caponnetto, la memoria, il 25 aprile

  di roberto de benedictis  

 

Nei giorni scorsi abbiamo ricordato Antonino Caponnetto. Grazie a Libera che ha organizzato ben quattro incontri in diversi centri della provincia, ai quali hanno partecipato magistrati, studiosi, storici, politici e uomini di tutte le istituzioni.
La prima volta che presi parte ad un incontro su Caponnetto fu in una chiesa di Palermo, pochi giorni dopo la sua morte, avvenuta il 6 dicembre del 2002. In quella veglia organizzata in sua memoria, tutti quelli che lo avevano conosciuto raccontavano del magistrato e dell’uomo. Molti, con amarezza, sottolieavano l’assenza, ai suoi funerali, di qualsiasi rappresentante del governo. In uno degli incontri di questi giorni, il Presidente della Commissione Nazionale Antimafia ci ha detto che non c’era nemmeno lui.
Di Caponnetto mi colpisce la sua “normalità”. Quando chiede di andare a Palermo per prendere il posto di Rocco Chinnici ammazzato dalla mafia, era un magistrato come tanti che da trent’anni svolgeva il suo lavoro in una sede relativamente tranquilla come Firenze. Spirito di servizio a parte, cosa gli faceva credere che sarebbe stato all’altezza di quel ruolo, a Palermo, così diverso da ciò che aveva fatto fino ad allora? Fu presunzione. Ma dettata dall’urgenza di offrirsi. La presunzione di un uomo normale, un siciliano vissuto fino a quel momento al riparo da ogni serio pericolo,che decide di fare la sua parte. Inevitabile pensare che questa nostra terra sarebbe assai migliore se in molti i suoi figli comuni, intelligenti, geniali come sanno essere, sentissero l’urgenza di offrirsi anziché vivere al riparo, lasciando che ad occupare la scena siano spesso i meno dotati, i furbi, i mediocri. Di Caponnetto mi colpisce ancora la normalità di quella disperazione, di quel “tutto ormai è finito” pronunciato dopo aver toccato il corpo freddo di Borsellino, come nel dramma assurdo di un padre a cui tocca in sorte di sopravvivere al figlio. Si pentì poco dopo di quella frase, ma mi è sempre parso assai più credibile ed eroico proprio per essersi disperato ed aver pianto come moltissimi di noi, in quelle ore.
Come per Caponnetto, pochi giorni prima avevamo ascoltato Olga D’Antona per ricordare suo marito Massimo, ucciso dalle Brigate Rosse e Rita Borsellino. Cosa lega queste testimonianze? Ricordare non è celebrare. Intorno a certi fatti accaduti, intorno a talune figure scomparse, cresce la nostra reazione antimafiosa, trae forza il nostro impegno per la democrazia. Ma chi oggi ha vent’anni ne aveva 7 quando Borsellino fu ucciso e di lui può sapere solo ciò che qualcuno gli ha roccontato o ha scritto. L’oblio non solo uccide più della morte ma spesso cancella la vita vissuta. Ecco l’importanza del ricordare. E perché Olga D’Antona, Rita Borsellino, Caponnetto finché fu vivo, parlano alle celebrazioni del 25 aprile? Perché minacciata dal fascismo o dal terrorismo o dalla mafia, è sempre in gioco la nostra democrazia.
Ecco dunque: …. marzo 2005, nell’Assemblea Regionale Siciliana. L’on. Fleres, Forza Italia, presiede la seduta ed è al contempo il firmatario di un emendamento che istituisce la giornata contro la violenza sui minori: data scelta il 25 aprile. In dieci secondi lo mette in dis-cussione e passa alla votazione con quella ben nota e collaudata parola: “chièfavorevolerestiseduto-chiècontrariosialzi”. Altri tre secondi, nemmeno il tempo di reagire, ed è fatta: l’Assemblea approva. Il 25 aprile non è più soltanto la festa della liberazione, diventa altro. Fra dieci anni nei dodicenni di oggi sarà scomparsa ogni traccia del “nostro” 25 aprile, soppiantato dalla festa ...... . Il sistema è garantito: c’è qualcuno oggi che dietro la festa del papà, letterine, bacetti e regali, si ricorda che il 19 marzo era dedicato a S. Giuseppe? Eppoi, la subdola e cinica strumentalizzazione dei bambini. Si saranno detti: “Come potranno dire di no ad una giornata pei picciriddi? Utilizziamo loro per cancellare questa storia del 25 aprile!” Quella sera l’opposizione si è rivoltata ed è accaduto, incredibile, che la votazione contestata è stata ripetuta, quindi l’emendamento bocciato ed al suo posto approvato un altro che ha fissato la giornata contro la violenza sui bambini alla prima domenica di maggio. Il 25 aprile rimane così quello che è. Ma Forza Italia pure.