we must be radical

  di kerry kennedy  

 

Piero Fassino, Valter Veltroni, Massimo D’Alema, amici, buongiorno.
E’ un onore, una gioia, essere qui con voi, per parlarvi di diritti umani.
L’ultima volta che ero stata a Roma, nel settembre scorso, tutta l’Italia viveva l’attesa angosciosa di qualche informazione sulle due Simone.
E il mondo ha celebrato e il mondo ha celebrato il loro ritorno a casa sane e salve, qualche settimana dopo.
Questa settimana, ancora una volta, il mondo celebra il coraggio poderoso del popolo irakeno che ha sfidato la morte per affermare il proprio diritto al voto.
E questa mattina, di nuovo, il mondo si unisce al popolo italiano nell’esprimere l’orrore per la brutalità subita dalla coraggiosa giornalista Giuliana Sgrena, che non cercava null’altro che poter esercitare il proprio diritto alla libertà di espressione.
Un diritto che è un principio essenziale della democrazia.
E quasi a dimostrare il suo convincimento, che una elezione da sola non fa una democrazia, Giuliana è stata sequestrata, rapita.
Deve aver saputo che la causa di morte principale per i giornalisti in tutto il mondo è l’assassinio.
Deve aver saputo che una donna su tre subisce un’aggressione sessuale nel corso della propria vita.
Immaginate il coraggio di questa grande donna italiana.
A nome di tutti coloro che credono nei diritti umani, vi siamo vicini, con tutto il cuore.
Ho cominciato a occuparmi di diritti umani ventitre anni fa, come stagista nell’ambito di Amnesty International, a Washinghton. Una causa appassionante, un nemico pericoloso e potente, ma mi sono trovata circondata da piccoli Davide, che, con in mano poco più che le fionde dei loro cuori, e qualche nervo e tendine per sostenerli, hanno deciso di resistere contro un mondo di Golia.
Guardando retrospettivamente, sembra che abbiano vinto gli Angeli.
Allora, le dittature militari dominavano tutto il Sudamerica.
Oggi, l’unica di queste dittature ancora al potere è quella di Fidel Castro a Cuba.
Allora, il comunismo dominava l’Europa dell’est.
Oggi, l’ultimo dell’era comunista dei tiranni, Slobodan Milosevic, è alla sbarra all’Aia.
Allora, il Sud Africa pativa l’agonia dell’aphartaid.
Oggi, il Sud Africa ha vissuto una transizione pacifica con dei dirigenti eletti liberamente dalla maggioranza della popolazione.
Allora, i diritti delle donne non erano una priorità nell’agenda internazionale.
Oggi la Convenzione internazionale contro la discriminazione delle donne e per i diritti delle donne, è stata ratificata da 172 nazioni. Purtroppo, il mio paese non è tra questi.
E allora, il governo bianco del nord del Sudan, stava lanciando la propria aggressione contro i neri poveri del sud.
Tre settimane fa quella guerra si è conclusa, e l’accordo di pace è stato celebrato in tutte le capanne di quel paese.
Tutti questi cambiamenti sono avvenuti non perché i governi volessero questi cambiamenti, anzi, in tutti questi casi i governi hanno cercato di bloccarli.
Non sono avvenuti perché dei grandi eserciti volessero questi cambiamenti, anzi, questi grandi eserciti hanno cercato i bloccarli.
E non sono avvenuti perché le grandi imprese internazionali volessero questi cambiamenti, anzi, le multinazionali hanno cercato di bloccare molti di questi cambiamenti.
I governi, i militari, le grandi imprese, vedevano la scelta di giustizia come una minaccia per il proprio potere, nei confronti della loro posizione e dei loro profitti.
La vittoria invece è arrivata perché ha trionfato lo spirito umano.
Donne e uomini coraggiosi, con poche risorse al di là della loro determinazione, hanno rischiato la vita per i diritti umani.
Sono stati degli individui a creare il cambiamento. Individui che hanno preso in mano il sogno di libertà e l’hanno tradotto in realtà.cE il loro impegno, il loro sforzo, ha creato un effetto a cascata, ha incoraggiato altri, ha costruito un’ondata possente che ha trascinato e abbattuto i muri più potenti della repressione e della resistenza.
Troppo spesso, nel mondo di oggi, di politica basata sui compromessi, ci viene consigliato di spostarci al centro, se vogliamo vincere, e in alcuni paesi, quelli che sono al potere demonizzano il dissenso, usano il potere che viene dalla loro collocazione al governo per reprimere la libertà di parola, e accusano chi li critica di essere non patriottico, o persino di essere troppo radicale. Conoscete qualcuno che si comporta così?
