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Le riflessioni critiche divelle
dalla apologetica tradizionale e alimentate dal magistero selettivo della
storia, consentono di definire nei suoi significati essenziali la personalità,
le esperienze culturali e civili, il destino esistenziale dello statista
siciliano, al quale fortunose circostanze negarono di evidenziare le
eccezionali capacità di preveggenza politica. Sturzo trasse le
linee del suo pensiero dai pionieri della filosofia spiritualista della
politica, da Antonio Rosmini ("Filosofia del diritto", "Filosofia
della politica", "Il saggio sulla costituzione secondo la giustizia
sociale") ed Iginio Petrone, l'indimenticato autore de "I problemi
del mondo morale meditati da un idealista", ma fu attento a tutte
le correnti più significative della cultura moderna di indirizzo
laico. Fu collaboratore in differenziati tempi storici della "Rivoluzione
liberale" di Piero Godetti e del "Mondo" di Mario Pannunzio,
spesso sostenendo tesi rispettate anche se non condivise .
Fu estraneo alla temperia politica del non expedit e del gentilonismo,
non aderì alla tesi pur autorevolmente sostenuta di un partito dichiaratamente
cattolico. Il suo ideale fu un movimento di impegno civile di forte ispirazione
cristiana , ma aperto alle libere esperienzedella storia.
Nel prima dopoguerra fu strenuo assertore delle gravi responsabilità delle
tre potenze vincitrici (Stati Uniti, Inghilterra, Francia) che umiliando
l'Italia e stroncando le possibilità di rinascita della Germania,
determinarono le condizioni del secondo disastroso conflitto mondiale.
Nell'ambito interno lottò contro il metodo della violenza sistematica
(il dannunzianesimo, lo squadrismo della Val Padana).
Nella difficile lotta contro la dittatura, assunse una motivata posizione
di critica contro la inettitudine politica della classe dirigente liberale,
che si accodò al moto eversivo delle libertà costituzionali.
Ma nella lotta non trovò consensi neppure tra i deputati del suo
partito, che diedero i loro voti per consolidare la nuova situazione. Rimase
solo a lottare per la dignità del parlamento oltraggiato dal dittatore,
ben convinto che il degrado politico poteva essere arginato e che la crisi
del Parlamento poteva essere risolta entro e non contro il Parlamento.
Rimase solo nella difficile battaglia politica, fu costretto all'esilio
tristemente vissuto per vent'anni.
Furono gli anni dedicati alla preghiera e allo studio - Scrisse opere di
spiritualità (La vera vita, Il ciclo della creazione), di critica
politica (Popolarismo e fascismo, L'Italia e il fascismo, La libertà in
Italia) di sociologia (Il metodo sociologico, Studi e polemiche di sociologia,
di etica storica (La Comunità Internazionale, Chiesa e Stato). Rientrato
in patria fu considerato un dimenticato, un sopravvissuto - Trovò un
Italia diversa da quella sognata, dominata dal protezionismo statalista
e dalle oligarchie partitiche.
Rimase ancora una volta solo - nominato da Einaudi senatore a vita, sostenne
memorabili dibattiti per salvaguardare le prerogative parlamentari, criticando
apertamente i vertici dello Stato e scrivendo sui giornali indipendenti.
Sturzo fu stimato, apprezzato, temuto, ma non amato. Uomo di studio e di
lotta non possedeva il carisma del capo anche quando la genialità intuitiva
dimostrava la superiorità del suo livello intellettuale.
Bonum certamen certavit - ma senza mai aver conseguito una sola vittoria
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un
uomo di studio e di lotta che non fu mai del tutto amato |
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