il consiglio comunale di avola: un ologramma

  di corrado girasella  

 

Occuparsi del governo della polis non sembra essere la principale preoccupazione dei consiglieri comunali avolesi.
Sera di maggio, il palazzo municipale ospita l'ennesima seduta consiliare. L'ora tarda spingerebbe chiunque a tornare a casa, dopo una lunga giornata di lavoro, per accingersi presto attorno al desco familiare. E difatti, i cittadini presenti in aula sono pochi, ma in ogni caso in numero superiore ai consiglieri votanti, numero che con il passare dei minuti va assottigliandosi, col determinare, dopo appena un'ora dall'apertura dei lavori, la conclusione anticipata della seduta ed il suo aggiornamento a data da destinarsi.
Eppure, uno sguardo veloce all'ordine del giorno e si fa presto a comprendere che molte sono le voci cui bisognava dare risposta e soluzione: le interrogazioni al sindaco, l'esame delle cause ineleggibilità e di incompatibilità sopravvenute a carico di alcuni consiglieri, la verifica delle aree
da destinarsi a residenza, alle attività propedeutiche e terziarie.
Essere chiamati al governo della città, sia nel ruolo di consigliere comunale di maggioranza sia in quello, ancor più importante, di consigliere d'opposizione, è compito che ciascun rappresentante dovrebbe svolgere con assiduità, pazienza e spirito di servizio. Tuttavia appare chiaro che queste tre virtù non abbondino tra i consiglieri. La partecipazione solerte e cospicua dei nostri eletti ai lavori consiliari, spesso, si limita alle occasioni importanti, quando c’è da nominare un revisore, confermare un incarico, determinare un finanziamento.
Durante le sedute, è invalso il cattivo costume, in spregio a qualsiasi richiamo del presidente dell'assemblea o bon ton istituzionale, di rimbrottare il collega consigliere mentre quest'ultimo ancora si sforza di partecipare l'uditorio del suo pensiero o delle ragioni politiche che lo determinano verso un certo provvedimento.
Si preferisce sgattaiolare silenziosamente, anziché ascoltare gli interventi o le risposte di un sindaco, che già raramente onora il Consiglio della sua presenza.
E' un quadro desolante, specchio dell'inciviltà politica di questa città, in cui non ci sono più i partiti, ridotti a stazioni di collocamento di questo o quel professionista, in cui il confronto tra cittadini sulla soluzione dei problemi comuni è stato sostituito da direttori non rappresentativi, in cui la formazione politica è demandata ormai alle parrocchie.
Invece sarebbe opportuno che il Consiglio Comunale si riappropriasse della sua funzione di indirizzo politico e di controllo nei confronti dell'amministrazione cittadina. Il Consiglio deve tornare ad essere la sede naturale per discutere ed affrontare i problemi di una città con più di trentamila abitanti. Forse è tempo di cambiare, per ritrovare quell'entusiasmo nel far politica che l'attuale classe dirigente ha perso per strada.

le cattive abitudini