la fatica è tanta, l’orgoglio è ferito

  di michele accolla  

 

La fatica è tanta. E’ quella di chi giorno dopo giorno insegue un cambiamento radicale della proprie identità professionale, contando sulla propria ostinazione la propria coerenza e tenacia, e poco altro tra le mille difficoltà del quotidiano.
L’orgoglio è ferito. E’ quello di chi ha visto comprimere il proprio ruolo decisionale all’interno della scuola, da una riforma complessiva che ha svuotato il ruolo partecipativo del docente, deresponsabilizzandolo, in modo sostanziale nel campo delle scelte di politica scolastica.
La mancata riforma degli organi collegiali ha infatti impedito di introdurre dei contrappesi ai poteri e alle responsabilità concentrati sul Dirigente scolastico al quale ogni istituzione scolastica è legata in modo a mio avviso eccessivo
Il ruolo del Dirigente è ormai un ruolo prevalentemente di gestione amministrativa.
Si sente il vuoto di una leadership didattica.
Il D.S. continua a presiedere il Collegio dei docenti con una impronta che è ormai prevalentemente gestionale e amministrativa.
La fatica di chi lavora consapevole al tempo stesso dell’importanza del proprio lavoro sui giovani e dello scarso prestigio sociale di cui gode oggi la scuola e chi ci lavora.
Di chi non si sente parte di un grande progetto di rilancio dell’intero paese.
Al di là infatti di certe retoriche affermazioni, si investe poco sulla scuola e sugli insegnanti, per accompagnarli in un passaggio cruciale della nostra società: la scuola non è più quello che è stato e non è ancora quello che sarà.
Si lavora tra difficoltà e paradossi, come quello di non trovare fondi per l’acquisto di strumenti per la didattica, in scuole che sono spesso ospitate in locali in affitto concepiti per altri usi, in scuole però travolte da fiumi di denaro per finanziare progetti che hanno ormai corrotto la scuola dal suo fine istituzionale.
In scuole che tra progetti del PON e del POR, arrivano anche a superare il numero di 30 nella stessa annualità.
Un fiume di risorse, gestito talvolta in modo scomposto, che rischia di travolgere la didattica ordinaria, senza quasi mai contaminarla positivamente.
I risultati delle attività finanziate spesso non diventano patrimonio condiviso all’interno delle stesse scuole, anche per la mancata attuazione della riforma del MIUR.
Pesa infatti l’assenza di strutture territoriali in grado di supportare efficacemente le scuole autonome mettendo a disposizione strumenti e professionalità che queste non trovano al loro interno.
Acade così che gli interventi, come quelli che riguardano la riduzione dell’abbandono scolastico ad esempio, rimangano spesso al livello di sperimentazione, senza diventare innovazione e quindi parte integrante e sostanziale della didattica ordinaria, osservatori che misurino costantemente, su base territoriale, i dati sulla base dei quali le scuole autonome possano intraprendere correttamente le decisioni di politica dell’istituzione scolastica.
La confusione tra Istruzione Tecnica, Istruzione Professionale e Formazione professionale, è uno dei più macroscopici errori della riforma Moratti.
La cancellazione dell’Istruzione Tecnica, la pretesa trasformazione di tutti i corsi di studi in percorsi liceali, propedeutici agli studi universitari, togliendo terminalità e finalizzazione alla scuola, e rimandando ad una misteriosa e tutta da pensare istruzione e formazione professionale, sta progressivamente svuotando gli istituti tecnici e professionali. L’incertezza sul futuro degli insegnanti delle materie tecniche e professionali è un elemento di confusione e ansia che aggiunge frustrazione a chi appartiene a queste categorie.
In particolare la categoria degli insegnanti tecnico pratici, che tanto ha contribuito e contribuisce alla formazione di tanti validi tecnici intermedi, oggi è diventata una categoria trasparente, di persone in carne ed ossa, che si chiedono quale sarà il loro futuro senza che nessuno si preoccupi, non tanto di risolvere il problema, ma almeno di definirlo tale dando dignità a questa sofferenza.
La questione è tanto rilevante quanto si pensa a cosa è la formazione professionale in regioni come la Sicilia.
I Sicilia la formazione professionale è poco più che niente, a volte poco meno che niente.
E intanto, a pochi giorni dalla riforma, l’Assessore regionale alla P.I. ha pensato bene di inviare alle scuole siciliane una circolare nella quale offre la possibilità di istituire nuovi indirizzi di studio, corsi o sezioni, per l’anno scolastico 2005/2006.
Corsi che durerebbero un solo anno, perché il decreto, in tutte le 10 bozze di cui finora si ha notizia, prevede l’entrata in vigore del nuovo ordinamento nell’a.s. 2006/2007.
E’ stata l’occasione per alcuni collegi docenti di tentare di schermare alcuni posti di lavoro, sacrificandone ovviamente altri, in una lotta tra poveri per la sopravvivenza.
E di questo c’è davvero poco da essere orgogliosi.

l'intervento alla giornata sulla scuola alla fabbrica del programma di prodi