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Il prossimo 16 ottobre si terranno
le primarie nazionali per designare il candidato del centro-sinistra
alla presidenza del Consiglio. Prima o poi ci saranno in Sicilia le elezioni
per il Presidente della Regione ed il rinnovo dell’Assemblea Regionale.
Il prima o il poi sembrano dipendere dalle convenienze e dal risultato
dei calcoli di Cuffaro e compagnia.
Il centro-sinistra siciliano, dopo lunghe esitazioni, ha ora deciso di
chiamare i suoi elettori a scegliere il candidato da proporre alla presidenza
della Regione con le primarie indette per il 6 novembre.
Confesso di non provare alcuna attrazione per le primarie: esse danno quasi
l’impressione che i partiti, la politica, non siano in grado di presentare
figure autorevoli e capaci di attrarre e coinvolgere ampi settori dell’elettorato
ed allora, per togliersi dall’impaccio, chiamino la gente a scegliersi
chi gli piace di più. Non ignoro che se da un lato le primarie servono
a superare le tensioni tra le componenti della coalizione e a porre fine
alle discussioni su chi è il migliore, dall’altro in esse
peserà in misura determinante la forza del partito politico più grande
e meglio organizzato. Nulla di male in ciò, ma non si esageri poi
col dire che il candidato lo scelgono i cittadini. Il confronto politico
nel centro-sinistra siciliano pare limitarsi alla opportunità di
tenere le primarie, al numero dei candidati, alle regole del voto ed a
respingere, più o meno apertamente, le nomination che qualche parte
prova ad avanzare. Qualcuna di queste nomination - quella di D’Antoni
per essere chiari – è francamente inaccettabile per chi pensa
che non ci sono uomini buoni per tutte le stagioni ed è profondamente
convinto che chi ha sostenuto Berlusconi, o ha traccheggiato per un posto
da ministro nel centro-destra, non può pretendere alcunché.
Ma la vera questione è che il centro-sinistra nel suo complesso
mostra di essere incapace di provare a capire gli umori, i bisogni, le
aspirazioni della società siciliana e sconta quindi la difficoltà di
riuscire a proporre una politica per governare il presente ed il futuro.
Quale confronto cerca o ha cercato con gli operai, con gli agricoltori,
con i pescatori, con gli studenti e gli insegnanti, con i disoccupati,
con le donne, con i giovani, con gli sfrattati, con i pensionati? Quale
politica per mantenere e sviluppare nella regione il settore industriale?
Quale per il lavoro, i trasporti, la sanità, la casa, l’assetto
del territorio, il turismo, la scuola, la pace, la legalità, l’energia,
i rifiuti, l’acqua, l’ambiente?
Le risposte non possono essere quelle dei bei programmi elaborati da qualche
studio pubblicitario e che usciranno fuori alcune settimane prima delle
elezioni, esse devono invece nascere dall’incontro / scontro con
i problemi vivi dei siciliani.
Se qualcosa ci sta insegnando la vicenda del piano degli inceneritori di
Cuffaro è che la politica è stata “rianimata” dal
movimento popolare di opposizione e che essa ha saputo farsi “proposta
di governo”. Esemplare, per le contraddizioni che ha fatto esplodere
nella maggioranza, anche la questione delle trivellazioni nel Val di Noto.
Mentre il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo coagula
intorno a sé i campioni del “favore in cambio del diritto”,
parla alla pancia degli elettori utilizzando gli stessi rozzi slogan della
Lega contro Roma ladrona ed i salotti della politica, rivendicando fiscalità di
vantaggio e opere pubbliche inutili, il centro-sinistra non si indigna,
evita di mettere al centro la mai risolta questione morale, non trova le
parole per parlare al cuore ed alla mente dei siciliani. Eppure in questo
centro-sinistra ci sono ancora le persone, con una faccia ed una storia,
che sanno prospettare il futuro e suscitare entusiasmo. Perché si
ignorano e si tengono in disparte? Parlare con i protagonisti delle emergenze
siciliane, capire il disagio ed i bisogni, è indispensabile se si
vuole costruire – nella società – un fronte maggioritario
di cittadini che aspirano al cambiamento, che reclamano diritti e non favori. È su
questo versante che il centro-sinistra dovrebbe spendersi, piuttosto che
ipotizzare allargamenti verso l’area dell’imprenditoria attraverso
la candidatura di rappresentanti di quel mondo. Il modello Soru in Sardegna
e Illy in Friuli non è riproducibile dappertutto e in Sicilia c’è bisogno
che gli imprenditori tornino a fare impresa in un quadro di regole, condizioni
e programmi di interesse generale che la politica deve essere capace di
disegnare e poi di rispettare e far rispettare coerentemente. C’è soprattutto
bisogno di ritornare ad allargarsi verso l’ampia area di chi vive
del proprio lavoro e di chi un lavoro non ce l’ha, di chi ha bisogno
di non perdere o ritrovare la speranza che domani sarà un altro
giorno, migliore del presente.
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senza l'accento sulla o di toto
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