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La vicenda della Panther Oil, società texana
autorizzata dalla Regione Siciliana a cercare metano e petrolio in una
vasta area delle provincie di Siracusa, Ragusa e Catania, era nota da
tempo. Ma quest’estate, dopo la bocciatura da parte dell’ARS
dell’emendamento presentato da Granata, e da me firmato, con cui
se ne sarebbe deciso il divieto almeno nei “siti Unesco”,
la polemica intorno alle ricerche petrolifere ha occupato buona parte
dei commenti politici e riempito di sé pagine di giornali, regionali
e nazionali. Si è molto discusso sulla doppiezza politica di una
maggioranza contro se stessa, della indecente rissa che nel centrodestra
ha visto tutti contro tutti. Abbiamo assistito all’incredibile
tentativo di attribuire la colpa della bocciatura all’opposizione,
benché all’ARS essa costituisca notoriamente una “schiacciante” minoranza
e pressoché tutti i suoi esponenti siano intervenuti a favore
dell’emendamento. Si è anche dibattuto se aver detto per
mesi, come ha fatto Granata, che la Giunta Cuffaro aveva deliberato lo
stop alle trivellazioni, sia stata una presa in giro a fin di bene, l’atto
di un eroe incompreso o una semplice bugia come tante di un politico
come tanti. Sullo sfondo, si è anche detto che le trivellazioni
confliggevano con un modello di sviluppo basato sul turismo e la valorizzazione
del territorio.
Tuttavia mi ha molto colpito che, trattandosi di idrocarburi, liquidi e
gassosi, e dunque di petrolio per far correre le nostre automobili, di
metano per riscaldare le nostre camere da letto e in generale di combustibili
per produrre la gran parte dell’energia elettrica che consumiamo,
quasi nessuno abbia legato tutto ciò al petrolio che comunque continuiamo
a usare in quantità sempre crescente, al metano algerino di cui
non possiamo fare a meno, al nostro stile di vita che alimenta tutto questo,
insomma alla questione energetica ed a quella delle sue fonti rinnovabili.
Come se parlare di sviluppo sostenibile ed invocare un “altro” modello
di crescita fosse solo una scelta pittoresca, da far preferire la campagna
bella e profumata ai pozzi di petrolio sudici e neri. Come se il fabbisogno
energetico non derivasse strettamente dal tipo di vita che pratichiamo
e dedicarci al turismo ci facesse per ciò stesso consumare meno
energia.
Credo che si sia appalesato, in tutto questo, ìl nostro ritardo
politico e culturale. E parlo della sinistra, perché per gli altri
non mi sento responsabile né nutro speranze. La questione energetica,
assolutamente centrale per i destini dell’umanità e per gli
equilibri politici e strategici del pianeta, rimane infatti argomento ad
uso di pochi tecnici e qualche ambientalista dei più seri. Tutto
ne dipende, dal clima alla salute, dalle guerre alla povertà, eppure
dibattiamo di commercio, di migrazioni, di terrorismo ma continuiamo a
trattare la vicenda della Panther Oil solo come trivellazioni che offendono
il paesaggio.
Ciò è paradossale in una terra come la Sicilia, che da un
lato produce – soprattutto con le centrali termoelettriche – energia
in esubero rispetto a quella che gli occorre e dall’altra appare
naturalmente vocata alla sperimentazione delle fonti rinnovabili ed alternative,
rispetto a quelle fossili, di energia. Prima fra tutte quella solare. Come è paradossale
che la Sicilia non sia ancora dotata di un proprio piano energetico regionale
e che proprio in Sicilia la politica, in generale, si occupi di tutto,
case da gioco e campi da golf compresi, ma non della questione energetica
e di ciò che ne deriva.
“
Consumare meno, consumare altro” potrebbe essere lo slogan. Ma esiste
o no un legame tra la qualità dell’ambiente, la riduzione
di CO2 nell’atmosfera e un minor uso di combustibili fossili? E in
un contesto in cui si stima, ancora per i prossimi decenni, un incremento
di fabbisogno dal petrolio, la Sicilia può giocare un suo ruolo
nella ricerca di minor dipendenza dall’oro nero? Possiamo fare, proprio
del campo delle energie rinnovabili e grazie alle condizioni naturali di
cui disponiamo, quel tema di ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico
oggi indispensabile per competere su scala mondiale? E perché quel
poco che questo governo ha fatto, o meglio ha annunciato, è fermo,
come la famigerata centrale fotovoltaica che doveva sorgere ad Augusta?
È
da tutto questo che dobbiamo riprendere a discutere, anche ma non solo
di trivellazioni. Trovo per questo urgente che i Democratici di Sinistra
avviino questa riflessione (già la Festa dell’Unità di
Palermo conterrà un approfondimento su questi temi) e che in seno
al lavoro che si sta compiendo per elaborare il prossimo programma di governo
abbia finalmente spazio e peso una visione complessiva della questione
energetica in Sicilia. Ogni utile contributo, a questo proposito, sarà prezioso.
sullo
sfondo del caso delle trivellazioni nel val di noto
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