la marcia perugia assisi

  di luca castello  

 

Un mare di gente a flutti disordinati s'è riversato nelle piazze,nelle strade e nei sobborghi.
E' tutto un gran vociare che gela il sangue,come uno scricchiolio di ossa rotte.
Non si può volere e pensare nel frastuono assordante;
nell'odore di calca c'è aria di festa.

Sembra proprio che con queste parole Peppino Impastato stia descrivendo l’atmosfera che abbiamo vissuto l’undici settembre durante la marcia per la pace Perugia - Assisi. La confusione, la calca, il cuore in gola quando da Assisi si volge lo sguardo indietro e si vede ancora il corteo lungo 12 km snodarsi lungo la strada. Eravamo davvero un mare di gente, più di duecentomila a percorrere i 24 km del percorso, più di mille organizzazioni hanno preso parte al corteo, insieme a 438, tra province e comuni, e poi centinaia di famiglie, politici, personalità, gente comune da tutto il mondo. Anche da Siracusa, abbiamo partecipato, nonostante non fossimo molto numerosi, rappresentavamo parecchie associazioni, e istituzioni, a partire dalla Provincia (che ha messo a disposizione un autobus per raggiungere l’Umbria), Legambiente, Libera, l’Agesci, AD-Gentes, Agiresolidale e il comitato contro le trivellazioni in Val di Noto, insieme ad amici di Catania e di Messina. Tutti uniti sotto la stessa bandiera arcobaleno, in un clima di serenità e di allegria. Le critiche della maggioranza passano in secondo piano, di fronte ai sorrisi del popolo della pace. Tanta gente, ogni anno sempre più motivata, che pian piano prende coscienza della propria importanza, della propria determinazione, del proprio bisogno di scendere in piazza per urlare che ci sono troppe cose da cambiare e che forse è meglio iniziare a fare qualcosa. Chi non sembra accorgersi di tutto ciò sono proprio i politici, indistintamente tra destra e sinistra. Quelli a cui è rivolta la marcia, quelli che potrebbero davvero fare la differenza, ma che trovano nella manifestazione solo un pretesto per distribuire commenti distruttivi, frasi fatte, consensi e critiche inutili. Nel municipio di Assisi, contemporaneamente alla marcia, o forse è meglio dire in contrapposizione alla marcia si è svolta una commemorazione delle vittime dell’undici settembre. Un giorno che per molti diventa quello in cui scendere in campo per combattere, per mettersi in mostra, una gara a chi urla più forte, senza ascoltare le ragioni dell’altro, senza cercare il compromesso, la giustizia, che invece è proprio l’obiettivo della marcia. “Per la sinistra la pace è minacciata dagli Stati Uniti e dai nostri soldati in Iraq, e non dal terrorismo fondamentalista. Una scelta vergognosa che offende le vittime innocenti del World Trade Center”, un commento di Fini, totalmente fuori luogo, visti i molti parenti delle vittime all’interno del corteo. Un corteo che effettivamente non ha per niente l’intenzione di commemorare l’attentato alle torri gemelle, anzi non ha intenzione di commemorare nulla. Sono migliaia di persone che urlano al mondo che è giunto il momento di voltare pagina, che bisogna andare avanti. Che la pace inizia dalla giustizia, dallo “Stop alla povertà”, dall’abbassare la testa e capire che non siamo soli, ma che abbiamo il dovere di pensare anche a chi ci sta intorno, soprattutto a quelli che davvero ne hanno bisogno. La pace non è l’assenza di guerre, ma è indispensabile che le guerre finiscano per poter pensare alla pace. In questo momento sono più di un centinaio i conflitti armati che mietono vittime innocenti in tutte le parti del mondo, e per porvi fine è indispensabile partire da noi, dal mondo che ci sta attorno, dalla nostra famiglia, dai nostri amici, dai piccoli impegni di ogni giorno, non importa cosa rappresentiamo, il desiderio di pace ci unisce. Erano in tanti a reggere lo striscione di 103 metri che apriva il corteo, ed erano di colori diversi, di religioni diverse, di partiti opposti e non tutti parlavano la stessa lingua, ma insieme hanno fatto strada, con gli stessi obiettivi, anche se per motivi diversi: “io voglio tu vuoi noi possiamo”. La vera minaccia è la mancanza di una politica di pace.

gli slogan di quest'anno: stop alla povertà, mettiamo al bando la guerra, riprendiamoci l'onu