l'agricoltura in crisi

  di roberto de benedictis  

 

Se c’è un settore perennemente sul filo della crisi, è quello della nostra agricoltura. Basta una gelata, una grandinata, una infestazione per mettere in difficoltà centinaia di famiglie, a volte migliaia. Ma se a questo si aggiunge l’irruzione incontrollata sul mercato mondiale di paesi a basso costo di produzione (Marocco, Tunisia, Giordania, Egitto, solo per citarne alcuni) gli effetti possono essere disastrosi. E' quello che è successo e sta succedendo a moltissimi produttori siciliani, nella sostanziale sottovalutazione o incomprensione di molta parte dei mezzi di informazione e della stessa politica di governo.
È stato quindi assai opportuno che Angelo Capodicasa, appena eletto segreterio dei Democratici di Sinistra siciliani, con un seminario interno tenutosi a Palermo il 24 febbraio scorso ed al quale hanno partecipato tutti i rappresentanti del settore in qualche modo riconducibili ad una comune ispirazione politica (imprese, cooperative, sindacati, associazioni, partito), abbia deciso di affrontare la vertenza “agricoltura” quale settore imprescindibile della nostra economia ed oggi vera emergenza sociale. Al punto da spingerci, come gruppo Ds all’ARS, a studiare una proposta di legge prevalentemente orientata a misure di sostegno agli imprenditori. Misure certamente “tampone”, quali agevolazioni creditizie e contributi alle aziende danneggiate da avversità atmosferiche, concorso finanziario nelle esposizioni debitorie per le ristrutturazione aziendali, proroga delle cambiali agrarie, cartolarizzazione dei crediti pregressi, riduzione dell’IRAP e del costo del gasolio. So che in tantissimi attendono e necessitano di questa boccata d’ossigeno, ma credo anche che talune misure potranno essere meglio tarate in funzione degli obiettivi e soprattutto dovranno essere accompagnate da una politica agraria che guardi oltre l’emergenza nella quale si è da tempo avvitata.
Le generalizzazioni, tuttavia, in questo campo sono sbagliate e fuorvianti. All’interno di uno stesso comparto in crisi vi sono aziende che fanno eccezione e grande differenza esiste pure fra comparti: basti pensare a quello ortofrutticolo ed a quello vitivinicolo oggi. Proprio la felice stagione che quest’ultimo sta vivendo, consente forse di trarre utili insegnamenti per gli altri: selezione, ammodernamento, ricerca, professionalità, promozione, commercializzazione, sembrano essere i punti chiave di una strategia che si può racchiudere nella parola qualità. Non dissimile sarebbe la strada che gli altri comparti dell’agricoltura dovrebbero seguire per sopravvivere ed espandersi in un mercato davvero globale e concretamente gestito in regime di oligopolio da pochissime grandi strutture commerciali che “impongono il prezzo” scegliendo fra i prodotti di tutto il mondo. Ovvio che non è possibile misurarsi con i costi di produzione dei paesi emergenti, manod’opera innanzitutto. Inoltre le nostre aziende agricole scontano l’elevata incidenza del consumo energetico, una endemica sottocapitalizzazione che amplifica le già ampie difficoltà di accesso al credito e una frammentazione troppo spinta per competere sul mercato. Meno ovvio, come lamentano i produttori, che le nostre merci devono subire la concorrenza di altre non soggette alle stesse norme di controllo e di sicurezza alimentare, che essi devono giustamente rispettare, come avviene con molti prodotti provenienti dai paesi extracomunitari e che noi acquistiamo nei nostri supermercati.
Quasi unanimamente è stato sottolineato pertanto come la ricerca e la promozione della qualità devono essere sostenute dalle nostre istituzioni nei rapporti con i paesi concorrenti sulla base del rispetto di regole comuni. E soprattutto perseguite dentro una strategia associativa volta alla cosiddetta concentrazione dell’offerta, creando proprie grandi agenzie di commercializzazione in grado di rappresentare e difendere, su un mercato occupato solo da colossi, le produzioni di un distretto geografico il più grande e variegato possibile. Si può fare miglior sistema, infatti, fra i produttori di diversi prodotti accomunati da un’unica strategia, in tal modo più flessibile e forte. La qualità, che implica ricerca, competenze, cultura tecnica ed imprenditoriale è infatti perseguibile purché vi siano le risorse necessarie, siano accessibili relativi costi e ci si muova entro grandi dimensioni, nella commercializzazione del prodotto ancor più che nella produzione.
Queste, e molte altre, sono le riflessioni emerse dalla riunione di Palermo ed, a seguire, da un secondo incontro che abbiamo poi svolto il 18 marzo a Francofonte, organizzato dalla locale sezione dei DS, parlando in particolare dell’arancia rossa siracusana. Un incontro analogo a quello di Palermo ma a scala provinciale, molto affollato e partecipato, che ha permesso di mettere a fuoco problematiche locali specifiche ma anche di discutere la bozza di disegno di legge allo studio da parte del gruppo dei DS all’ARS, evidenziandone criticità - peraltro da me pienamente condivise - e suggerendo giuste correzioni. Un metodo, prima di tutto, che avvicina la politica al suo compito, quello in cui crediamo.
Certo, a Francofonte non si parte da zero, eppure la crisi del comparto è oggi drammatica. Anche in quella realtà il Consorzio “Arancia Rossa di Sicilia” non ha rappresentato, per le molte ragioni evidenziate nell’incontro, il volano che doveva essere. Dunque una riflessione ed un cambiamento si impongono. L’impegno di tutti è stato quello di aggiornarci, allargando l’appuntamento a tutti gli attori in campo, per mettere concretamente a fuoco le cose da fare. Per un settore abituato quasi fisiologicamente alla crisi, il momento attuale è determinante. L’alternativa è fra il rassegnarsi a morire o uscirne con uno scatto d’ali, puntando sugli elementi di forza di cui disponiamo, primi fra tutti gli stessi prodotti, e trasformando in opportunità i cambiamenti che ci fanno paura, compresi i nuovi futuri mercati (il mediterraneo, i paesi dell’est), attraverso la modernizzazione troppo declamata ed assai poco praticata di un settore che prima di tutto ha bisogno di più cultura.

una proposta di legge all'ars per dare sostegno agli impenditori del settore agricolo