perchè voterò sì

  di salvatore rapisarda  

 

Dico subito che intendo votare SI a tutti e quattro i quesiti che il referendum del 12 e 13 giugno ci pone.
Parlo come cristiano evangelico e come pastore della chiesa evangelica battista. In questa mia veste parlo a titolo personale; non parlo a nome di altri evangelici né a nome delle persone che frequentano la chiesa di cui sono pastore. Nel mondo protestante nessuno parla o prende decisioni per gli altri; la responsabilità personale e la libertà di coscienza sono principi ai quali non intendiamo venir meno.
Voterò SI perché ho firmato tutte e cinque le richieste e sono deluso del fatto che non ci sia stato concesso di votare per l’abrogazione della legge nel suo insieme. Essa è una pessima legge, che risponde a una visione autoritaria e maschilista della società. Risponde anche a una visione cattolica, tanto che il card Ruini preferisce far fallire il referendum, per mantenere lo status quo, cioè per mantenere la legge così com’è. Desidero ricordare che l’Italia è uno Stato laico, non c’è più alcuna religione di Stato, anche se l’occupazione cattolica della società ha raggiunto ormai livelli di integrismo da paese teocratico, come dimostrano leggi come la 40, l’asfissiante presenza sui mass-media, la mancanza di pluralismo religioso che fa apparire i cattolici come gli unici depositari della verità, negando spazio e visibilità a chi è portatore di cultura, di spiritualità e di proposte che vogliono portare del bene alla società nel suo insieme.
La 40 è una legge che non rispetta il diritto della donna alla gestione del proprio corpo, alla libertà di scelta in qualsiasi momento della propria esistenza, alla ricerca della propria salute e della propria felicità, all’affermazione della propria emancipazione dalla tutela del coniuge o convivente (quesiti 2, 3 e 4). Una legge che non rispetta così la donna, una persona adulta e vitale, si incammina per una strada pericolosa in cui i diritti di tutti, a cominciare da quelli dei più deboli, vengono negati. Infatti, siamo di fronte a una legge che pone seri ostacoli alla ricerca scientifica a favore di chi è affetto da gravi malattie (quesito n. 1). Ci troviamo di fronte a una legge che favorisce il “turismo ginecologico” per chi se lo può permettere. Anche in questo caso crea discriminazioni a danno dei più poveri ed espone le donne al rischio di imbattersi in quei loschi individui che prima della 194 si chiamavano “mammane” o “cucchiai d’oro”, persone che agiscono al di fuori di ogni controllo e senza alcuna garanzia di professionalità.
Abrogando quanto più si può di questa legge, cioè votando SI a tutti e quattro i quesiti, avremo compiuto un passo nella direzione di una società più civile, in cui si potrà dare speranza a chi oggi non ha possibilità di guarire, a chi non può permettersi costosissime e pesantissime cure per una gravidanza medicalmente assistita, a chi potrà coronare il sogno di un figlio, anche senza la tutela di un partner, o facendo ricorso a una banca seme. Una società che saprà dare speranza e che non si muoverà nella direzione di minacciare sanzioni saprà educare i suoi cittadini in un clima di fiducia e di apertura alla vita. Di questo vento nuovo si sente un gran bisogno.