il tempo liberato

  di seby anastasi  


Come è noto, il tempo non sempre scorre in modo lineare: a volte si ferma, fa le giravolte e le capriole e poi, repentinamente, fa un balzo in avanti o indietro. Oppure rimane fermo.
In certi posti il tempo è obbligato a fermarsi, è prigioniero, o peggio, è annichilito. Quando, quindici anni fa, misi piede per la prima volta all'ospedale psichiatrico di Siracusa, mi resi conto che il tempo lì si era fermato da più di trent'anni. Per tutti: per i matti e per i medici, per gli infermieri e per il sacerdote; ma soprattutto per i cosiddetti "matti".
Ma trovai anche qualcuno che già pensava e preparava un piano di fuga, per liberare il tempo e coloro, che in questo tempo prigioniero e annichilito, erano rimasti invischiati, perdendo la dignità di persone e trasformandosi, in un modo che sembrava ineluttabile, in larve umane.
Strinsi con lui (un giovane psichiatra con un nomignolo di bimbo "Tati") un patto di ferro, decidendo di svolgere dentro il Manicomio il mio servizio civile alternativo al servizio militare. Nacque così, alla fine del 1988, il progetto "Pre-dimissioni", un progetto concreto, ma anche simbolico, finalizzato alla dimissione di un piccolo gruppo di persone, costrette da più di 30 anni a vivere in un ambiente squallido e disperato.
L'obiettivo concreto era quello di preparare le condizioni per un reinserimento sociale di questa gente, attraverso la realizzazione di una casa famiglia, ubicata in un normale appartamento in città, sulla scorta delle esperienze che già da diversi anni si facevano in alcune regioni italiane, dopo l'approvazione della Legge 180.
L'obiettivo simbolico era quello di dimostrare che l'alternativa alla prassi e alla cultura manicomiale, era una reale possibilità e non una finalità velleitaria di una legge - la 180 - considerata utopistica e quindi irrealizzabile o peggio dannosa e distruttiva.
Debbo confessare che allora io consideravo questa storia un'avventura, così piena di sogno, come la maggior parte delle mie avventure mentali, che certamente non avrebbe potuto concretizzarsi, destinata inesorabilmente a infrangersi contro gli scogli di una realtà che si poteva solo desiderare e non effettivamente trasformare.
E invece il 1 dicembre del 1992, 7 persone uscirono con i loro piedi e le loro misere valigie, dall'ingresso principale dell'Ospedale psichiatrico e si trasferirono in un appartamento in condominio, nel quale lentamente, ma senza più tornare indietro, si sono riappropriati del loro tempo.
E' nata così la prima Comunità alloggio di Siracusa, gestita dalla Cooperativa sociale Il Delfino, che in questi dieci anni ha combattuto contro ogni sorta di ostacoli burocratici, amministrativi e anche, malgrado tanta strada sia stata fatta, contro resistenze culturali che, recentemente, hanno trovato una pericolosa risonanza nelle dichiarazioni del governo Berlusconi relative alla possibilità di modificare la legge 180 e di reintrodurre strutture di carattere decisamente manicomiale.
I risultati di questi dieci anni di attività, è necessario dirlo ad alta voce, sono straordinari.
Diversi ospiti sono stati dimessi e sono potuti tornare a vivere con le loro famiglie, altri che non hanno più la famiglia, hanno continuato a vivere, in modo sempre più dignitoso e con sempre maggiore autonomia, in Comunità alloggio. Il manicomio è solo un lontano ricordo e speriamo che non diventi più, per nessun altro, una rinnovata possibilità.
C'è però un sogno di quindici anni fa che è rimasto tale e ancora mi pulsa dentro, dolorosamente. E che si riaccende ogni volta che mi capita di rimettere piede nell'ampia area dell'ex Ospedale psichiatrico, adesso adibita in parte ad uffici della ASL: il sogno di realizzare lì un grande parco cittadino, pieno di verde e di occasioni di incontro all'area aperta per i bambini e gli adulti; una sorta di "riparazione" di uno spazio martoriato e pieno di dolorosi fantasmi, che potrebbe trasformarsi così in uno spazio di condivisione, di gioia e di benessere.