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Ogni anno in Sicilia centinaia di
pazienti giungono all’insuf-ficienza renale e devono entrare in
dialisi. Quale panorama li aspetta? Quali servizi sanitari e sociali
offre il sistema perché la loro soprav-vivenza sia garantita,
la loro futura esistenza sia accettabile e la qualità dalla vita
degna di essere vissuta? L'esigenza primaria di una persona quando si
ammala è di essere curata e di avere a disposizione strutture,
operatori, strumenti diagnostici e terapeutici. Quando la malattia è cronica
e impone, come per i dializzati, un totale condizionamento della vita
propria e della famiglia, emerge il bisogno di una assistenza socio-sanitaria
complessiva alla persona, che permetta l'accesso alle strutture sanitarie,
che eviti l’insorgenza di complicanze e di nuove patologie, che
favorisca la possibilità di coniugare terapia e lavoro, che impedisca
l’emarginazione, che sostenga pazienti e familiari nel percorso
di adattamento alla nuova realtà di vita.
In Sicilia il numero di centri dialisi, circa 120 (di cui oltre il 70%
privati), è cospicuo, sia in rapporto alla popolazione totale (circa
5.000.000 di abitanti), sia rispetto ai dializzati (circa 5.000), ma concentrato
in alcune aree e diradato in altre. Inoltre, le unità operative
di Nefrologia, la degenza nefrologica, e gli ambulatori ospedalieri e territoriali
non solo in questi ultimi anni non si sono ampliati per coprire zone assolutamente
carenti, ma sono, in molte realtà, a rischio di chiusura o già cancellate
in programmi di riordino gestionale.
In molti reparti la carenza di personale, con la necessaria competenza
specifica, rischia di mettere l’assistenza sotto i livelli minimi
di garanzia. La programmazione, anche in questo settore, che pure ha strumenti
di rilevazione epidemiologica, è talora pura dialettica e si assiste
ad un continuo rincorrere l’emergenza per immettere e “trattare” in
dialisi i nuovi pazienti, anche se è un evento annunciato. Spesso
molti operatori accumulano ore di straordinario che non sempre viene economicamente
riconosciuto.
Il problema dei farmaci pone sulle spalle dei pazienti difficoltà burocratiche
e impegni economici non indifferenti, poiché parecchi di essi, necessari
ai dializzati, sono collocati o spostati in fascia C e non sempre si può usufruire
della distribuzione dei farmaci “ospedalieri” o a registro
USL per i pazienti in strutture private di dialisi.
L’età dei pazienti in dialisi sempre più alta richiederebbe
una rete integrata di assistenza per anziani: dal trasporto organizzato
al sostegno alle famiglie per la dialisi domiciliare, dai posti dialisi
in residenze protette all’assistenza psicologica, che sarebbe, peraltro,
opportuna e proficua per tutti i dializzati.
Per difendere in tempo i nostri reni contro i vari pericoli che li insidiano, è essenziale
disporre di un’adeguata informazione mentre siamo ancora in perfetta
salute. In tanti casi, bastano infatti un po’ di consape-volezza
e di attenzione per evitare l’insorgere dell’insufficienza
renale. A condi-zione, natu-ralmente, di sapere che cosa dobbiamo fare
per proteggere noi stessi e i nostri cari. Purtroppo queste informazioni
sono tutt’altro che diffuse ed è una situazione pericolosa
per tutti, perché le malattie renali sono comuni quanto gravi e
possono colpire chiunque. Tramite manifestazioni, campagne pubblicitarie
informative, redazioni e pubblicazioni di materiali divulgativi, l'ANED
(Associazione Nazionale Emodializzati), che riunisce i pazienti nefropatici,
in dialisi e trapiantati e i loro familiari, dal 1972 lavora per diffondere
una vera cultura della prevenzione delle malattie renali e richiama l’attenzione
del pubblico sull’importanza della diagnosi precoce e pertanto agisce
nei confronti degli organismi politici e sanitari perché vengano
potenziati i laboratori e gli ambulatori specialistici e quindi le Unità Operative
di Nefrologia: gli ambulatori nell’ordine di uno ogni 50.000 abitanti,
le unità operative di Nefrologia una ogni 450.000 abitanti con 30
posti letto.
