la scuola da amare

  di domenico cacopardo  

 

Siamo già nel pieno di un nuovo anno scolastico. Il rito dell’inizio delle lezioni a scuola rappresenta un punto fermo della nostra infanzia e della nostra adolescenza. Ma anche della nostra età adulta: come genitori o come insegnanti. In fondo la nostra epoca, quella della società di massa, dell’industrializzazione, del benessere, è l’epoca in sui si entra a scuola ad una età precisa e, praticamente, non se ne esce più. Prima come studenti, poi come genitori o docenti o personale della scuola, poi di nuovo come studenti, visto che sempre più spesso ci capita di tornare a studiare per aggiornamenti o formazione professionale, per acquisire quelle nuove competenze che il lavoro, e il nostro tempo in generale, ci richiedono (gli specialisti la chiamano Lifelong education).
La scuola per la sua forte incidenza nella vita di ognuno di noi, fa parte dell’immaginario collettivo: tutto il bene e tutto il male possibile è sempre stato detto, ed è detto, di essa. Tutti l’abbiamo amata/odiata: qualcuno sempre, qualcuno a volte; chi molto, chi un po’. “La scuola è una puttana: tutti ci vanno, nessuno la ama”; scritto da un alunno di quarta elementare sul suo diario. Perbacco! Ci sono tutti gli elementi per una analisi sociologica della scuola: la scolarizzazione di massa; il luogo in cui si svolge il rito e la certificazione del passaggio da una età all’altra; la repulsione verso ciò che si fa ma non si sceglie; la sensazione di fare qualcosa di necessario ma non utile; la difficoltà a riconoscere il ruolo e il valore pubblico dell’attività che essa svolge.
Perché non si riesce ad amare la scuola? Proviamo a dirla così: perché a scuola si va aspettandosi che essa ci dia qualcosa di utile immediatamente. Così come ad una puttana si chiede un po’ di piacere immediato. E lei te lo da. Ma te lo fa pagare. E tu la odi, perchè in realtà odi te stesso in quanto hai accettato di pagare. Se alla scuola cerchi un utile immediato (un diploma? una promozione?, un buon voto?) essa può anche dartelo ma… poi non puoi pretendere anche di amarla, così come non puoi pretendere di amare te stesso come studente.
E’ anche vero che la scuola dovrebbe smetterla di comportarsi un po’ da “puttana”: io ti do questo (diploma, credito, voto, promozione) e tu mi dai quest’altro (studi da pagina a pagina, impari queste formule, risolvi questa equazione, mi dici tutto della prima guerra mondiale).
E allora. Siccome stiamo parlando dell’inizio del nuovo anno scolastico, per questa volta lasciamoci andare ad una sana immaginazione. Vorremo una scuola che fosse come ‘Bocca di rosa’: che fa l’amore per passione… Cioè vorremmo una scuola che suscitasse passioni: in chi apprende; in chi insegna; in chi manda i propri figli. Una scuola del gusto: dove ciò che si fa ha sapore: che da senso al sapere. Una scuola così non sarebbe più neanche una scuola. Sarebbe …