la controriforma urbanistica

  di salvatore granata  

 

La riforma della legge urbanistica e la legge sugli "Oratori" saranno i prossimi impegni del parlamento regionale. Così ha detto il presidente della Regione Sicilia, alias Governatore, Salvatore Cuffaro. Il disegno di legge sulla riforma urbanistica approderà in aula già il prossimo 13 settembre; l'altro, quello sugli Oratori, forse attenderà. La Riforma Urbanistica infatti - secondo il presidente - è urgente, rappresenta una priorità assoluta. E dire che questo governo regionale e la maggioranza che lo sostiene non è che abbiano avuto molto a cuore le sorti del territorio siciliano o che abbiano pensato ad una sua corretta ed efficace gestione. Anzi, si sono finora distinti per una continua produzione di norme "grimaldello", nascoste nelle pieghe delle varie leggi finanziarie, volte a scardinare i vincoli urbanistici nella zone agricole; per ambigue definizioni che consentissero insediamenti ricettivi e commerciali nelle aree portuali; per continui annunci di sanatorie edilizie a favore di edifici costruiti in vicinanza o sulle spiagge, e così via.
Perché, dunque, questo sacro furore che spinge ora il Governo Regionale ad accelerare la discussione in aula della riforma dell'urbanistica? Quali possono essere i motivi urgenti?
Nessuno nega che l'attuale normativa urbanistica regionale sia inadeguata a gestire il territorio e che l'iter di approvazione dei piani regolatori comunali non può durare vent'anni. Ben venga, perciò, una modifica della normativa che semplifichi i passaggi e dia alle autonomie comunali strumenti snelli ed elastici di gestione del territorio. Ma i motivi e gli obiettivi del disegno di legge governativo sembrano altri, e vedremo di individuarli.
Seppur confezionato in modo elegante, il disegno di legge, che da ora in poi chiameremo col suo vero nome, Controriforma Urbanistica, introduce, tra gli altri, alcuni elementi di forte preoccupazione:
1) lo svuotamento del ruolo delle autonomie locali sulla pianificazione urbanistica e territoriale con l'accentramento nelle mani della Giunta di Governo del potere di approvazione del Piano Territoriale Regionale;
2) lo smantellamento dei vincoli di inedificabilità assoluta a tutela della costa e dei boschi introdotti nel 1976 con la legge regionale n. 78;
3) la svalutazione dei Piani Paesistici che non avranno più carattere prescrittivo;
4) la preminenza del Piano Territoriale Regionale e di quello Provinciale sulla pianificazione delle aree protette.
In buona sostanza, la Controriforma consegnerebbe poteri pressoché assoluti alla Giunta di Governo sulla gestione del territorio regionale: un caso che non ha precedenti nei paesi democratici.
Ma a cosa serve questo potere e perché è così urgente approvare subito il disegno di legge?
Probabilmente ci saranno anche altre ragioni, ma quella che sembra motivare questo insolito attivismo potrebbe dipendere dalla voglia di gestire senza vincoli di sorta i fondi strutturali della Comunità Europea, quelli Agenda 2000 per intenderci, secondo un preciso disegno.
Non è un mistero che uno degli assi privilegiati del Piano Operativo Regionale (POR Sicilia) è quello che riguarda il turismo. La misura 4.19 del POR si intitola "Potenziamento e riqualificazione dell'offerta turistica".
La misura è, per così dire, molto ricca. Sono in ballo centinaia di milioni di euro (circa 395.000.000 di euro, finanziamento fino al 55%) per realizzare tutta una serie di interventi che dovrebbero portare all'affermazione del modello di sviluppo turistico pensato dal Governo Regionale per l'isola: strutture alberghiere, meglio se vicinissime alla spiaggia, o direttamente all'interno delle aree protette, o in zone di rilevante interesse paesaggistico; porticcioli turistici (parcheggi per yatch) da dare in gestione ai privati col corredo delle autorizzazioni a costruire nell'area portuale alberghi, centri commerciali, ristoranti, strutture di servizio; campi da golf nei posti più impensati, anche in aree protette, rigorosamente corredati da strutture ricettive per migliaia di posti letto.
