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Lo scorso 5 Marzo si è finalmente
conclusa la vicenda del rapimento della nostra connazionale e giornalista
Giuliana Sgrena, che da un mese circa era nelle mani di una banda di
facinorosi iracheni. Purtroppo l’epilogo tragico della vicenda,
che ha visto la morte di Nicola Calipari in circostanze ancora tutte
da chiarire, ha lasciato una grande amarezza in tutti noi e questo impedisce
di poter fare una analisi serena di questa vicenda e in generale della
situazione irachena dove, benché si siano svolte elezioni da più parti
invocate e indicate come la fine di tutti i mali, continuano a regnare
sovrani il caos e la violenza, e tutto sotto gli occhi di chi avrebbe
dovuto portare la pace e la democrazia.
Giuliana Sgrena ha 57 anni ed è una giornalista de “il Manifesto”,
da sempre impegnata sul fronte del pacifismo e del giornalismo “puro”,
cioè da sempre alla ricerca delle verità che altri per paura
o per opportunità preferiscono evitare. Con questo spirito si è recata
in Iraq malgrado le raccomandazioni del governo italiano che la invitavano
a non partire per quelle zone, ed è quello stesso spirito che l’ha
spinta a raccontare quella sporca guerra che sta insanguinando quelle zone
del mondo. Una volta giunta in Iraq si trovò nell’alternativa
di dover scegliere se stare chiusa in albergo per raccontare al suo giornale
le verità dei dispacci d’agenzia o rischiare di finire sequestrata
per colpa del suo lavoro. Giuliana non ha avuto dubbi scegliendo di scendere
per strada, tra la gente, in mezzo alle donne e ai bambini martoriati da
una guerra che non capiscono, in quei mercati spesso obiettivo di colpi
di mortaio ma luoghi insostituibili di comprensione degli usi e costumi
di quei popoli. Ha scelto di recarsi in mezzo ai profughi di Falluja, gli
unici in grado di raccontare la verità sull’assedio americano
di quella città, che ha provocato migliaia di vittime, non riuscendo
a distinguere fra donne, bambini, anziani e terroristi, tutti indistintamente
fatti fuori da armi che i testimoni continuano a dire non convenzionali.
Subito dopo essere stata liberata e malgrado l’enorme dolore provocato
in lei dalla morte di Calipari, morto per farle da scudo contro i proiettili
americani, ha dichiarato che uno degli effetti collaterali più gravi
della guerra è che la stessa uccide la comunicazione, che rischia
di diventare falsa e tendenziosa, e ciò non sarebbe giusto perché non
servirebbe per far maturare nelle coscienze un vero sentimento di bene
e di fratellanza.
E’ per i motivi sopra elencati che mi è sembrato naturale
accogliere l’invito che la Sinistra Giovanile di Siracusa ha rivolto
alle istituzioni locali subito dopo la liberazione della giornalista del
Manifesto, e cioè quello di concedere la Cittadinanza Onoraria a
Giuliana Sgrena, intendendo lanciare con questo un segnale di riconoscimento
verso l’impegno che questa donna ha profuso negli anni con il suo
lavoro, ma anche per voler identificare in lei, quanti, fra giornalisti,
operatori umanitari, scelgono di rischiare la propria vita pur di poter
contribuire alla costruzione di un mondo migliore.
Ed è così che ho provveduto ad adempiere ai passaggi burocratici
previsti dal regolamento del Consiglio Comunale di Siracusa, e grazie alla
collaborazione di altri consiglieri comunali, ho presentato la richiesta
ufficiale di inserimento all’ordine del giorno di una prossima seduta
del civico consesso (ancora da stabilire) del punto che ci sta tanto a
cuore. Non sarà facile raggiungere l’obiettivo che ci siamo
prefissi, in quanto già sono molto forti le resistenze di alcune
forze politiche (AN e FI), per nulla disposte a discutere su un argomento
che ritengono troppo “di parte”, quello del pacifismo, non
comprendendo invece che approvare quel punto all’ordine del giorno
avrebbe tutti i connotati di un grande gesto di civiltà.
presentata
al consiglio comunale di siracusa la proposta di concedere la cittadinanza
onoraria a giuliana sgrena
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