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Era il lontano 1985 quando per la
prima volta una testata siracusana pubblicò un articolo sull’infibulazione.
L’articolo era firmato dalla sottoscritta Raffaella Mauceri e fece
molto scalpore perché l’argomento, oltre che scabroso, era
del tutto sconosciuto. E tuttavia, sebbene ormai se ne parli molto l’infibulazione è ancora
sconosciuta ai più, e quel che è più grave è largamente
sconosciuta perfino negli ambienti dell’informazione. Perché questo
mese abbiamo scelto questo argomento? Perché finalmente Livia
Turco ha vinto una sua-nostra battaglia di donne: l’infibulazione
in Italia sarà ritenuta un reato! Era ora. Basta dunque con il
discorso opportunista, capzioso e mentalmente disonesto di chi sosteneva
che l’infibulazione è una questione che attiene alla cultura
di un popolo e non si può interferire nella cultura altrui. Basta
con le trovate tanto stupide quanto crudeli di quei medici che la praticavano
con la giustificazione che ‘almeno’ era fatta in sala operatoria
così la martire non rischiava di morire di infezione o di emorragia.
L’infibulazione è un reato fra i più efferati, crudeli
ed osceni che mente maschile e patriarcale poteva concepire per dilaniare
le carni e l’anima di una donna. Cercheremo adesso di fornire qualche
informazione su questa pratica barbara, devastante e vessatoria impunemente
perpetrata su milioni di bambine: due milioni ogni anno che si aggiungono
a 120 milioni di donne già orrendamente mutilate.
Prima di tutto però un’avvertenza: chi è debole di
cuore si fermi qui e non vada oltre con la lettura.
L’infibulazione - Si divide grosso modo in due tipi: l’escissione
che consiste nell’asportazione di una parte o di tutta la clitoride,
e l’infibulazione vera e propria che consiste in una operazione molto
più complessa: si asportano la clitoride e le piccole labbra, dopodichè si
incidono le grandi labbra per creare una superficie viva da cucire insieme
e formare una sorta di copertura della vagina lasciando un microscopico
foro per la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.
Lo scopo - Scopo ufficiale: rimarcare le differenze tra i sessi eliminando
le parti ‘maschili’ del corpo femminile che vengono ritenute
portatrici di sventure a chi dovesse venirne a contatto.
Scopo reale: privare le donne del diritto alla sessualità, assicurarsi
la verginità e la fedeltà, prostrarle e distruggerle fisicamente
e psicologicamente.
L’età - Queste mutilazioni vengono eseguite in un momento
qualsiasi compreso fra la nascita (In questo caso la clitoride viene strappata
direttamente con le unghie) al primo parto, ma solitamente va dai 4 agli
8 anni, in occasione di feste o riti iniziatici. A nulla vale l’occidentalizzazione
di quelle famiglie che, emigrate nei nostri paesi, assumono molti dei nostri
costumi di vita: l’infibulazione non viene abbandonata comunque e
spesso è stata eseguita da medici o infermieri disponibili.
Gli strumenti - Quelli classici sono del tutto rudimentali: forbici, rasoi,
pezzi di vetro o coperchi di latta. Per cucire le grandi labbra, poi, si
usano spine e per la cicatrizzazione si usano collanti a base di erbe,
cenere, latte, uova e sterco.
Gli effetti - Quelli fisici immediati sono: dolori devastanti, shock profondo
e danni multipli agli organi vicini ai genitali. Quasi sempre subentrano
infezioni mortali, ritenzione urinaria, emorragie inarrestabili a volte
fino alla morte. Le donne che sopravvivono alla mutilazione, ne portano
tragiche conseguenze per il resto dei loro giorni. Tutte hanno mestruazioni
dolorosissime, sanguinamento intermittente, ascessi e tumori del nervo,
cistiti croniche, calcoli alla vescica e all’uretra, cheloidi, dermoidi,
sterilità, maggiore facilità a contrarre l’Aids.
Inoltre, poiché dopo ogni parto i mariti pretendono la re-infibulazione,
spesso il tessuto vaginale diventa coriaceo e di volta in volta più difficile
da scucire e ricucire.
Sul piano psicologico gli effetti sono assolutamente devastanti: le donne
vivono in un continuo stato d’ansia, terrore e umiliazione che contribuiscono
a plasmare il carattere cosiddetto ‘docile e remissivo’ tipico
delle musulmane le quali, com’è noto, sopportano ogni genere
di negazione dei diritti umani e accettano tali e torture come un destino
riservato al genere femminile. Tentare di sottrarsi peraltro è inutile
perché verrebbero sottoposte ad altro tipo di torture, radiate dal
clan e lasciate a morire di inedia. Alcune madri infatti assistono passivamente,
e a volte addirittura collaborano, alla infibulazione delle figlie spezzando
irrimediabilmente il rapporto di fiducia e di protezione che le bambine
non ritrovano più in nessuna figura nè familiare nè sociale.
