tutti a bordo

  di enzo parisi  

 

Non so se davvero il governo Berlusconi sia arrivato all’ultima spiaggia (le ha già vendute tutte il suo vice Tremonti? bravo!…avrà ben imparato da lui, campione dei piazzisti) e se alle prossime elezioni politiche il centrosinistra di Prodi otterrà la maggioranza dei consensi. Il clima che traspare dai talk show, dal sempre più mesto gossip di regime, dalla valanga di indici economici negativi, dalle smorfie di disappunto di Luca Cordero di Montezemolo e dal defilarsi di ex fedeli alleati come Follini, sembra orientato verso il cattivo tempo, annuncia temporali. Burrasche, se si guarda alle recenti elezioni regionali ed amministrative, che il risultato di Catania non pare poter scongiurare.
L’ammissione da parte del Presidente del Consiglio del disastro economico in cui versa il Paese (per successive approsimazioni: va tutto benissimo, comprate più che potete; siamo tra i primi al mondo; stiamo rallentando per colpa dell’11 settembre; se i prezzi aumentano è colpa dell’euro; l’economia va male per colpa dei cinesi; innoveremo per decreto; per risparmiare scegliete il negozio più conveniente; siamo in una fase di stagnazione; non comprate le primizie), mi sembra fornisca l’immagine più significativa del fallimento della sua politica e della triste sconfitta personale del Cavaliere, spinto dal trauma a sconfessare le verità inconfutabili con le quali aveva fino a poco prima nutrito i suoi sostenitori.
Sì, triste, perché c’è sempre qualcosa di vagamente triste nella caduta di un uomo, si chiami egli Che Guevara o Dubcek o Saddam o Nixon o, più modestamente, Berlusconi.
Da ciò a dare per scontata anche la definitiva sconfitta elettorale dell’uomo e della sua maggioranza, mi pare che ce ne corra.
Eppure già si vedono molti esponenti della casa delle libertà prepararsi al trasloco ed è con un po’ di amarezza e di sconcerto che prendo nota di come il centrosinistra si preoccupi di trovare per loro una stanza comoda ed accogliente. “Ponti d’oro al nemico in fuga”, si usava dire una volta con una metafora che giustamente e realisticamente afferma la necessità di mantenere le distanze tra avversari. Ben vengano dialogo, confronto ed altro ancora in nome dell’interesse generale ma, per favore, non si tenti di trovare una giustificazione al fatto che a quanti hanno sfasciato e diviso il Paese, fatto strame della Costituzione, seminato discordia tra i cittadini e tra le Istituzioni, legiferato ad personam e simili nefandezze, vadano oggi riconosciuti onori e presentati come prestigiosi candidati del centrosinistra all’elettorato che li ha avversati, a chi sta pagando i costi di una politica arrogante e ignorante e a coloro i quali spetterà l’ingrato compito di ricostruire dalla macerie. A loro non si può raccontare che il detto “Chi rompe paga e i cocci sono suoi” non vale a sinistra e che anzi bisogna accollarsi il mantenimento di chi ha fatto il danno.
Gli elettori, affascinati dalla chimera di Berlusconi e che oggi riprendono contatto con la realtà e la responsabilità e votano per il centrosinistra, sono nel loro pieno diritto di cambiare orientamento e schieramento. Sono, siamo, cittadini semplici e liberi di scegliere.
Anche i deputati ed i senatori eletti con la casa delle libertà e tutti quelli che hanno esercitato potere politico con il centrodestra, hanno diritto di mutare opinione ma, se sono in buona fede, devono serenamente accettare la regola che gli errori e le bocciature non possono essere premiati. Né gogna né spoil system, ma c’è un’etica della politica che occorre convintamente rispettare e praticare.
Dietro le facce ci sono le storie, e le storie di chi ha governato male in questi anni non possono essere dimenticate.
Il centrosinistra, se non vuole diventare un centro di recupero - con un’area centrale mobile ma all’interno della quale ci sono sempre gli stessi uomini buoni per tutte le stagioni - e deludere le aspettative del suo elettorato e di chi è convinto che occorre cambiare, deve con franchezza dire no ai transfughi per interesse.
Se invece vuole dare corpo alle speranze, alimentare la voglia di tornare ad appassionarsi di politica e ricostruire la possibilità di futuro, bisogna che abbia il coraggio di candidare a dirigere il Paese le facce e le storie di cui possiamo andare orgogliosi.

politica e transumanze

«Non ho mai conosciuto un uomo che meritasse di essere invidiato»
(Enzo Biagi)