Ve ne può dire qualcosa Richard Clark, Jim Jeffords o John Kerry.
Per parafrasare Martin Luter King, la nostra lotta è non violenta, ma quando si tratta di giustizia, dobbiamo essere radicali, oggi, dobbiamo essere radicali se vogliamo fermare più di 60 milioni di aborti selettivi, in paesi come la Cina e l’India, nella quale un neonato maschio ha maggior valore di un neonato femmina.
E dobbiamo essere radicali in patria, per fermare coloro che vorrebbero privare le donne del diritto all’autodeterminazione.
Dobbiamo essere radicali per fermare la violenza contro le donne in Russia, dove 14.000 mogli vengono uccise ogni anno dai loro mariti.
E dobbiamo essere radicali se vogliamo porre fine alla violenza in famiglia, nel nostro paese e nelle nostre case.
Dobbiamo essere radicali per porre fine, una volta per tutte, alle pratiche attuate in Ruanda, in Bosnia, nella repubblica dominicana del Congo, dove quasi un milione di donne sono state stuprate e mutilate come strumento o forma di guerra, e dove i figli maschi sono costretti, con la punta dei fucili, a stuprare le proprie madri.
E dove i militari che compiono questi atti innominabili non vengono puniti mentre vengono ostracizzate le vittime.
Dobbiamo essere radicali per salvare le vite di dieci milioni di persone per malattie che si potrebbero prevenire.
E dobbiamo ampliare le proprie preoccupazioni e interesse e portare avanti non solo i diritti politici, ma anche i diritti economici.
Dobbiamo batterci per dare opportunità a tutti, in un mondo in cui la ricchezza delle tre persone più ricche di tutto il mondo equivale al PIL dei quarantatre paesi più poveri.
Un mondo in cui un miliardo di persone, per la maggior parte donne e bambini, vivono con meno di un euro al giorno.
Dobbiamo batterci per i duecento milioni di bambini che sono intrappolati nell’inferno del lavoro minorile.
In un mondo in cui alle donne e agli uomini è negato il diritto di formare i sindacati, che è la loro unica speranza di ottenere dei salari con cui poter sopravvivere e condizioni di lavoro dignitose.
E dobbiamo batterci in difesa dei nostri anziani quando coloro che sono al potere cercano di privarli della loro sicurezza sociale e finanziaria.
Abbiamo di fronte queste sfide moderne, e dobbiamo fondarci sullo stesso senso di responsabilità per proteggere la dignità umana e la passione per la causa della libertà allo stesso modo in cui abbiamo fatto in passato, e in questa causa dobbiamo portare la stessa fiducia, lo stesso convincimento che hanno gli angeli che si battono dalla parte della libertà.
Oggi, i Democratici di Sinistra affrontano la sfida degli anni a venire; è un’opportunità di costruire una base più ampia e più dinamica, a sostegno di tutti questi temi, in modo che abbiano un ruolo più centrale sulla scena politica del futuro.
Oggi, i Democratici di Sinistra possono impegnarsi per un mondo più giusto e pacifico, un mondo in cui domini la libertà.
La libertà che consenta a tutti i bambini di avere il diritto di andare all’asilo.
Una libertà che renda possibile per le donne, con l’aiuto della procreazione assistita, di realizzare il proprio sogno di avere un figlio e una famiglia.
Una libertà che consenta a coloro che vengono perseguitati nel proprio paese di ottenere asilo politico qui in Italia, e che consenta agli immigrati clandestini che già lavorano, e lavorano sodo, per contribuire alla forza dell’economia italiana, che possano diventare degli immigrati legali.
Una libertà che consenta ad ogni donna, ad ogni bambino, ad ogni uomo, in questa terra fantastica, di avere accesso a un’assistenza sanitaria accettabile, ad un’istruzione e a un salario che consenta di vivere.
Margaret Meed ha detto: “Non dovete mai dubitare del fatto che un piccolo gruppo di persone decise possono cambiare il mondo. In realtà è l’unica cosa che abbia mai portato il cambiamento”.
E quindi, nel tornare a casa, oggi pomeriggio, tenete con forza il vostro coraggio, il vostro impegno. Siate radicali nella lotta per la giustizia, e non dubitate mai che questo gruppo di persone determinate può davvero cambiare i mondo.
Insieme ce la faremo.

l'intervento dikerry kennedy, figlia di robert e leader delle battaglie per i diritti umani nel mondo, all'in congresso ds di roma il 5 febbraio scorso