Insomma un modello da Cuba pre-castrista, quella di Fulgencio Batista, dove si recavano i ricchi americani alla ricerca di emozioni. Certo, perché la somiglianza sia perfetta mancano ancora i Casinò visto che la Legge non li consente, ma non è il caso di disperare: una bella leggina ad regionem prima delle prossime politiche è sempre possibile.
Per fare tutto questo i soldi ci sarebbero (i fondi europei) ed anche gli investitori (in fondo è più facile investire quando ci sono forti sovvenzioni).
Però, questa brillante prospettiva incontra qualche ostacolo nella permanenza di una serie di norme "storiche" che impediscono l'edificazione nei 150 metri dalla battigia e in vicinanza di boschi, nelle aree protette e nelle zone sottoposte a vincolo dai piani paesistici, o nelle previsioni dei piani regolatori comunali, almeno in quelli non ancora disastrati dall'applicazione delle deroghe e dalle procedure di variante.
Allora bisogna spazzare via tutto ciò che crea ostacoli alla realizzazione del modello prefigurato e all'attivazione del flusso di spesa alimentato dai fondi europei. Tutto ciò è peraltro detto chiaro e tondo nel testo della Controriforma Urbanistica: "Art. 24 - contenuti del P.T.R. 1. Il P.T.R. ha valenza di piano territoriale paesistico ai sensi della legislazione vigente, e a tal fine recepisce le 'Linee guida del piano territoriale paesistico regionale(PTPR)' 2. In particolare il P.T.R. specifica: a) gli obiettivi principali di sviluppo socio-economico del territorio comunale, come espressi, in linea generale, dal documento di programmazione economica e finanziaria regionale (DPEFR) e in linea specifica dal complesso di piani e programmi regionali di settore (…)"
E per eliminare intralci bisogna anche spazzare via quegli organismi indipendenti che hanno finora esercitato i controlli, come il Comitato Regionale dell'Urbanistica. "Semplificazione" la chiamano questa sorta di pulizia etnica e di accentramento dei poteri con buona pace per gli obiettivi di sostenibilità, concertazione, partecipazione, coesione sociale, , immancabilmente enunciati nelle premesse del d.l. a modo di passepartout.
Si potrà dirà che un Governo in carica ha pure il diritto di seguire una sua strada. Ma qui c'è il problema delle conseguenze, che graveranno a lungo sulla testa degli abitanti di quest'isola in termini di sviluppo negato. Perché il consumo del territorio e dei suoi valori autentici è irreversibile.
Con l'entrata in vigore della Controriforma sarà possibile, ad esempio, realizzare a Taormina il progetto di "porticciolo turistico" con annesse volumetrie per centinaia di migliaia di metri cubi da realizzare dove oggi c'è il mare. (Si tratta in realtà, un "mostro" di cemento che cambierebbe i connotati alla baia di Villagonia, quella che si ammira dalla piazzetta centrale della città.)
Il progetto è stato bocciato dall'assessorato regionale territorio e ambiente, su esposto di Legambiente e conforme parere del Comitato Regionale dell'Urbanistica, ma uno nuovo, il versione light è già partito.
Sarà pure possibile, senza troppi intoppi, realizzare l'ampliamento del porto di Cefalù e la costruzione del Grande Tempio ai piedi della Rocca, un edificio di metri 324 per 36, oppure l'ampliamento degli alberghi di Lipari fermato perché in contrasto col Piano Paesistico.
Sarà possibile, insomma, realizzare quei sogni nel cassetto della speculazione fondiaria e finanziaria che mira ad occupare i luoghi più significativi della Sicilia per privatizzarne i valori, che vorrebbe cancellare ogni traccia di natura, storia e cultura per far posto ai templi del moderno consumismo.
E, dulcis in fundo, col passaggio della Controriforma e la caduta dei vincoli, il Governo Regionale potrà onorare l'impegno di sanare le costruzioni abusive realizzate sulle spiagge. Un bel regalo a coloro che hanno violato consapevolmente la legge, ed un "regalo" avvelenato ai siciliani che, con ogni probabilità, si dovranno fare anche carico di difenderle dal mare.
Deregulation e privatizzazione selvaggia.
E' questa l'idea forza che pare orientare la Controriforma, i cui effetti non è difficile immaginare: esaltazione dei profitti per privati e saccheggio delle risorse collettive. Insomma, un film già visto, un copione che si ripete a danno di un'isola ormai stremata.

il punto di vista di legambiente sicilia sulla proposta di riforma urbanistica del governo cuffaro