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Lo avevo visto in Tv, in quella
terribile estate del ’92, quell’anno drammatico!. Lui che,
in via D’Amelio, devastata dal fumo e dall’orrore della mafia,
si appoggia al braccio del giornalista che lo intervista, quasi ad invocare
conforto, a cercare conforto, a voler condividere quel dolore con i “cittadini”.
E dichiara: “E’ tutto finito!”, con un’espressione
di immenso sconforto, e per me, che dai miei appena 20 anni, non avevo
ancora incominciato il percorso, fu un colpo!
E mi sono chiesta cosa fosse finito. E io, se tutto era finito, non potevo
incominciare a fare qualcosa contro, non potevo immaginare di impegnarmi,
di dare il mio contributo! E io, dove ero stata prima di quel “tutto è finito”?
Non facevo parte di quella storia, che era stata costruita col sangue degli “eroi”,
che non avrebbero voluto essere tali, era troppo tardi allora per schierarmi,
per reagire, per analizzare quella rabbia, quel desiderio di giustizia,
dare un senso a quelle “morti”?
Cos’era stata e cos’era la mafia, di cosa era capace di fare,
quanti altri colpi avrebbe potuto infliggere?!?
E dopo quell’affermazione di “Nonno Nino”, non c’erano
parole, né lacrime, solo pensieri, quasi una sconfitta! Ma il “miracolo” della
morte di Paolo Borsellino, venne due giorni dopo. Quel suo gesto di vittoria,
dal Palazzo di Giustizia di Palermo, davanti ad una piazza gremita di gente,
giovani soprattutto, significava che: “le battaglie in cui si crede,
non sono mai perse!”. Così disse ad un giornalista, nell’ultima
intervista che Antonino Caponnetto rilasciò, rispondendo alla domanda: “E’ forse
una battaglia persa, mettere in conto di finire esploso, o sparato per
un paese come l’Italia?”.
Lui non ebbe esitazioni nel rispondere in quel modo, dando senso alla speranza,
alla fiducia nelle nostre forze, negli ideali in cui crediamo, per cui
lottiamo, ai quali dobbiamo rimanere ancorati sempre!
Credo che quel suo gesto sia uno dei segni più importanti del mio
impegno antimafia, al quale mi sono sempre aggrappata nei momenti di stanchezza
e smarrimento.
Questa profonda consapevolezza è ritornata nel giugno del ’96,
quando nel corso del mio primo intervento alla II Assemblea Nazionale di
Libera, arrivò “Nonno Nino” ed in punta di piedi si
sedette tra gli amici di tutta Italia, ascoltando e contribuendo ai lavori
della giornata. Io raccontavo della realtà siracusana, era l’unica
realtà siciliana presente, dicevo delle attività di Libera,
l’imponente raccolta di firme per confiscare i beni ai mafiosi, oggi
legge dello Stato, e, mentre, mi ritrovavo e rivedevo quel gesto di vittoria,
limpido, lineare, vivo, scolpito nella mia memoria. L’emozione che
Nonno Nino stesse ascoltando la storia del Coordinamento Provinciale di
Libera – Siracusa, mi accompagnò per un lungo periodo, fino
a quando non venne a trovarci a Siracusa nel febbraio ’97. L’incontro
avvenne in una parrocchia siracusana, una consueta riunione di Libera con
la presenza di un ospite particolare. C’era anche Nonna Betta. Ci
ha lasciato una splendida eredità che dovremo essere capaci di raccogliere
e testimoniare.
Altre volte ho avuto la fortuna di incontrarlo in giro per l’Italia,
accompagnato dalla sua apparente fragilità, dalla sua grandissima
forza morale, dalla tenerezza di “Nonno Nino”, dalla straordinaria
capacità di sostenere i suoi colleghi nella lotta contro ogni forma
di mafia o corruzione, come un padre fa con i suoi figli, con il profondo
affetto che lo legava ai suoi figli Giovanni e Paolo.
“
Avete veramente perso la capacità di indignarvi, la volontà di
difendere gli ideali in cui siamo cresciuti? Non avete ancora capito che
sono in gioco, ormai, gli stessi basilari principi di ogni vera democrazia?
Ed allora non perdete altro tempo! Fate giungere, nel modo che ritenete
più opportuno, l’espressione del vostro sdegno e della vostra
protesta”.
Sono il suo urlo di rabbia, nei confronti delle dichiarazioni del ministro
Lunardi, sulla necessità di convivere con la mafia.
Mai, come in questo momento storico, siamo chiamati a battere un colpo
alle ingiustizie, ai potenti, ai rivolo delle leggi che avvantaggiano pochi,
a chi si fa le leggi per sé, a dare voce a chi non c’è più,
perchè ucciso dalla mafia, a chi non ha voce, perché piegato
e schiacciato dal peso della mafia, a chi questa voce può averla
solo tramite noi, per mezzo di noi.
Tocca a noi continuare nel percorso intrapreso, con coerenza, determinazione,
coniugando la “memoria con l’impegno”.
Si apre una nuova stagione d’impegno antimafia, che dovremo sapere
interpretare, conoscere e costruire insieme, e l’unica velocità possibile è arrivare
tutti alla meta. Non parole di protesta, ma progetto di giustizia, proposta
alternativa alle mafie!
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