la scuola dei microcosmi incomunicanti

  di andrea ossino  


Di fronte all’aumento esponenziale di complessità della nostra società,alla progressiva invasione della vita delle persone e degli spazi da parte del mercato, alla frammentazione delle vite degli individui, emerge sempre più forte il bisogno di luoghi che ricostruiscano una vita collettiva. La scuola rimane in questo quadro un possibile luogo di vita e di socializzazione collettiva; é per questo che deve rimanere centrale la difesa del modello pubblico di scuola e che la sua affermazione costituisce la pietra angolare di tutte le rivendicazioni sulla scuola.
In questi anni si è assistito al tentativo di ridefinire il significato di pubblico per la scuola, si è verificata un’aggressione alla parola ed all’idea stessa. Una vera e propria opera di egemonia culturale che si appresta a manifestarsi in atti normativi con le proposte del governo Berlusconi. Nel 1996 una commissione di saggi nominata dal governo Prodi stabiliva che l’uso dell’aggettivo pubblico non potesse essere limitato alla scuola di stato, che il ruolo di una scuola paritaria nella erogazione di un servizio educativo e formativo valido per l’intera società è anche esso pubblico. La legge sulla parità doveva essere il completamento normativo di questa “ridefinizione” semantica a partire dal riconoscimento delle scuole private come servizio pubblico qualora rispettassero criteri di democrazia e di apertura a tutti coloro che accettino il progetto educativo. Ma la scuola è un ente collettivo, un’istituzione ed in quanto tale non può che essere pubblica nella misura in cui è di tutti, ovvero di gestione collettiva. Non è accettabile che la scuola si doti di un progetto educativo autonomo che sta all’utente accettare. La scuola pubblica è di tutti solo se permette a ciascuno la libera ricerca della propria identità ed il confronto con le identità differenti. Credo sia importante sostenere la necessità di un sistema di regole chiare e severe alle quali sottoporre le scuole private garantendone la democraticità. La difesa del carattere pubblico della scuola, la lotta alla”privatizzazione” è una battaglia a più dimensioni:da un lato contro i tentativi di affidamento della formazione dei cittadini al mercato, dall’altro contro la gestione privatista della scuola pubblica.
L’ideologia del governo e del ministro Moratti sembra essere in linea con l’elaborazione teorica che vuole che lo stato si ritiri dalla gestione della scuola per via della sua inefficienza e della burocratizzazione, dal momento che mercato e libera concorrenza garantiscono meglio la modernizzazione; perché questo accada bisogna equiparare scuola pubblica e scuola privata in quanto servizi educativi di pari dignità. La libertà che si propone è una libertà di scelte fra scuole, una libertà da consumatori come quella di chi sceglie quale televisore acquistare. Questo approccio è sbagliato nei fondamenti e devastante negli effetti. La scuola pubblica come scuola di tutti, è una scuola in cui la libertà è al di fuori da condizionamenti ideologici e religiosi. La libertà delle famiglie è in antitesi con la libertà degli individui, è una libertà antisociale che spinge verso una disgregazione della società in tanti microcosmi incomunicanti.