le questioni di fondo

  di roberto de benedictis  

 

La vicenda della Panther Oil, società texana autorizzata dalla Regione Siciliana a cercare metano e petrolio in una vasta area delle provincie di Siracusa, Ragusa e Catania, era nota da tempo. Ma quest’estate, dopo la bocciatura da parte dell’ARS dell’emendamento presentato da Granata, e da me firmato, con cui se ne sarebbe deciso il divieto almeno nei “siti Unesco”, la polemica intorno alle ricerche petrolifere ha occupato buona parte dei commenti politici e riempito di sé pagine di giornali, regionali e nazionali. Si è molto discusso sulla doppiezza politica di una maggioranza contro se stessa, della indecente rissa che nel centrodestra ha visto tutti contro tutti. Abbiamo assistito all’incredibile tentativo di attribuire la colpa della bocciatura all’opposizione, benché all’ARS essa costituisca notoriamente una “schiacciante” minoranza e pressoché tutti i suoi esponenti siano intervenuti a favore dell’emendamento. Si è anche dibattuto se aver detto per mesi, come ha fatto Granata, che la Giunta Cuffaro aveva deliberato lo stop alle trivellazioni, sia stata una presa in giro a fin di bene, l’atto di un eroe incompreso o una semplice bugia come tante di un politico come tanti. Sullo sfondo, si è anche detto che le trivellazioni confliggevano con un modello di sviluppo basato sul turismo e la valorizzazione del territorio.
Tuttavia mi ha molto colpito che, trattandosi di idrocarburi, liquidi e gassosi, e dunque di petrolio per far correre le nostre automobili, di metano per riscaldare le nostre camere da letto e in generale di combustibili per produrre la gran parte dell’energia elettrica che consumiamo, quasi nessuno abbia legato tutto ciò al petrolio che comunque continuiamo a usare in quantità sempre crescente, al metano algerino di cui non possiamo fare a meno, al nostro stile di vita che alimenta tutto questo, insomma alla questione energetica ed a quella delle sue fonti rinnovabili. Come se parlare di sviluppo sostenibile ed invocare un “altro” modello di crescita fosse solo una scelta pittoresca, da far preferire la campagna bella e profumata ai pozzi di petrolio sudici e neri. Come se il fabbisogno energetico non derivasse strettamente dal tipo di vita che pratichiamo e dedicarci al turismo ci facesse per ciò stesso consumare meno energia.
Credo che si sia appalesato, in tutto questo, ìl nostro ritardo politico e culturale. E parlo della sinistra, perché per gli altri non mi sento responsabile né nutro speranze. La questione energetica, assolutamente centrale per i destini dell’umanità e per gli equilibri politici e strategici del pianeta, rimane infatti argomento ad uso di pochi tecnici e qualche ambientalista dei più seri. Tutto ne dipende, dal clima alla salute, dalle guerre alla povertà, eppure dibattiamo di commercio, di migrazioni, di terrorismo ma continuiamo a trattare la vicenda della Panther Oil solo come trivellazioni che offendono il paesaggio.
Ciò è paradossale in una terra come la Sicilia, che da un lato produce – soprattutto con le centrali termoelettriche – energia in esubero rispetto a quella che gli occorre e dall’altra appare naturalmente vocata alla sperimentazione delle fonti rinnovabili ed alternative, rispetto a quelle fossili, di energia. Prima fra tutte quella solare. Come è paradossale che la Sicilia non sia ancora dotata di un proprio piano energetico regionale e che proprio in Sicilia la politica, in generale, si occupi di tutto, case da gioco e campi da golf compresi, ma non della questione energetica e di ciò che ne deriva.
“ Consumare meno, consumare altro” potrebbe essere lo slogan. Ma esiste o no un legame tra la qualità dell’ambiente, la riduzione di CO2 nell’atmosfera e un minor uso di combustibili fossili? E in un contesto in cui si stima, ancora per i prossimi decenni, un incremento di fabbisogno dal petrolio, la Sicilia può giocare un suo ruolo nella ricerca di minor dipendenza dall’oro nero? Possiamo fare, proprio del campo delle energie rinnovabili e grazie alle condizioni naturali di cui disponiamo, quel tema di ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico oggi indispensabile per competere su scala mondiale? E perché quel poco che questo governo ha fatto, o meglio ha annunciato, è fermo, come la famigerata centrale fotovoltaica che doveva sorgere ad Augusta?
È da tutto questo che dobbiamo riprendere a discutere, anche ma non solo di trivellazioni. Trovo per questo urgente che i Democratici di Sinistra avviino questa riflessione (già la Festa dell’Unità di Palermo conterrà un approfondimento su questi temi) e che in seno al lavoro che si sta compiendo per elaborare il prossimo programma di governo abbia finalmente spazio e peso una visione complessiva della questione energetica in Sicilia. Ogni utile contributo, a questo proposito, sarà prezioso.

sullo sfondo del caso delle trivellazioni nel val di noto