i piccoli comuni allo sfascio

  di giuseppe veneziano  

 

La pubblica opinione di una cosa è certa: l’istituzione pubblica più vicina, alla quale ricorrere per una miriade di richieste è il Comune; lo Stato, la regione, e financo la Provincia sono visti quasi come entità astratte, lontane, con i quali è impossibile dialogare se non in prossimità delle consultazioni elettorali. Quindi è al Comune che si chiedono i servizi: refezione scolastica, trasporto alunni, assistenza agli anziani, assistenza ai portatori di handicaps, assistenza sociale ed economica alle famiglie disagiate, tutela dell’infanzia ecc.; sempre al Comune si chiede di intervenire per le manutenzioni stradali, della viabilità rurale, per le manutenzioni scolastiche ecc. L’assurdo in questi ultimi anni è stato che le competenze sono raddoppiate mentre i trasferimenti si sono quasi dimezzati. Quindi che senso ha parlare di alleggerire il peso dello Stato, ridurre i trasferimenti ai Comuni e chiedere agli stessi di aumentare i servizi? E ancora non basta! Le poche risorse proferite dallo Stato e dalla Regione restano per mesi e mesi solo sulla carta, obbligando i Comuni ad una continua anticipazione di cassa che esaspera sempre più i bilanci comunali. L’unica strada che il governo regionale ci lascia è quella di aumentare i tributi locali ed asfissiare ancora di più la spenta economia dei piccoli centri montani. Fin’ora siamo riusciti a non percorrere questa strada, ma fino a quando potremo resistere?

l'intervento del sindaco di ferla