|
|
L’ultimo assalto del centrodestra
al territorio siciliano si chiama “polo turistico” dell’Etna.
In effetti, proprio per non farsi mancare niente, il disegno di legge
in discussione nei prossimi giorni all’ARS di “poli turistici” ne
istituisce quattro: uno dentro il parco dell’Etna, un altro nel
parco dei Nebrodi, il terzo in quello delle Madonie e l’ultimo
a cavallo fra quelli dell’Etna e dei Nebrodi. L’ambizione è quella
di realizzarvi quattro stazioni sciistiche invernali (funivie, seggiovie,
impianti sportivi, alberghi, strade, parcheggi, ecc.), obiettivo che
ha fatto sollevare non solo tutte le associazioni ambientaliste ma anche
tutti gli studiosi, vulcanologi, botanici, zoologi, geologi e persino
urbanisti ed economisti, i quali non solo hanno spiegato come questa
ipotesi comprometterebbe la salvaguardia dell’ambiente nei parchi,
ma sarebbe anche economicamente destinata al fallimento. Giacché la
Sicilia non è il Trentino né la Valle d’Aosta e piuttosto
che inseguire modelli oggettivamente impraticabili, proprio la valorizzazione
del parco, se attentamente condotta, ne farebbe quell’unicum anche
turisticamente redditizio.
Ciò detto, il disegno di legge, bisogna ammetterlo, è un
piccolo gioiello dell’inganno. Non solo perchè di tutto questo
non c’è scritto nulla (lo si apprende bene solo dal dibattito
sulla stampa, dai lavori parlamentari e se ne trova appena la traccia nella
relazione allo stesso ddl) ma perché è costituito da un solo
articolo che a prima vista può sembrare perfino innocuo. Proprio
per questo è molto interessante analizzarlo. I quattro poli turistici
vengono infatti istituiti in zone cosiddette “di protezione di tipo
C”, già previste nella norma fondativa dei parchi in Sicilia,
la famosa L.R. 98/’81, poi modificata dalla 14/’88. In quella
erano ammesse “soltanto costruzioni, trasformazioni edilizie e del
terreno rivolte specificatamente alla valorizzazione dei fini istitutivi
del parco quali strutture turistico-ricettive, culturali, aree di parcheggio”;
nel ddl in oggetto vi è consentito “realizzare strutture turistico-ricet-tive,
culturali, aree di parcheggio, nonché tras-formazioni edilizie fina-lizzate
esclu-sivamente alla valorizzazione dei fini istitutivi dei parchi”.
Stessa cosa, come si vede. Il trucco dov’è? Nella perimetrazione
di queste nuove zone “C”, che il ddl evita di compiere ma rimanda
ad una subdola procedura definita alla fine dell’articolo. Mentre
la legge attuale prevede l’approvazione di un piano territoriale
esteso all’intero parco in cui individuare le zone A, B e C organicamente
relazionate fra loro sulla base di accurati studi e progetti, unitamente
ad un regolamento che disciplina tutti i lavori di costruzione all’interno
del parco, il ddl esplicitamente deroga a tale procedura prevedendo che
l’Assessore regionale al Territorio ed Ambiente, con proprio decreto
e senza alcuna pianificazione, capatulti dentro i parchi le zone “C” desiderate.
Esattamente come sostituire ai piani regolatori delle città i decreti
dell’assessore regionale che, accontentando il sindaco suo amico,
decide qua un’area artigianale e là una zona di espansione
edilizia. C’è anche un paravento, apposta per la bisogna:
la proposta la formulano ufficialmente i sindaci dei comuni interessati
(gli stessi, in massima parte di Forza Italia, che ce l’hanno già pronta
e volevano l’istituzione delle zone C direttamente per legge) e vanno
acquisiti i pareri dei comitati esecutivi e di quelli tecnico-scientifici
dei parchi, da rendersi entro 30 giorni, decorsi i quali si intendono favorevolmente
resi. Pareri, manco a dirlo, non vincolanti. Come si vede, più una
finzione che altro.
Se, come si è visto, il ddl è un capolavoro di dissimulazione,
sul piano politico è la summa delle ipocrisie. Indigna il governo
regionale, che non ha un minimo di linea politica né di coerenza
programmatica, che per sua natura dovrebbe avere un’idea e per ciò governare,
e invece lascia fare senza intervenire. La proposta è infatti “di
iniaziativa parlamentare”, firmata da Forza Italia e questo gli dà l’alibi
per dire che non c’entra nulla. Così il ddl va avanti e supera
l’esame della IV commissione dell’ARS, grazie alla presenza
massiccia, assolutamente insolita ma organizzata per l’occasione,
dei deputati del centrodestra. La polemica gonfia, poi esplode. Con le
semplificazioni di sempre: “cementificatori” contro “imbalsamatori”.
E ancora una volta il miracolo: dentro il governo c’è posto
per tutti e il contrario di tutto, l’assessore Cascio da una parte,
Granata dall’altra. Con Cuffaro che fino ad ora tace, solo per annusare
da quale parte spira il vento migliore e poi dichiarare ad hoc una presa
di posizione salvafaccia. Cascio è quello stesso che in queste settimane
racconta la favola della riforma urbanistica e poi appoggia un disegno
di legge che, prima ancora che compromettere i parchi siciliani, si mette
sotto i piedi il principio stesso di pianificazione territoriale. E Granata
va declamando poesie per i suoi viaggiatori mentre la Regione investe cifre
colossali per cofinanziare impianti da golf e incredibili parchi di divertimento
come quello di Regalbuto, vere truffe ai danni dei siciliani. Noi non stiamo
meglio: la matrice culturale sembra essere la stessa, la superficialità delle
analisi pure. Non vogliamo uno sfruttamento che comprometta l’ambiente,
ma il nostro “sviluppo sostenibile” è ancora tutto da
sviluppare.
Per questo sono convinto che dal prossimo governo la Sicila debba attendersi
una marcia in più ed in una direzione ben precisa, non un’altra
marcia e basta.
il
disegno di legge sui poli turistici |
|