pachino: luogo di analfabetismo politico

  di salvatore borgh  

 

“Politica: Scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica.”
Chissà se a Pachino, come pure negli altri luoghi della nostra bella provincia, hanno mai letto questa definizione. Semplice e tremendamente chiara, presa da un dizionario della lingua italiana, essa contrasta con la quotidiana cronaca pachinese su ciò che, a questo punto artificiosamente, si vorrebbe far passare per direzione della vita pubblica.
Scienza della politica. Ma, a Pachino, di tutto si può parlare tranne che di atteggiamenti consoni a questa affermazione. Nel nostro territorio la gestione del patrimonio pubblico è, ahinoi, affidato a dei dilettanti, oltre che a individui incapaci alla risoluzione dei problemi della cittadinanza. La loro inadeguatezza nel saper affrontare le normali incombenze amministrative proprie di un comune, quali la programmazione delle attività, la pianificazione e la gestione delle risorse, si somma, pericolosamente, con il digiuno totale delle norme elementari di educazione politica.
Ecco dunque assistere a continui cambi di casacca che per il consigliere o l’esponente del caso si traducono in perdita di credibilità e di autorevolezza, spesso più nei confronti dei propri partner che non verso una opinione pubblica pigramente assente e colpevole, mentre per il capo dell’amministrazione significano cambiare continuamente i propri riferimenti all’interno del consiglio comunale e della coalizione in perenne mutazione, senza riuscire ad essere minimamente efficiente.
La prima causa di questa deficienza, risiede proprio nella mancanza di una cultura politica di fondo, se vogliamo fare riferimento al termine precedente, nel non avere mai affrontato lo studio di quella scienza, la politica appunto, che dovrebbe essere pane quotidiano di formazione all’interno dei partiti o, se vogliamo, anche all’interno di quei movimenti localistici che si propongono per l’amministrazione di una comunità.
L’assenza totale di momenti di confronto e di approfondimento di qualsivoglia tematica, di interesse collettivo che, in un modo o in un altro, nella sede di un partito si riescono sempre a vivere, generano queste vere e proprie perversioni nei comportamenti dei nostri, cosiddetti, rappresentanti popolari.
Non si spiega altrimenti la nomina di 50 e passa assessori. Figli di continue contrattazioni tra il primo cittadino, anch’egli in difetto di preparazione politica, e i consiglieri comunali, i quali, con performance trasformistiche notevoli, cambiano pelle così velocemente da fare arrossire i camaleonti.
La causa di questa inadeguatezza proviene dal sistema elettorale vigente, che premia il contenitore dei voti e non il contenuto. Sia perché manca quella formazione individuale alla pratica politica che si indicava precedentemente, sia perché il consigliere, nel nostro sistema elettorale, risponde non tanto ad una bandiera o ad un simbolo, ma all’insieme di parenti, amici e gruppi di interesse che lo hanno sostenuto. Se a ciò aggiungiamo che in Sicilia il sindaco, causa la scheda unica, è legato a doppio filo all’elezione del consigliere, il quadro dovrebbe essere più preciso.
E’ un serpente che si mangia la coda. Più si rafforza questo meccanismo di raccolta dei voti, più il comportamento dei consiglieri segue logiche e dinamiche indipendenti dalle strategie di partito e di coalizione, o di riferimento al candidato sindaco, più il consigliere viene ricompensato nei suoi continui percorsi migratori, più si aumenta la convinzione che essere eletti è solamente una questione aritmetica di consenso.
Ecco allora che il peso di quello che ho voluto definire analfabetismo politico pachinese, diventa schiacciante nei confronti della capacità di un’assemblea rappresentativa di saper governare e saper controllare. L’altro aspetto perverso di questa condizione, infatti, è che non esiste una vera opposizione alla maggioranza di governo, ovvero, una forza di contrasto e di controllo che, in una amministrazione sana, renda più attenti e più rigorosi i comportamenti dell’esecutivo. Purtroppo, se il consigliere ritiene di poter essere sempre in grado di passare dal ruolo di oppositore a quello di governatore, le sue, eventuali, azioni di controllo e verifica perdono di importanza, di credibilità e di efficacia.
L’esatta descrizione di ciò che è avvenuto e avviene a Pachino e che, facilmente, possiamo ritrovare a Noto o altrove. I detrattori, di oggi, del sindaco sono quelli che lo hanno sostenuto ieri e fanno capire che lo potrebbero sostenere domani, incuranti della qualità della propria dignità politica e personale. Il sindaco, per conto suo, non essendo immune a questa carenza culturale, accetta e favorisce senza ritegno la compravendita delle persone, diventando il principale protagonista di questa squallida stagione politica.
D’altra parte, non avendo mai avuto un progetto politico di riferimento, le sue azioni sono state definite come quelle di chi naviga a vista. Forse oggi si potrebbe dire che naviga alla cieca, e sarà molto fortunato se il vento gli permetterà di sbarcare sano e salvo, ma è indubbio che né lui né i suoi 20 consiglieri, avrebbero il diritto di rimanere a galla.

le vicende dell'amministrazione comunale che ha cambiato oltre 50 assessori in poco più di due anni