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Gli arresti ordinati dalla magistratura
siracusana nei confronti di funzionari pubblici, di dirigenti e dipendenti
Enichem, accusati di associazione criminale finalizzata al traffico di
rifiuti pericolosi, sono la clamorosa conferma di quanto da anni denunciato
dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste: ingenti quantità
di sostanze tossiche e nocive sono state smaltite illegalmente in numerose
aree dei comuni a ridosso della zona industriale. Un'attività illecita
che va avanti da decine di anni, che ha disseminato sul territorio centinaia
di discariche abusive in cui sono stati abbandonati gli scarti velenosi
provenienti dagli impianti del petrolchimico.
Sulla collettività sono stati scaricati i rifiuti ed il danno,
i rischi sanitari ed i costi elevatissimi per le bonifiche, le apprensioni
di oggi per la salute e l'incertezza dei posti di lavoro.
Dice il Procuratore capo di Siracusa, Roberto Campisi: "Dalle intercettazioni
telefoniche e ambientali emerge la disinvoltura ed il sostanziale disprezzo
per il valore dell'ambiente e dunque della stessa vita umana".
Siamo indignati per i crimini commessi contro l'intera comunità
siracusana ed il suo ambiente, ed ancor di più lo siamo perché
responsabile sarebbe un'azienda del più grande e ricco gruppo industriale
italiano a partecipazione pubblica, l'ENI fondato da Enrico Mattei. Oggettivamente,
il gruppo sembra aver buttato alle ortiche non solo l'anelito allo sviluppo
ed alla modernizzazione del Paese che - nel bene e nel male - animava
il suo fondatore, ma anche qualunque residuo di "etica d'impresa"
che pure speravamo sopravvivesse nell'attuale dirigenza. Per quanto oggi
dobbiamo prendere atto che la rottura del quadro della legalità
da parte del mondo della grande industria porta con sé la responsabilità
di produrre un ulteriore e forse definitivo distacco tra mondo dell'impresa
e cittadini, abbiamo il dovere di continuare a chiedere che la convivenza
tra impianti industriali, salute e ambiente sia concretamente resa possibile
dalla ricerca e dall'innovazione, a cominciare dall'impiego di tutte quelle
tecnologie a basso impatto già da lungo tempo disponibili. Abbiamo
anche il diritto-dovere di pretendere dai governi regionale e nazionale
di smetterla di alzare alte grida al verificarsi delle emergenze per lasciare
poi morire di vecchiaia o di morte accidentale il patrimonio chimico italiano
e con lui anche l'ambiente e la salute delle popolazioni.
Da quasi trent'anni chiediamo la riconversione dell'impianto cloro-soda
con la sostituzione delle celle a mercurio con celle a membrana.
Solo infime ragioni di profitto da una parte, e miopia governativa dall'altra,
lo hanno impedito.
I responsabili abbiano, almeno, la decenza di chiedere scusa.
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