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La sensibilità ed il rispetto
per l'ambiente in cui viviamo è ancora un'utopia da raggiungere
come dimostrano i fatti di questi giorni. Lo scandalo Enichem è
solo la punta di un iceberg che va immediatamente svelato per la sua interezza
perché possa essere sconfitta la mentalità che non può
esistere una produzione nel rispetto delle regole e delle norme che tutelano
la salute di tutti.
Il problema è che dietro questi episodi di disprezzo per l'ambiente
e per l'uomo, come dimostra la sofferenza impagabile che portano le malformazioni
e le malattie da inquinamento, c'è un'idea di sviluppo che mette
al primo posto il "dio profitto", costi quel che costi.
Un profitto così cieco che non fa neanche capire al "burattino
inquinatore" (perché di burattino si tratta dato che i manovratori
sono più in alto) che il pesce al mercurio che ha mangiato la sfortunata
mamma che darà alla luce il bambino malformato, è lo stesso
pesce che mangerà la figlia incinta dello stesso "burattino"
che vive tra di noi, nelle nostre case.
L'ambiente è una risorsa non infinita, la sua bellezza è
deturpabile, la sua qualità è fortemente modificabile dall'uomo
fino a farne perdere le sue caratteristiche normali, fino a farlo diventare
uno strumento di morte.
Abbiamo costruito città invivibili, i palazzinari degli anno 60
a Siracusa hanno compiuto scempi irreparabili, abbiamo distrutto litorali
meravigliosi senza chiedere in cambio perlomeno sicurezza e salute, continuiamo
a consumare in maniera dissennata le risorse del pianeta per tenere in
vita un sistema economico impossibile e non sostenibile, anzi organizziamo
guerre per potere controllare le risorse indispensabili per mantenere
i nostri livelli di benessere, ci alimentiamo con cibi agli ormoni o pieni
zeppi di sostanze chimiche perché un "bel peperone" tossico
è meglio di un "brutto peperone" naturale.
Non importa se questo comporta malattie fisiche e psichiche in aumento,
non importa se questo porta alle stragi per incidenti automobilistici
sulle nostre strade, non importa se questo comporta livelli di violenza
impensabili qualche anno fa (ricordatevi le stragi della gelosia di questi
ultimi mesi), non importa se i nostri fiumi e i nostri mari sono avvelenati
o se le falde acquifere sono piene di benzina raffinata…non importa,
perché l'unica cosa che importa è il profitto ed il consumo.
Da 15 anni parliamo di sviluppo sostenibile, parliamo di società
sobria e siamo contenti che questa idea prima difesa da una minoranza,
diventa sempre più diffusa come dimostra da anni il movimento ambientalista
ed oggi il movimento new global o le stesse dichiarazioni di Cofferati.
Troppo a lungo il ricatto occupazionale ha fatto preferire a sindacati
poco responsabili la via del "taci e vivi" a quella della denunzia
e del cambiamento, dimenticando che di inquinamento non prosperano solo
multinazionali o dirigenti corrotti, ma anche la mafia specializzata in
smaltimento irregolare di rifiuti tossici e nocivi.
E' venuta l'ora di riconsiderare l'ambiente la cosa più preziosa
che abbiamo, è venuta l'ora di pensare all'ambiente come la risorsa
principale dalla quale partire per uno sviluppo veramente capace di ridare
dignità agli opulenti del mondo, soprattutto al nord ma non solo
al nord, ed ai diseredati del mondo, soprattutto al sud ma non solo al
sud, uniti tutti nello stesso ineluttabile destino.
La gestione delle acque, la difesa del suolo, lo smaltimento dei rifiuti,
la difesa dai terremoti, l'abbattimento delle sostanze inquinanti, la
rimodulazione delle nostre città sono solo alcuni degli aspetti
che dobbiamo riuscire a mettere al centro della nostra agenda politica
se non vogliamo lasciare il campo ai Berlusconi di turno disposti a depenalizzare
i falsi in bilancio e i reati da inquinamento pur di rosicchiare un fondo
di barile che presto si bucherà.
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