|
|
Di fronte all’aumento esponenziale
di complessità della nostra società,alla progressiva invasione
della vita delle persone e degli spazi da parte del mercato, alla frammentazione
delle vite degli individui, emerge sempre più forte il bisogno
di luoghi che ricostruiscano una vita collettiva. La scuola rimane in
questo quadro un possibile luogo di vita e di socializzazione collettiva;
é per questo che deve rimanere centrale la difesa del modello pubblico
di scuola e che la sua affermazione costituisce la pietra angolare di
tutte le rivendicazioni sulla scuola.
In questi anni si è assistito al tentativo di ridefinire il significato
di pubblico per la scuola, si è verificata un’aggressione
alla parola ed all’idea stessa. Una vera e propria opera di egemonia
culturale che si appresta a manifestarsi in atti normativi con le proposte
del governo Berlusconi. Nel 1996 una commissione di saggi nominata dal
governo Prodi stabiliva che l’uso dell’aggettivo pubblico
non potesse essere limitato alla scuola di stato, che il ruolo di una
scuola paritaria nella erogazione di un servizio educativo e formativo
valido per l’intera società è anche esso pubblico.
La legge sulla parità doveva essere il completamento normativo
di questa “ridefinizione” semantica a partire dal riconoscimento
delle scuole private come servizio pubblico qualora rispettassero criteri
di democrazia e di apertura a tutti coloro che accettino il progetto educativo.
Ma la scuola è un ente collettivo, un’istituzione ed in quanto
tale non può che essere pubblica nella misura in cui è di
tutti, ovvero di gestione collettiva. Non è accettabile che la
scuola si doti di un progetto educativo autonomo che sta all’utente
accettare. La scuola pubblica è di tutti solo se permette a ciascuno
la libera ricerca della propria identità ed il confronto con le
identità differenti. Credo sia importante sostenere la necessità
di un sistema di regole chiare e severe alle quali sottoporre le scuole
private garantendone la democraticità. La difesa del carattere
pubblico della scuola, la lotta alla”privatizzazione” è
una battaglia a più dimensioni:da un lato contro i tentativi di
affidamento della formazione dei cittadini al mercato, dall’altro
contro la gestione privatista della scuola pubblica.
L’ideologia del governo e del ministro Moratti sembra essere in
linea con l’elaborazione teorica che vuole che lo stato si ritiri
dalla gestione della scuola per via della sua inefficienza e della burocratizzazione,
dal momento che mercato e libera concorrenza garantiscono meglio la modernizzazione;
perché questo accada bisogna equiparare scuola pubblica e scuola
privata in quanto servizi educativi di pari dignità. La libertà
che si propone è una libertà di scelte fra scuole, una libertà
da consumatori come quella di chi sceglie quale televisore acquistare.
Questo approccio è sbagliato nei fondamenti e devastante negli
effetti. La scuola pubblica come scuola di tutti, è una scuola
in cui la libertà è al di fuori da condizionamenti ideologici
e religiosi. La libertà delle famiglie è in antitesi con
la libertà degli individui, è una libertà antisociale
che spinge verso una disgregazione della società in tanti microcosmi
incomunicanti.
|
|