Sembra una banalità affermare che i costi di una mirata diagnosi
precoce sono molto inferiori alle spese che una malattia cronicizzata comporta,
ma è una apodittica verità. Questo non significa operare
screening di massa, né check-up di moda, ma controlli e valutazioni
dei soggetti a rischio. In questo processo tutti gli operatori sanitari,
nel rispetto delle proprie competenze, sono coinvolti. Un ruolo fondamentale,
comunque, in questo processo, assume il medico di base. Il medico di famiglia
dovrebbe rivestire, proprio per il contatto più diretto ma soprattutto
continuato nel tempo, un importante ruolo nella prevenzione e nell’educazione
sanitaria in generale.
Il traguardo di un’adeguata prevenzione e cura delle malattie croniche,
in particolare renali, non è irraggiungibile, ma si potrà conseguire
solo grazie al generoso e disinteressato impegno di persone sensibili,
persone di buona volontà che conoscono tutto il valore della solidarietà umana,
e in virtù della collaborazione tra istituzioni, addetti ai lavori
e associazioni dei pazienti, come l’ANED, radicate nel territorio
da decenni e che fanno sì che i nefropatici siano partecipi attivi
e non strumenti passivi di tutto ciò che li riguarda.
Quando, comunque, si perviene alla Insufficienza Renale Cronica ed alla
Dialisi, così come a malattie “mortali” riguardanti
altri organi, la sola via d’uscita, oltre al passaggio a miglior
vita ultraterrena, è il trapianto. I trapianti che si effettuano
in Sicilia, purtroppo, sono ancora insufficienti, nonostante l’impegno
ammirevole di alcuni operatori del settore, perché non si preleva-
un numero adeguato di organi da chi ha smesso di vivere, con la conseguenza
di avere migliaia di dializzati in letti d'ospe-dale e di lasciar morire
quanti sono in urgente attesa di un cuore o di un fegato o di costringerli,
ancora oggi, ai cosiddetti “viaggi della speranza”. Non tutti
i nostri medici e le nostre strutture sanitarie hanno an-cora scelto "la
vita" per quanti po-trebbero essere salvati e tornare a una vita normale
di lavoro, di affet-ti e di gioia. Non si tratta di cercare le colpe di
questa situazione: pur sottolineando la necessità di proseguire,
da parte di istituzioni e medici con l’apporto insostituibile delle
associazioni di settore, l’attività di informazione e sensibilizzazione,
non se ne deve scaricare la responsabilità sui cittadini "restii
a donare", mentre sap-piamo che i siciliani sono generosi e pronti
alla solidarietà quando viene loro prospettata e richiesta in modo
chiaro, trasparente e responsabile. L’importante è costruire
una organizzazione efficiente fondata su operatori motivati e capaci e
strutture di qualità ed affidabili ed in Sicilia, nonostante ciò che
taluno pensa e dice, abbiamo le risorse umane e professionali per farlo:
bisogna che tutti, istituzioni, operatori sanitari, associazioni, mass-media,
cittadini facciano “gioco di squadra”. D'altra parte chi dovrebbe
informare della necessità sociale del trapianto? In primo luogo
certa-mente i medici di famiglia, ma questi conoscono tutti il problema?
Ne hanno tutti consapevolezza umana e professionale? E gli altri medici
hanno, tutti, sempre presente che il progresso della Medicina non cam-mina
da solo e comporta sforzi, iniziative e sacrifici personali? Il trapianto
non riguarda solo i chirurghi o alcuni superspecialisti. Tutti i medici
ne sono più o meno coinvolti: dal medico di famiglia, ai vari specialisti
che si occupano dei malati in attesa di organi nuovi, da-gli addetti alla
diagnostica ai medici dell'emergenza, dai chirurghi ai riabilitatori,
dai direttori sanitari ai docenti di medicina. Nessuno escluso. Il trapianto è uno
degli interventi chirurgici più alti del sistema sanitario, è opera
di un'orchestra che suona all'unisono: in Sicilia ab-biamo molti medici
bravissimi, solisti a volte eccezionali, ma manca l'orchestra e spesso
i direttori, pre-si dai mille problemi della quoti-dianità, non
riescono a dare quel to-no generale che fa di un gruppo di suonatori una
grande orchestra.
Il trapianto conviene non soltan-to ai "poveri dializzati" e
ad altri malati che sperano di sfuggire alla morte prematura, ma alla
generalità dei cittadini. Un serio programma di prelievo e di trapianto
di organi mi-gliora l'ospedale, che è costretto a darsi servizi
di eccellenza, e conviene alle casse dello Stato e delle Regioni.
La Salute passa per il progresso scientifico e sociale, ma è vero
anche il contrario.
prevenzione
delle malattie renali, dialisi e trapianti in sicilia |
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