenza e di incultura. Il basso livello di istruzione nel nostro Paese è pur sempre alla base di ogni tragedia o commedia e aver studiato un pochino di più, in scuole pubbliche migliori aiuterebbe molti a migliorarsi in società. Le nuove sfide dell’economia della conoscenza impongono di ridefinire, e in fretta, i paradigmi concettuali su cui costruire una nuova definizione di sistema scolastico. La scuola come luogo in cui si formano le fondamenta di un’etica pubblica, laica e condivisa, rispettosa delle scelte, delle fedi, delle convinzioni di ognuna e di ognuno. E su questo versante continua il nostro impegno.
Sono tante le cose da elencare per ricordare al Ministro Moratti che anche quest’anno scolastico si apre all’insegna di forti preoccupazioni da parte del personale della scuola, degli studenti, delle famiglie e di gran parte della società a causa delle scelte sconsiderate che la politica scolastica del governo di destra ha prodotto in questi anni. Ci riferiamo agli effetti prodotti dalla riduzione delle risorse economiche per cui è sempre più difficile far quadrare tutto, ai drammatici tagli degli organici che condizionano ogni programmazione didattica, al lavoro sempre più gravoso e misconosciuto degli uffici e dei servizi, cui si richiede di farsi carico di ogni necessità e carenza e anche di una burocratizzazione che è cresciuta a dismisura mentre se ne proclamava la fine. Ci sono più studenti e meno insegnanti. Meno soldi e meno inglese, meno informatica e meno sostegno agli alunni diversamente abili, meno cultura della solidarietà e dell’uguaglianza. Questi sono i fatti e con i fatti non si può polemizzare. Ed è per tutte queste ragioni che la sfacciata manipolazione del consenso e l’inarrestabile delirio di certezze del Ministro sono inaccettabili e meritano la nostra ritorsione e il nostro impedimento nell’ambito della legalità. Ed è con questa promessa e con la giusta considerazione che lo strumento dirimente che ognuno ha, in quanto cittadino, è l’espressione del proprio voto e che questo potrà determinare (e noi siamo fra quelli che lo sperano) la fine di questo Governo, che come FLC CGIL lanciamo un grande dibattito culturale che dovrà mettere in moto grande impegno, grande mobilitazione, grande passione, se è vero, e noi riteniamo che sia così, che il futuro del Paese, di ogni paese, si gioca a scuola.

la scuola del ministro moratti