Si perpetua così una pratica cruenta che annienta definitivamente
la psiche femminile.
La storia dell’umanità insegna che gli schiavi hanno potuto
ribellarsi solo se e quando hanno preso coscienza del loro stato di schiavitù.
Il contatto con le donne occidentali infatti comincia a dare i suoi timidi
frutti: alcune africane hanno cominciato a capire che se non son riuscite
a sfuggire loro a questa tortura, possono almeno tentare di salvare le
figlie, e così fuggono dai paesi in cui si pratica l’infibulazione
e si danno per disperse, altre si rivolgono alle associazioni femminili
che si battono per l’eliminazione di questa piaga. Di recente è nata
addirittura un’èquipe medica mista, cioè di uomini
e donne, che si dedica alla de-infibulazione delle donne che ne fanno richiesta,
cercando come possono di recuperarle ad una qualche normalità. Ma
gli interventi massicci quelli che spetterebbero alle organizzazioni internazionali
governative, non arrivano ancora. C’è chi dice, senza vergogna,
che non si può e non si deve in nome di un fantomatico e peloso
rispetto delle culture altrui. E c’è chi ha semplicemente
paura. Una volta, nel corso di un’intervista, sempre la sottoscritta
Raffaella Mauceri chiese a Francesco Alberoni, celebre sessuologo-scrittore,
perché lui e altri intellettuali come lui non facevano una pubblica
denuncia. Mi rispose che temeva di essere ucciso dagli integralisti islamici
che già ce l’avevano con lui. Che altro aggiungere? Sta di
fatto che, dentro le moschee, di tanto in tanto i carabinieri scoprono
ambulatori clandestini dove si praticano circoncisioni e infibulazioni.
In questi casi il presidente del centro islamico dice che si tratta semplicemente
di un pronto soccorso. Già: un pronto soccorso alla rovescia...
La controversia di cui sopra dunque si dirima da sola: la religione musulmana
di per sè forse non c’entra, ma c’entra moltissimo la
casta sacerdotale islamica che, come si vede, si fa complice attiva di
questo ennesimo crimine perpetrato sulle donne, attribuendo all’infibulazione
una valenza ‘divina’.
Ma queste notizie non vanno mai in prima pagina, con tanto di foto, pubblica
denuncia e sollevamento dell’opinione pubblica, al contrario vengono
relegate in fondo ai quotidiani, liquidate in poche righe e subito dimenticate.
Facendo un raffronto con il Viagra, la pilloletta che per mesi tenne banco
su tutti i giornali e i telegiornali, si capisce chiaramente come la stampa
giudichi questo tipo di notizie: assolutamente prioritarie se riguardano
un potenziamento della sessualità maschile e assolutamente trascurabili
se riguardano una efferata repressione della sessualità femminile!
A queste condizioni, inutile dirlo, nessuno può ragionevolmente
aspettarsi che la piaga venga combattuta come merita. Al contrario, chi
chiede perché nessuno fa niente, puntualmente si sente rispondere
la solita manfrina: che è una questione di ‘cultura’ nella
quale non è possibile interferire. Pensiero condiviso anche dalla
chiesa, a giudicare dal suo profondo silenzio.
Ennesima prova di quanto stiamo dicendo è anche il convegno che
si è tenuto qualche tempo fa all’ISISC: rappresentanti di
sedici paesi arabi hanno discusso per sviluppare una cooperazione internazionale
contro alcuni crimini come il narcotraffico e il riciclaggio. L’infibulazione
non è stata neppure menzionata. Perché la verità è che
quando si tratta della vita e dell’integrità delle donne,
nessuno vuol correre rischi. I musulmani, infatti, sarebbero pronti a scatenare
anche una guerra atomica se qualcuno osasse mettere soltanto in discussione
il loro strapotere sulle donne, molte delle quali, dal canto loro, terrorizzate
sulle conseguenze, terrene e ultraterrene, di una improbabile ribellione,
e indottrinate sulla valenza ‘sacra’ della infibulazione, si
sottopongono a questo orrendo abuso, come vittime sacrificali. Noi confidiamo
invece che la ribellione si allarghi a macchia d’olio finché questa
barbarie avrà fine.
finalmente è reato
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