fenomenologia di berlusconi

  di paolo fai  

 

E’ facile provare come e qualmente Berlusconi sia stato, sia e continuerà a essere un corruttore. Intendiamoci. Corruttore non è solo colui che compra il consenso degli altri coi soldi. Avrà fatto probabilmente anche questo, Berlusconi (e i processi in cui era ed è imputato stanno cercando di dimostrarlo), ma non è questo l’aspetto più clamoroso della sua tendenza a corrompere la società. Ci sono forme più subdole, meno eclatanti di corruzione, che incidono profondamente nei costumi, ovvero nei comportamenti dei cittadini.
Berlusconi ha corrotto i costumi degli italiani, nell’ultimo trentennio almeno, quando, già Paperone dell’edilizia grazie a Milano 2, la città-satellite di lusso costruita in Comune di Segrate, decise di sfruttare al meglio le sue virtù sul terreno a lui più congeniale e più proficuo, la comunicazione, anzi, meglio, la telecomunicazione. E cominciò con Telemilano. Si era a metà degli anni Settanta, la premessa non solo cronologica agli anni Ottanta, gli anni craxiani, gli anni della “Milano da bere”, dello yuppismo e del rampantismo che erano speculari al decisionismo in politica predicato dal segretario nazionale del partito del garofano. Berlusconi – lo sanno anche i bambini – si legò al leader socialista e fece affari grazie ai suoi appoggi. Fu aiutato politicamente anche per il lancio delle sue televisioni, un impero fondato sul possesso di tre reti (Retequattro, Canale 5 e Italia 1) in grado di trasmettere su tutto il territorio nazionale, preceduto da un encomiabile colpo di genio, nel 1974: il sostegno finanziario offerto al principe dei giornalisti italiani, Indro Montanelli, in rotta col Corriere della Sera in mano ai ‘comunisti’, per la fondazione e la direzione di un nuovo quotidiano, Il Giornale (successivo fu l’acquisto di colossi editoriali come Mondadori ed Einaudi).
Intanto aveva avviato anche la scalata alla presidenza del Milan, squadra di calcio pluriscudettata e ricca di trofei internazionali, ma che in quei primi anni ’80 viveva una fase di declino. Rivoluzionò, Berlusconi, anche il modo di gestire una società di calcio. Con lui nacque la “panchina lunga”, che, a spiegarlo a quei pochi che di calcio ne masticano poco, significa che acquistò un tale numero di calciatori da poter formare due squadre ugualmente competitive. Con la conseguenza che anche le altre squadre, per poter in qualche modo tenere il passo del Milan, furono costrette ad allungare le loro panchine, senza però poter acquistare grossi calibri come quelli in forza alla società rossonera.
Naturalmente tutto questo Berlusconi potè farlo grazie alle enormi ricchezze che gli venivano soprattutto dalla pubblicità e dagli ingenti introiti che le cosiddette televisioni commerciali gli garantivano. Cominciarono con lui i film conditi di olio extravergine e pannolini, di gelati e lavastoviglie, di detersivi e profumi, spezzettati a tal punto che alla fine lo spettatore sapeva più della pubblicità che del contenuto dei film.
Avviò quella televisione spazzatura o, come si dice nella lingua del suo amico Bush, trash, fortemente diseducativa, antitetica a quella, educativa, di Stato cui gli italiani erano abituati sin dall’inizio delle trasmissioni, nel 1954. Fece, insomma, Berlusconi, concorrenza allo Stato sul terreno della lubricità e della volgarità, senza far pagare una lira ai televedenti. E la RAI, per non perdere pubblico, cioè abbonati, in nome di quella divinità che si chiama audience, cominciò a seguire il lupo cattivo sulla via che le indicava, al punto che, a rivedere, come talvolta capita, certi spezzoni di trasmissioni della TV di Stato di una volta (dal varietà alle commedie, ai teleromanzi, alle inchieste socioculturali), ci rendiamo conto di quanto la RAI-TV, tranne qualche eccezione, sia stata berlusconizzata nei contenuti e, ancor più, nella forma, nello stile.
Spacciandosi per “uomo che si è fatto da sé” – ma l’amplissima letteratura che ne denuncia i legami strettissimi con l’ambiente politico e i favoritismi che ottenne, lo smentisce impietosamente –, ha iniettato, nei tanti che ci hanno creduto, la fatale illusione del successo economico comunque raggiungibile, solo che si sgobbi.
Di quella figura, immortalata nelle pagine di tanti romanzi, a partire dal Trimalchione del narratore latino Petronio, Berlusconi, narcisista megalomane e impareggiabile gaffeur, mantiene intatta la grossolanità, la volgarità che il “parvenu”, il nuovo arricchito, considera normale e, peggio, pretende di imporre agli altri.
Vogliamo fare solo qualche esempio? L’indice e il mignolo della sua mano destra (insomma, l’inequivocabile segno delle corna) che si levavano sulla testa di un suo collega primo ministro durante la posa fotografica al termine di un vertice internazionale, il dito medio (che nel linguaggio universale dei gesti equivale a simbolo fallico) esibito durante una recente ‘convenscion’ di Forza Italia a Bolzano mentre cinge il fianco di una bella “azzurra”, la ultramiliardaria Villa Certosa in Sardegna, le barzellette piccanti anzichenò, la divulgazione del presunto invaghimento della moglie Veronica per Massimo Cacciari, la devozione cattolica da divorziato, Romolo e Remolo, le virtù seduttive da playboy praticate con la presidente della Finlandia e, per chiudere un elenco inevitabilmente breve, una perla, regalata dall’ineffabile cumenda al più milanese tra i milanesi, don Lisander Manzoni. Quando l’imprenditore-presidente del Consiglio era anche ministro degli esteri ad interim, nell’estate del 2002, all’inaugurazione della quarta Conferenza degli ambasciatori d’Italia, invitò gli Istituti italiani di cultura a darsi da fare per esportare il Made in Italy, aggiungendo: “E’ inutile raccontare Manzoni. Sarebbe meglio si occupassero di qualcosa che abbia attinenza con gli interessi delle nostre imprese e della nostra economia”. Ogni commento è superfluo.
Fellini, se la morte non lo avesse colto anzitempo, ne avrebbe certo fatto l’oggetto di qualche suo film, ma da grande visionario qual era, prima nel suo Satyricon, poi in Ginger e Fred, ci ha lasciato lucide premonizioni sul declino di una società che si fonda solo sul denaro, che innalza il denaro a fine della vita e in cui gli uomini valgono solo come compratori e fruitori di merci e, abilmente diseducati e impoveriti sul piano spirituale e culturale, intrattengono rapporti fondati solo sulle frivolezze e le banalità.
Come le televisioni commerciali hanno fatto e continuano a fare, realizzando un rincretinimento di massa, in cui può persino attecchire l’imperdibile battuta del medico personale di Berlusconi, il sommo adulatore Scapagnini, che, in un’intervista rilasciata a Claudio Sabelli Fioretti sul magazine del Corriere della Sera lo scorso anno, ha detto che Berlusconi virtualmente potrebbe essere immortale! Berlusconi si estinguerà, come tutti i mortali, e politicamente è già quasi estinto, ma, se crediamo veramente nella democrazia, facciamo in modo che non nascano dei Berluscloni!

... e dei berluscloni