|
|
“Dai…presentati alle
provinciali”, così i compagni mi dissero e dopo sei mesi
di rifiuti prevalse il mio senso di responsabilità: il gruppo,
il partito, Berlusconi, Bush ed il mondo intero dipendevano dal mio “si”.
Andai da Carlo D’Antoni a dirglielo, mi guardò con sospetto
e mi disse: ma per fare che? Già, per fare che? Farfugliai un po’ di
motivi fino ad arrivare come al solito a Berlusconi ed a Bush, non mi parve
convinto ma mi fu vicino per tutti i mesi della campagna elettorale, fino
ai super panini-filoncini di un metro conditi con amore dalle mie fans.
Volevo fare il semplice consigliere, attento e pignolo, portare un po’ di
serietà nelle istituzioni che voci sicure davano per deteriorate,
mi sono ricreduto, erano peggio!
Poi Marziano ebbe la bella idea di vincere le elezioni ed il partito, senza
che io glielo chiedessi, mi chiese di fare il Capogruppo.
Sarei voluto scappare, questa no, era troppo, che rogna da pelare. Volevo
dedicare qualche ora settimanale al mio compito istituzionale e mi ritrovavo
invece ad essere il crocevia alla provincia tra: il Presidente Marziano,
bravo ma introvabile e qualche volta un po’ troppo nervoso; il gruppo
consiliare, scontento per definizione ed impotente nella realtà;
la maggioranza consiliare che non c’è mai stata tranne che
il primo giorno quando eravamo 15; il Presidente del Consiglio su cui è bene
tacere; i compagni della Pio La Torre che di tutto si ricordavano tranne
che del fatto che ero capogruppo alla Provincia o forse…se ne ricordavano
troppo, questo non l’ho ancora capito; infine il Movimento che mi
scambiava spesso per il Presidente della Provincia.
Che esaurimento, incentivato dal fatto che il ruolo di Consigliere provinciale è sempre
più evanescente, con il rischio che tutto ruoti attorno al gettone
di presenza ed al successivo posizionamento.
Ma tutto ciò non bastava, Marcello Bottaro bussava alla porta con
lo zio Antonio a reclamare la rotazione: dovevo diventare assessore.
Ma la professione, il cammino interiore, i progetti del movimento. Niente
da fare: dovevo diventare assessore.
Ma Assessore a cosa? Alle politiche sociali ovviamente, se capisco di qualche
cosa è proprio di quello. Ma non è possibile il piatto è succulento
e nessuno lo vuole cedere, né può essere dato questo assessorato
ai diessini che inserirebbero nelle stanze della provincia cooperative
rosse di tutti i tipi. Le margherite non possono permettere ciò!
E poi Ardita…chi lo sente.
Allora mi propongono la Cultura, fior di Assessori alla Cultura sono partiti
da questo assessorato per conquistare Roma, il mio futuro sarà radioso.
Ma io non voglio fare l’Assessore alla cultura, scusatemi, se debbo
per forza fare l’Assessore fatemi fare quello che lascia il prode
Bottaro. Allora evviva l’assessorato alla Edilizia scolastica, Pubblica
istruzione, Università (a quest’ultimo aspetto però non è detto
che mi facciano mettere mano).
Alla fine sono accontentato! Ad un patto però, lasciatemi in pace,
fatemi un po’ disintossicare da tutte le querelle in corso, fatemi
fare solo l’Assessore.
E che stai facendo come Assessore?
Questo ve lo dico al prossimo numero di Idea Solidale, il Direttore…ci
tiene.
|
|