|
|
Siamo già nel pieno di un
nuovo anno scolastico. Il rito dell’inizio delle lezioni a scuola
rappresenta un punto fermo della nostra infanzia e della nostra adolescenza.
Ma anche della nostra età adulta: come genitori o come insegnanti.
In fondo la nostra epoca, quella della società di massa, dell’industrializzazione,
del benessere, è l’epoca in sui si entra a scuola ad una
età precisa e, praticamente, non se ne esce più. Prima
come studenti, poi come genitori o docenti o personale della scuola,
poi di nuovo come studenti, visto che sempre più spesso ci capita
di tornare a studiare per aggiornamenti o formazione professionale, per
acquisire quelle nuove competenze che il lavoro, e il nostro tempo in
generale, ci richiedono (gli specialisti la chiamano Lifelong education).
La scuola per la sua forte incidenza nella vita di ognuno di noi, fa parte
dell’immaginario collettivo: tutto il bene e tutto il male possibile è sempre
stato detto, ed è detto, di essa. Tutti l’abbiamo amata/odiata:
qualcuno sempre, qualcuno a volte; chi molto, chi un po’. “La
scuola è una puttana: tutti ci vanno, nessuno la ama”; scritto
da un alunno di quarta elementare sul suo diario. Perbacco! Ci sono tutti
gli elementi per una analisi sociologica della scuola: la scolarizzazione
di massa; il luogo in cui si svolge il rito e la certificazione del passaggio
da una età all’altra; la repulsione verso ciò che si
fa ma non si sceglie; la sensazione di fare qualcosa di necessario ma non
utile; la difficoltà a riconoscere il ruolo e il valore pubblico
dell’attività che essa svolge.
Perché non si riesce ad amare la scuola? Proviamo a dirla così:
perché a scuola si va aspettandosi che essa ci dia qualcosa di utile
immediatamente. Così come ad una puttana si chiede un po’ di
piacere immediato. E lei te lo da. Ma te lo fa pagare. E tu la odi, perchè in
realtà odi te stesso in quanto hai accettato di pagare. Se alla
scuola cerchi un utile immediato (un diploma? una promozione?, un buon
voto?) essa può anche dartelo ma… poi non puoi pretendere
anche di amarla, così come non puoi pretendere di amare te stesso
come studente.
E’ anche vero che la scuola dovrebbe smetterla di comportarsi un
po’ da “puttana”: io ti do questo (diploma, credito,
voto, promozione) e tu mi dai quest’altro (studi da pagina a pagina,
impari queste formule, risolvi questa equazione, mi dici tutto della prima
guerra mondiale).
E allora. Siccome stiamo parlando dell’inizio del nuovo anno scolastico,
per questa volta lasciamoci andare ad una sana immaginazione. Vorremo una
scuola che fosse come ‘Bocca di rosa’: che fa l’amore
per passione… Cioè vorremmo una scuola che suscitasse passioni:
in chi apprende; in chi insegna; in chi manda i propri figli. Una scuola
del gusto: dove ciò che si fa ha sapore: che da senso al sapere.
Una scuola così non sarebbe più neanche una scuola. Sarebbe …
|
|