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Se c’è un settore perennemente
sul filo della crisi, è quello della nostra agricoltura. Basta
una gelata, una grandinata, una infestazione per mettere in difficoltà centinaia
di famiglie, a volte migliaia. Ma se a questo si aggiunge l’irruzione
incontrollata sul mercato mondiale di paesi a basso costo di produzione
(Marocco, Tunisia, Giordania, Egitto, solo per citarne alcuni) gli effetti
possono essere disastrosi. E' quello che è successo e sta succedendo
a moltissimi produttori siciliani, nella sostanziale sottovalutazione
o incomprensione di molta parte dei mezzi di informazione e della stessa
politica di governo.
È
stato quindi assai opportuno che Angelo Capodicasa, appena eletto segreterio
dei Democratici di Sinistra siciliani, con un seminario interno tenutosi
a Palermo il 24 febbraio scorso ed al quale hanno partecipato tutti i rappresentanti
del settore in qualche modo riconducibili ad una comune ispirazione politica
(imprese, cooperative, sindacati, associazioni, partito), abbia deciso
di affrontare la vertenza “agricoltura” quale settore imprescindibile
della nostra economia ed oggi vera emergenza sociale. Al punto da spingerci,
come gruppo Ds all’ARS, a studiare una proposta di legge prevalentemente
orientata a misure di sostegno agli imprenditori. Misure certamente “tampone”,
quali agevolazioni creditizie e contributi alle aziende danneggiate da
avversità atmosferiche, concorso finanziario nelle esposizioni debitorie
per le ristrutturazione aziendali, proroga delle cambiali agrarie, cartolarizzazione
dei crediti pregressi, riduzione dell’IRAP e del costo del gasolio.
So che in tantissimi attendono e necessitano di questa boccata d’ossigeno,
ma credo anche che talune misure potranno essere meglio tarate in funzione
degli obiettivi e soprattutto dovranno essere accompagnate da una politica
agraria che guardi oltre l’emergenza nella quale si è da tempo
avvitata.
Le generalizzazioni, tuttavia, in questo campo sono sbagliate e fuorvianti.
All’interno di uno stesso comparto in crisi vi sono aziende che fanno
eccezione e grande differenza esiste pure fra comparti: basti pensare a
quello ortofrutticolo ed a quello vitivinicolo oggi. Proprio la felice
stagione che quest’ultimo sta vivendo, consente forse di trarre utili
insegnamenti per gli altri: selezione, ammodernamento, ricerca, professionalità,
promozione, commercializzazione, sembrano essere i punti chiave di una
strategia che si può racchiudere nella parola qualità. Non
dissimile sarebbe la strada che gli altri comparti dell’agricoltura
dovrebbero seguire per sopravvivere ed espandersi in un mercato davvero
globale e concretamente gestito in regime di oligopolio da pochissime grandi
strutture commerciali che “impongono il prezzo” scegliendo
fra i prodotti di tutto il mondo. Ovvio che non è possibile misurarsi
con i costi di produzione dei paesi emergenti, manod’opera innanzitutto.
Inoltre le nostre aziende agricole scontano l’elevata incidenza del
consumo energetico, una endemica sottocapitalizzazione che amplifica le
già ampie difficoltà di accesso al credito e una frammentazione
troppo spinta per competere sul mercato. Meno ovvio, come lamentano i produttori,
che le nostre merci devono subire la concorrenza di altre non soggette
alle stesse norme di controllo e di sicurezza alimentare, che essi devono
giustamente rispettare, come avviene con molti prodotti provenienti dai
paesi extracomunitari e che noi acquistiamo nei nostri supermercati.
Quasi unanimamente è stato sottolineato pertanto come la ricerca
e la promozione della qualità devono essere sostenute dalle nostre
istituzioni nei rapporti con i paesi concorrenti sulla base del rispetto
di regole comuni. E soprattutto perseguite dentro una strategia associativa
volta alla cosiddetta concentrazione dell’offerta, creando proprie
grandi agenzie di commercializzazione in grado di rappresentare e difendere,
su un mercato occupato solo da colossi, le produzioni di un distretto geografico
il più grande e variegato possibile. Si può fare miglior
sistema, infatti, fra i produttori di diversi prodotti accomunati da un’unica
strategia, in tal modo più flessibile e forte. La qualità,
che implica ricerca, competenze, cultura tecnica ed imprenditoriale è infatti
perseguibile purché vi siano le risorse necessarie, siano accessibili
relativi costi e ci si muova entro grandi dimensioni, nella commercializzazione
del prodotto ancor più che nella produzione.
Queste, e molte altre, sono le riflessioni emerse dalla riunione di Palermo
ed, a seguire, da un secondo incontro che abbiamo poi svolto il 18 marzo
a Francofonte, organizzato dalla locale sezione dei DS, parlando in particolare
dell’arancia rossa siracusana. Un incontro analogo a quello di Palermo
ma a scala provinciale, molto affollato e partecipato, che ha permesso
di mettere a fuoco problematiche locali specifiche ma anche di discutere
la bozza di disegno di legge allo studio da parte del gruppo dei DS all’ARS,
evidenziandone criticità - peraltro da me pienamente condivise -
e suggerendo giuste correzioni. Un metodo, prima di tutto, che avvicina
la politica al suo compito, quello in cui crediamo.
Certo, a Francofonte non si parte da zero, eppure la crisi del comparto è oggi
drammatica. Anche in quella realtà il Consorzio “Arancia Rossa
di Sicilia” non ha rappresentato, per le molte ragioni evidenziate
nell’incontro, il volano che doveva essere. Dunque una riflessione
ed un cambiamento si impongono. L’impegno di tutti è stato
quello di aggiornarci, allargando l’appuntamento a tutti gli attori
in campo, per mettere concretamente a fuoco le cose da fare. Per un settore
abituato quasi fisiologicamente alla crisi, il momento attuale è determinante.
L’alternativa è fra il rassegnarsi a morire o uscirne con
uno scatto d’ali, puntando sugli elementi di forza di cui disponiamo,
primi fra tutti gli stessi prodotti, e trasformando in opportunità i
cambiamenti che ci fanno paura, compresi i nuovi futuri mercati (il mediterraneo,
i paesi dell’est), attraverso la modernizzazione troppo declamata
ed assai poco praticata di un settore che prima di tutto ha bisogno di
più cultura.
una
proposta di legge all'ars per dare sostegno agli impenditori del
settore agricolo
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