trapianto: impariamo a conoscere questa parola

  di carmelo sgandurra  

 

Trapianto: un argomento ancora difficile in Italia, un tema controverso e discusso per la mancanza d'informazione corretta, per la scarsa sensibilizzazione, per una legislazione arretrata rispetto al resto d'Europa. Mentre migliaia di uomini, donne e bambini attendono un trapianto che possa dar loro una nuova vita, l'ANED si impegna da anni a vari livelli per cercare di migliorare la situazione, per eliminare i dubbi e far crescere la solidarietà. Questa pagina è uno dei tanti modi per cominciare ad avere idee più chiare su cos'è un trapianto e cosa può significare per molte persone.
Cos'è un trapianto?
Il trapianto è la sostituzione di un organo non funzionante con un organo sano prelevato o da un donatore consanguineo vivente (solo per il rene e riservato dalla legge ai parenti stretti), o da una persona deceduta e rappresenta l'unica vera cura disponibile per un numero crescente di persone affette da insufficienza irreversibile renale, cardiaca, polmonare, epatica o pancreatica. L'esperienza acquisita e i grandi passi della medicina consentono ai trapiantati di vivere molti anni e con una qualità di vita che nessun'altra terapia può assicurare: oltre la metà dei pazienti ha ancora organi funzionanti a distanza di 15 o più anni.
Quando e da chi si possono prelevare organi e tessuti
Il prelievo da cadavere può essere eseguito su persone vittime di incidenti mortali o decedute per lesioni celebrali (emorragia, tumore celebrale primitivo, ecc.) in assenza di malattie. Ci sono limiti di età (intorno ai 55-65 anni) per cuore, polmoni, fegato e pancreas, più alti per i reni, mentre per le cornee non ci sono.
Come si stabilisce con certezza la morte di un individuo?
C'è una sola morte: quella cerebrale. Infatti la cessazione della funzione cardio-respiratoria non ha i caratteri della irreversibilità: essa può essere ripristinata con il massaggio cardiaco e con la ventilazione polmonare. Solo il rilievo della cessazione totale e irreversibile della funzione cerebrale costituisce il metodo sicuro per accertare la morte.
Coma e morte celebrale sono la stessa cosa?
La morte cerebrale non deve e non può essere confusa con il coma. Nel coma si ha la perdita più o meno prolungata dello stato di coscienza, ma rimangono le funzioni deputate al mantenimento della vita. La morte cerebrale si identifica invece con la perdita totale e definitiva di tutte le funzioni cerebrali, quindi anche di quelle che consentono la vita vegetativa (il respiro, il controllo del battito cardiaco e del calore del corpo).
I criteri e gli esami per accertare la morte sono:
- stato di incoscienza
- causa del danno cerebrale, tramite TAC e Risonanza Magnetica Nucleare
- assenza di riflessi del tronco cerebrale (struttura deputata a mantenere le funzioni fondamentali della vita)
- assenza di respiro spontaneo
- assenza di qualunque attività elettrica celebrale, tramite elettroencefalogramma
- assenza dell'irrorazione di sangue al cervello
In più l'esame clinico che è fondamentale per constatare il decesso.
E la legge cosa dice?
I criteri per la diagnosi di morte cerebrale sono rigidamente fissati dal D.M. 582 del 1994 attuativo della legge 578 del 1993 che prevede, dopo l'accertamento di morte, un periodo di osservazione della salma di almeno 6 ore da parte di un collegio di tre medici. La legge 644 del 1975 che regola l'intera materia prevede che il prelievo non può avvenire solo se c'è stata in vita un'opposizione esplicita del soggetto, oppure se si oppongono parenti. Molte delle opposizioni dei familiari sono dovute all'angoscia di dover interpretare, in un momento così doloroso, la volontà del loro caro, che non ha mai affrontato il discorso. Per questo l'ANED si sta attivando per presentare una proposta di legge che garantisca il rispetto dell'opposizione espressa in vita e liberi la famiglia dal peso di dover decidere.
Il pensiero delle religioni
In varie occasioni il Papa si è pronunciato a favore della donazione dgli organi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica recita "Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e meritorio". Per il rabbino Luciano Caro "la vita è un dono di Dio... e ognuno non è padrone assoluto del proprio corpo. Di fronte alla necessità di salvare una vita umana tutti i divieti diventano secondari". Per il Codice Islamico è un grande gesto di carità e risponde perfettamente alla volontà di Dio.
Ed io che cosa posso fare a favore del trapianto?
- Comunicare ai tuoi familiari il desiderio che i tuoi organi, quando non ci sarai più, servano a ridare vita e salute.
- Tenere fra i documenti che porti con te una tua dichiarazione scritta, firmata e datata, che comunica questa tua scelta.
- Diffondere la cultura sul trapianto come sorgente di vita e di salute.

nessun uomo è un'isola, completo in sé; ciascuno è parte del continente, un pezzo di terra ferma. (John Donne)

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