Scheda storica

  di domenico cacopardo  

 

Scheda storica

Il termine Foiba deriva dal latino fovea: fossa, cava, apertura del terreno. Le foibe sono cavità carsiche, fosse naturali scavate nelle rocce delle montagne del Carso, nella Venezia-Giulia, in particolare nel territorio istriano. In totale si contano circa 1700 foibe. Generalmente hanno la forma di un imbuto rovesciato, ma ve ne sono anche di perpendicolari e sono profonde da pochi metri a qualche centinaio di metri. Sul fondo quasi sempre scorre dell’acqua.
Il significato storico, e sinistro, che il termine ha assunto lo si deve all’uso che delle foibe fecero i partigiani comunisti iugoslavi, comandati dal maresciallo Tito, durante e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. Le foibe divennero, infatti, fosse comuni dove furono occultate migliaia di vittime di esecuzioni sommarie. Si trattava di cittadini italiani residenti nei territori della Dalmazia e dell’Istria che erano state occupate, dopo il ritiro dell’esercito italiano e di quello tedesco, dalle truppe titine. Le vittime venivano fucilate subito dopo l’arresto e gettati nelle fosse carsiche, oppure venivano prima smistati in campi di prigionia dove vivevano in condizioni disumane (frustati, bastonati e denutriti) quindi uccisi, solitamente con una stessa tecnica: legati a due sull’orlo della foiba e fucilati. Gli infoibamenti, come vengono definiti questi episodi, avvennero in due tempi: settembre 1943 e maggio 1945. Il fenomeno iniziò nell’autunno 1943. Immediatamente dopo l’armistizio, firmato l’otto settembre ’43 tra il governo italiano guidato dal generale Badoglio e gli alleati anglo-ameriacani, nei territori dell’Istria abbandonati dall’esercito italiano ormai allo sbando, cominciarono i rastrellamenti e le fucilazioni di italiani , bollati come “nemici del popolo” da parte dei partigiani slavi. Era la prima reazione delle popolazioni slave di quei territori contro gli italiani considerati complici del fascismo e dunque responsabili della politica nazionalistica e di repressione messa in atto dal regime mussoliniano contro quelle popolazioni. La seconda ondata di violenze ed eccidi si ebbe nel 1945 durante i quaranta giorni di occupazione iugoslava di Trieste, Gorizia e dell’Istria, da aprile a metà giugno quando gli alleati rientrarono a Trieste. Gli ordini del maresciallo Tito erano stati inequivocabili: “entrare subito a Trieste e Gorizia e punire con severità tutti i fomentatori dello sciovinismo e dell’odio nazionale” Ebbe inizio così la carneficina che non risparmiò nemmeno gli antifascisti, tra i quali molti del Comitato di liberazione nazionale. Le stime più attendibili parlano di circa diecimila vittime tra le due ondate di massacri. “Le foibe furono il prodotto di odi diversi: etnico, nazionale e ideologico. Furono la risoluzione brutale di un tentativo rivoluzionario di annessione territoriale. Chi non ci stava, veniva eliminato”(Roberto Spazzali)


Scheda : Giudicare e comprendere
(da Marc Bloch, Apologia della storia)

“Ci sono due modi di essere imparziali: quello dello studioso e quello del giudice. Essi hanno una radice comune che è l’onesta sottomissione alla verità. Lo studioso registra, anzi meglio provoca l’esperienza che forse capovolgerà le sue più care teorie. Il buon giudice, qualunque sia il voto segreto del suo cuore, interroga i testimoni senz’altra preoccupazione all’infuori di quella di conoscere i fatti, quali essi avvennero. Viene un momento, però, in cui le loro strade divergono. Quando lo studioso ha osservato e spiegato, il suo compito è concluso. Al giudice tocca ancora emettere la sentenza…
Comprendere, però, è un atteggiamento che non ha nulla di passivo. Per fare una scienza occorreranno sempre due cose: una realtà, ma anche un uomo. Come ogni studioso, come ogni cervello che, semplicemente, percepisce, lo storico sceglie e distingue. In una parola, analizza.”


Scheda : Storia condivisa e memoria condivisa
(da Sergio Luzzatto, La crisi dell’antifascismo)

“L’una (la storia) rimanda ad un unico passato, cui nessuno di noi può sottrarsi, mentre l’altra (la memoria condivisa) sembra presumere un’operazione più o meno forzosa di azzeramento delle identità e di occultamento delle differenze. Il rischio di una memoria condivisa è una smemoratezza patteggiata, la comunione nella dimenticanza.”