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Libera nel quartiere Mazzarrona.
L’estate è calda e lunga per tutti, ma per qualcuno lo è di
più. Per i bam-bini che abitano in fondo al viale Tunisi, tra via
Algeri e il mare, ad esempio, le giornate sono lunghissime.
Allora è meglio rimanere a letto fino a tardi, o trascinarsi a casa
tra un televisore e … il nulla! Le strade sono deserte ed assolate,
e non c’è nulla da fare o un posto dove andare.
Ecco perché quando 5 ragazzi bussano alle loro porte per invitarli
a giocare nella Scuola del quartiere, dopo qualche attimo di diffidenza,
la risposta è positiva. Nella prima palazzina, proprio di fronte
alla scuola, identica a tutte le altre che costeggiano la strada, nessuno
risponde al citofono. Rimaniamo incerti sul da farsi quando Giusi, l’unica
ragazzina presentatasi alle 9 e un minuto davanti al portone della scuola,
ci spiega che bisogna suonare e, senza attendere risposta, affacciarsi
e farsi vedere dai balconi. Facciamo così e tutto va liscio: le
persone, tranquillizzate, ci aprono la porta di casa e ci lasciano parlare.
Giusi è il nostro passepartout: ci spiega sinteticamente come funzionano
alcune cose, e scivola impassibile come un’indiana sioux, davanti
allo spettacolo interessante e vario che ci presenta salendo le scale del
condominio.
Noi invece commentiamo tutto perché durante il campo Luca raccoglierà immagini
per creare un video clip che parli del quartiere più degradato della
città.
Abbiamo raccolto in poco più di mezz’ora 25 ragazzini circa,
dai 5 ai 12 anni.
Li abbiamo presi per mano ed abbiamo cominciato a parlare e a giocare con
loro, e a dipingere un grande murales sulla parete della sala-mensa usata
anche come teatro.
Molti di loro sono tranquilli, affettuosi, desiderosi di fare “cose
buone”: ecco perché la maggioranza è attratta come
una calamita da rulli, pennelli e latte di ducotone.
La smania di avere quel rullo in mano pieno di colore da spalmare sul muro
li rende frenetici e sgomitanti. Decidiamo dei turni di lavoro per dare
la possibilità a tutti quelli che hanno buona volontà, di
dipingere senza precipitare nel caos. Gli altri impareranno le regole della
pallamano e giocheranno insieme nel cortile.
Parlare loro con calma, spiegare le regole, indicare i comportamenti che
danneggiano gli altri ed il lavoro del gruppo è un’impresa
faticosissima e talvolta ci prendono la mano.
Pare che interrompere chi parla, che rappresenta in quel momento l’autorità,
sfidarlo, anche fisicamente, sia l’atteggiamento più comune
per mettersi in mostra. Ripetergli che così perdiamo tempo non serve:
loro di tempo ne hanno così tanto che non sanno cosa farne.
Ci accorgiamo che qualcuno non riesce a non gridare o a chiedere senza
pretendere o a tenere in mano in rullo senza cedere alla tentazione di
fare danno.
Anche Jessica, 13 anni (uno dei nomi più gettonati per le ragazze),
presente e puntuale sin dal primo giorno, e che ha dipinto con disciplina
e serietà, l’ultimo giorno, dopo averci chiesto se poteva
andare a lavare tutti i pennelli e i rulli sporchi non è riuscita
a resistere e si è autocele-brata su una parete esterna della scuola
con un’enorme Jessica e Marco sotto un altrettanto spaventoso Neoemi
e Stefano.
Quando mi hanno chiamata per mostrarmi la malefatta ero senza parole.
“
Perché ?”
Mi hanno guardato, si sono guardate, hanno ridacchiato, non hanno saputo
dire nulla.
Forse abbiamo sbagliato a lasciarle andare senza controllo, ci siamo fidate
di una normalità che è solo apparente: se per noi è scontato
rispettare tutto ciò che è pubblico, per questi ragazzi è vero
il contrario. Fare danno è istintivo, è più divertente,
e poi così tutti sanno “di cosa sono capace…”,
le famose “spirtizze”…
Dipingere insieme quel murales nella sala mensa, grande 8 metri per 3,
coordinando le azioni dei più di 15 ragazzi che si sono alternati
ma anche scontrati, dando libertà di iniziativa ma anche controllo
affinché quell’enorme immagine avesse una forma, un senso,
un’estetica, è stato impegnativo ma non impossibile.
Nonostante le ripetute interruzioni, le orde barbariche che premevano ai
confini per invadere quel presidio di civiltà che difendevamo dall’interno,
nonostante le sedie che volavano in aria e le improvvisazioni continue
sul palcoscenico, comprese le mani verdi stampate sul rosso della tenda,
e gessi e pennelli rubati, colore sparso sui tavoli e sul pavimento, sotto
le scarpe di Davide e di altri, ed un pittoresco tentativo di furto di
due latte di ducotone (“Non può essere andato lontano: sono
troppo pesanti”) agito dal più piccolo in assoluto (!!) siamo
riusciti a fare un lavoro non perfetto ma buono.
I ragazzi hanno visto emergere dalla grande striscia gialla rullata in
basso 8 metri di campo di grano, e dalla striscia verde, subito sopra il
giallo, un gioco di prati e di boschi, e in alto un infinito cielo azzurro
imbiancato da qualche nuvola bianca (e come, d’altra parte, poterlo
dipingere completamente limpido?)
“
Che bello!” dicono, qualcuno aggiunge: ”L’ho fatto anch’io”.
I ragazzi che hanno reso possibile questo primo campo al V Istituto Comprensivo
Edmondo De Amicis si chiamano Daniela Burgio (veloce come una gazzella),
Luca Castello (promettente videoclipper che ha imparato la lezione di Peppino
Impastato), Angelo Di Mauro (un nome, un destino), Davide Messana (uomo
di pace) ed Emanuela Miraglia (dolcissima ed intra-prendente).
il primo campo
estivo promosso da libera dal 16 al 19 agosto |
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