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In riferimento agli ultimi dati
sulla situazione occupazionale in Sicilia -dati diffusi recentemente
anche dai quotidiani nazionali - vorrei esprimere alcune considerazioni
personali.
Vorrei parlare di occupazione e, conseguentemente, anche di disoccupazione.
È
giusto e doveroso porre l’attenzione sul tema del lavoro perchè sono
sicuro che un giovane siciliano preso a caso farebbe la stessa cosa se
si trovasse al mio posto.
Ritengo tuttavia opportuno affermare che parlare di occupazione o disoccupazione
può essere utile e interessante solo e soltanto se lo si fa basandosi
sui “dati di fatto”.
E questo è ancor più vero soprattutto quando al centro della
nostra riflessione c’è una terra difficile e complessa come
la Sicilia; un luogo, la nostra isola, dove il tema del lavoro è considerato
la priorità (anche rispetto al faraonico ponte di Messina) visto
e considerato che in quasi tutte le famiglie siciliane c’è un
figlio disoccupato o in cerca di prima occupazione.
I dati sulla disoccupazione. Il numero dei disoccupati siciliani al 31
Dicembre 2003 era di 70.000 unità. Un anno dopo, esattamente il
31 Dicembre 2004, il numero dei senza lavoro è aumentato fino a
superare la quota di 80.000.
Tra questi 80.000 disoccupati, l’80% ha un’età compresa
tra i 18 e i 35 anni e il 60% è composto da donne.
La disoccupazione siciliana, quindi, potremmo definirla “giovanile” e “femminile”.
Fin qui i dati sulla disoccupazione. Per quanto concerne gli occupati,
non possiamo certo ritenerci fortunati e sereni.
Il mondo del lavoro, e specialmente quello siciliano, è un terreno
forse ancora più “scivoloso” e “complicato” del
mondo della disoccupazione. Nella nostra analisi della situazione occupazionale
siciliana dobbiamo fare i conti anche con il fatto che il dato complessivo
sui lavoratori in nero, sui giovani non iscritti nelle liste di collocamento
e sui giovani precari ci consegna un quadro a dir poco preoccupante. Basterebbe
che sommassimo al dato ufficiale dei disoccupati siciliani (80%) quello
dei giovani siciliani che, in un modo o nell’altro, fanno parte del
mercato del lavoro, e verrebbero fuori numeri talmente negativi che impallerebbero
anche i più ostinati sostenitori delle politiche liberiste.
Su 10 giovani siciliani, infatti, 2 vantano un contratto di lavoro a tempo
indeterminato, 3 si barcamenano tra i tantissimi contratti di lavoro flessibili:
co.co.co, contratti ad intermittenza, contratti a chiamata, contratti a
squillo, contratti part-time, contratti interinale e 5, infine, risultano
essere disoccupati o in cerca di prima occupazione.
Questi sono dati che in una regione normale sarebbero chiamati “Emergenza
occupazionale”. In Sicilia, purtroppo, questo non accade. E perché non
accade?
Non accade per il semplice motivo che la nostra isola tutto è tranne
che una regione normale.Secondo voi, una regione con un parlamento regionale
che non legifera alcunché a causa dell’assenteismo di molti
deputati è una regione normale? Una regione dove accade che un ministro
della repubblica, Lunari, si permette di affermare che con la mafia bisogna
conviverci, e chi rappresenta istituzionalmente i siciliani, Cuffaro, non
stigmatizza tale affermazione, è da ritenersi una regione normale?
Oppure, una regione che a causa dell’obsolescenza della sua rete
ferroviaria costringe i suoi abitanti a preferire la macchina al treno
per spostarsi da una provincia all’altra, secondo voi è una
regione normale?
Infine, una regione che deve aspettare decenni per vedersi consegnare un
tratto d'autostrada - tratto autostradale tra l’altro breve e più volte
inaugurato - è una regione normale?
Potrei continuare con molti altri esempi ancora.
Ritengo più utile, invece, utilizzare le ultime righe di questo
spazio per dire quello che deve essere fatto, da domani in poi, per raggiungere
l’obbiettivo di trasformare la nostra isola in una regione normale.
Dobbiamo individuare e risolvere le priorità. È prioritario
bloccare il flusso emigratorio verso il nord dei tantissimi giovani siciliani
che, con la valigia in mano, partono alla ricerca di un posto di lavoro
che non hanno trovato nella loro regione.
È
prioritario adeguare e potenziare le reti autostradali e ferroviarie per
immaginare una regione dove ci si sposta in treno o in pullman e non più in
auto. È prioritario sostenere una vera politica turistica affinché i
nostri meravigliosi e invidiati luoghi del turismo occasionale diventino
mete del turismo di destinazione e di qualità.
È
prioritario, infine, prepararsi al 2010: l’ora quando scatterà l’area
di libero scambio. La Sicilia ha davanti a sè una grande opportunità:
il flusso commerciale del mercato globalizzato le passerà davanti
e non chiede altro che essere agevolato e intercettato. Dobbiamo farci
trovare pronti.
Ecco, questo unito a vere politiche di rinnovamento nel campo dell’industria,
del sapere, della sanità, delle politiche sociali e delle politiche
giovanili rappresenta la vera sfida che abbiamo davanti. Il passo da compiere è quello
di vincere questa sfida per trasformare la Sicilia in una vera regione
moderna ed europea. È un lavoro tanto affascinante quanto faticoso,
ma per cui vale la pena impegnarsi. È un lavoro che vedrà noi
giovani siciliani schierati in prima linea.
da
anomalia italiana a regione moderna ed europea
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