la pagoda della pace possibile

  di domenico loreto  

 

Mercoledì 2 giugno: mentre a Roma passano in rassegna le armi e i soldati con Carmelo si accoglie Mao Valpiana da Verona. Confesso la mia totale ignoranza riguardo Mao e la sua attività nel Movimento Nonviolento italiano come non avevo mai sentito parlare di Aldo Capitini teorico della nonviolenza, suo maestro e fondatore della rivista Azione nonviolenta di cui Mao è direttore. Carmelo mi ha già avvisato che andremo a Comiso a incontrare un monaco buddista. Cosa ci fa un monaco buddista a Comiso? Appartiene a un ordine religioso sparso per il mondo che si è scelto come compito il pregare per la pace. Ha costruito la sua pagoda con statua similoro di Buddha e accanto le due casupole dove vive e prega. Recitiamo il mantra nel tempietto e poi mangiamo insieme in un clima rilassato e amichevole. Cosa unisce un monaco buddista ad un nonviolento a Comiso? Nei primi anni ’80 Comiso è scelta come sede dei missili Cruise puntati sul blocco comunista in risposta ai missili SS20 puntati contro di noi. La pace minacciata dalla logica assurda della guerra fredda portò lì entrambi: ognuno a modo suo rifiutando la scelta delle armi. Sul filo dei ricordi di Mao andiamo alla base ormai abbandonata, ne percorriamo il perimetro (è immensa) e poi ci rechiamo a Verde Vigna. È un piccolo casolare assediato dalle erbe alte e dalle stoppie con due cani ex randagi che abbaiano da dietro una recinzione. Qualcuno usa ancora la casa, ma per Mao che fotografa è soprattutto un pezzo di storia personale che si rimaterializza. Lì venivano ospitati e a volte anche medicati i pacifisti che cercavano di entrare nella base e finivano manganellati. Il racconto di Mao sulla Comiso di allora parla di un luogo ancora contadino e arcaico, catapultato nella modernità dai pacifisti che vengono a protestare in un contesto dove tutto è tradizione, dove le nordiche poco vestite e liberate sessualmente dovevano fare l’effetto di marziane sconvolgenti e misteriose. Era anche turismo, scontro di civiltà, far politica e chissà quant’altro. Ritrovo Mao all’incontro di Avola: sono venuti in tanti e tante le associazioni presenti. Ma credo che ognuno sia là per rappresentare se stesso e la sua storia personale. Forse, o mi piace pensarlo, siamo là perché parlare di nonviolenza in un mondo soffocato dalla violenza ha un sapore quasi mistico. Mao saluta l’uditorio e vuole sentire la loro risposta, assume l’atteggiamento di chi non ha niente da insegnare e vuole incontrarci piuttosto, entrare in empatia con noi. La sera precedente in un’ intervista per “La Sicilia” ha dichiarato che la vera utopia è pensare di risolvere i conflitti con le armi. Siamo anni-luce dalla dottrina Bush della guerra preventiva con il conseguente disastro iraqueno sotto gli occhi di tutti. La guerra va prevenuta andando oltre il pacifismo oggi di moda: il nonviolento costruisce la pace nei suoi comportamenti (un non violento ha sempre qualcosa da fare, diceva Capitini) e impara un metodo da applicare giorno per giorno. Nella stessa intervista Mao infila un dato: un quinto dell’umanità dispone dell’80% delle risorse. Ecco cosa è dietro la guerra preventiva e infinita: il mantenimento di uno status quo che è semplicemente uno scandalo. Parla molto di Ghandi, Mao, e di quando i giornalisti occidentali gli chiedevano a chi si fosse ispirato per le sue forme di lotta contro gli inglesi e lui rispondeva al Vangelo. E Mao lo rilegge con noi il Vangelo e ce lo mostra nella sua portata rivoluzionaria di testo che non invita alla rassegnazione al torto in attesa del premio in Paradiso, ma indica la strada del riscatto dal sopruso nella affermazione piena della propria dignità umana. Molti laici e religiosi lo hanno letto così il Vangelo e tutti si sono scontrati con le gerarchie ecclesiali: ho il brutto sospetto che potere e libertà non si incontreranno mai, ma noi siamo qui per provarci e per ripensare in modo nonviolento le forme del vivere insieme. Non possiamo avere un obiettivo minore e questo dovrebbe esaltarci tutti.

vent'anni dopo la battaglia contro l'istallazione dei missili cruise a comiso