ambiente: chiave dello sviluppo

  di tati sgarlata  


La sensibilità ed il rispetto per l'ambiente in cui viviamo è ancora un'utopia da raggiungere come dimostrano i fatti di questi giorni. Lo scandalo Enichem è solo la punta di un iceberg che va immediatamente svelato per la sua interezza perché possa essere sconfitta la mentalità che non può esistere una produzione nel rispetto delle regole e delle norme che tutelano la salute di tutti.
Il problema è che dietro questi episodi di disprezzo per l'ambiente e per l'uomo, come dimostra la sofferenza impagabile che portano le malformazioni e le malattie da inquinamento, c'è un'idea di sviluppo che mette al primo posto il "dio profitto", costi quel che costi.
Un profitto così cieco che non fa neanche capire al "burattino inquinatore" (perché di burattino si tratta dato che i manovratori sono più in alto) che il pesce al mercurio che ha mangiato la sfortunata mamma che darà alla luce il bambino malformato, è lo stesso pesce che mangerà la figlia incinta dello stesso "burattino" che vive tra di noi, nelle nostre case.
L'ambiente è una risorsa non infinita, la sua bellezza è deturpabile, la sua qualità è fortemente modificabile dall'uomo fino a farne perdere le sue caratteristiche normali, fino a farlo diventare uno strumento di morte.
Abbiamo costruito città invivibili, i palazzinari degli anno 60 a Siracusa hanno compiuto scempi irreparabili, abbiamo distrutto litorali meravigliosi senza chiedere in cambio perlomeno sicurezza e salute, continuiamo a consumare in maniera dissennata le risorse del pianeta per tenere in vita un sistema economico impossibile e non sostenibile, anzi organizziamo guerre per potere controllare le risorse indispensabili per mantenere i nostri livelli di benessere, ci alimentiamo con cibi agli ormoni o pieni zeppi di sostanze chimiche perché un "bel peperone" tossico è meglio di un "brutto peperone" naturale.
Non importa se questo comporta malattie fisiche e psichiche in aumento, non importa se questo porta alle stragi per incidenti automobilistici sulle nostre strade, non importa se questo comporta livelli di violenza impensabili qualche anno fa (ricordatevi le stragi della gelosia di questi ultimi mesi), non importa se i nostri fiumi e i nostri mari sono avvelenati o se le falde acquifere sono piene di benzina raffinata…non importa, perché l'unica cosa che importa è il profitto ed il consumo.
Da 15 anni parliamo di sviluppo sostenibile, parliamo di società sobria e siamo contenti che questa idea prima difesa da una minoranza, diventa sempre più diffusa come dimostra da anni il movimento ambientalista ed oggi il movimento new global o le stesse dichiarazioni di Cofferati.
Troppo a lungo il ricatto occupazionale ha fatto preferire a sindacati poco responsabili la via del "taci e vivi" a quella della denunzia e del cambiamento, dimenticando che di inquinamento non prosperano solo multinazionali o dirigenti corrotti, ma anche la mafia specializzata in smaltimento irregolare di rifiuti tossici e nocivi.
E' venuta l'ora di riconsiderare l'ambiente la cosa più preziosa che abbiamo, è venuta l'ora di pensare all'ambiente come la risorsa principale dalla quale partire per uno sviluppo veramente capace di ridare dignità agli opulenti del mondo, soprattutto al nord ma non solo al nord, ed ai diseredati del mondo, soprattutto al sud ma non solo al sud, uniti tutti nello stesso ineluttabile destino.
La gestione delle acque, la difesa del suolo, lo smaltimento dei rifiuti, la difesa dai terremoti, l'abbattimento delle sostanze inquinanti, la rimodulazione delle nostre città sono solo alcuni degli aspetti che dobbiamo riuscire a mettere al centro della nostra agenda politica se non vogliamo lasciare il campo ai Berlusconi di turno disposti a depenalizzare i falsi in bilancio e i reati da inquinamento pur di rosicchiare un fondo di barile che presto si bucherà.