|
|
Scheda storica
Il termine Foiba deriva dal latino fovea: fossa, cava, apertura del
terreno. Le foibe sono cavità carsiche, fosse naturali scavate
nelle rocce delle montagne del Carso, nella Venezia-Giulia, in particolare
nel territorio istriano. In totale si contano circa 1700 foibe. Generalmente
hanno la forma di un imbuto rovesciato, ma ve ne sono anche di perpendicolari
e sono profonde da pochi metri a qualche centinaio di metri. Sul fondo
quasi sempre scorre dell’acqua.
Il significato storico, e sinistro, che il termine ha assunto lo si deve
all’uso che delle foibe fecero i partigiani comunisti iugoslavi,
comandati dal maresciallo Tito, durante e immediatamente dopo la seconda
guerra mondiale. Le foibe divennero, infatti, fosse comuni dove furono
occultate migliaia di vittime di esecuzioni sommarie. Si trattava di
cittadini italiani residenti nei territori della Dalmazia e dell’Istria
che erano state occupate, dopo il ritiro dell’esercito italiano
e di quello tedesco, dalle truppe titine. Le vittime venivano fucilate
subito dopo l’arresto e gettati nelle fosse carsiche, oppure venivano
prima smistati in campi di prigionia dove vivevano in condizioni disumane
(frustati, bastonati e denutriti) quindi uccisi, solitamente con una
stessa tecnica: legati a due sull’orlo della foiba e fucilati.
Gli infoibamenti, come vengono definiti questi episodi, avvennero in
due tempi: settembre 1943 e maggio 1945. Il fenomeno iniziò nell’autunno
1943. Immediatamente dopo l’armistizio, firmato l’otto settembre ’43
tra il governo italiano guidato dal generale Badoglio e gli alleati anglo-ameriacani,
nei territori dell’Istria abbandonati dall’esercito italiano
ormai allo sbando, cominciarono i rastrellamenti e le fucilazioni di
italiani , bollati come “nemici del popolo” da parte dei
partigiani slavi. Era la prima reazione delle popolazioni slave di quei
territori contro gli italiani considerati complici del fascismo e dunque
responsabili della politica nazionalistica e di repressione messa in
atto dal regime mussoliniano contro quelle popolazioni. La seconda ondata
di violenze ed eccidi si ebbe nel 1945 durante i quaranta giorni di occupazione
iugoslava di Trieste, Gorizia e dell’Istria, da aprile a metà giugno
quando gli alleati rientrarono a Trieste. Gli ordini del maresciallo
Tito erano stati inequivocabili: “entrare subito a Trieste e Gorizia
e punire con severità tutti i fomentatori dello sciovinismo e
dell’odio nazionale” Ebbe inizio così la carneficina
che non risparmiò nemmeno gli antifascisti, tra i quali molti
del Comitato di liberazione nazionale. Le stime più attendibili
parlano di circa diecimila vittime tra le due ondate di massacri. “Le
foibe furono il prodotto di odi diversi: etnico, nazionale e ideologico.
Furono la risoluzione brutale di un tentativo rivoluzionario di annessione
territoriale. Chi non ci stava, veniva eliminato”(Roberto Spazzali)
Scheda : Giudicare e comprendere
(da Marc Bloch, Apologia della storia)
“Ci sono due modi di essere imparziali: quello dello studioso
e quello del giudice. Essi hanno una radice comune che è l’onesta
sottomissione alla verità. Lo studioso registra, anzi meglio provoca
l’esperienza che forse capovolgerà le sue più care
teorie. Il buon giudice, qualunque sia il voto segreto del suo cuore,
interroga i testimoni senz’altra preoccupazione all’infuori
di quella di conoscere i fatti, quali essi avvennero. Viene un momento,
però, in cui le loro strade divergono. Quando lo studioso ha osservato
e spiegato, il suo compito è concluso. Al giudice tocca ancora
emettere la sentenza…
Comprendere, però, è un atteggiamento che non ha nulla
di passivo. Per fare una scienza occorreranno sempre due cose: una realtà,
ma anche un uomo. Come ogni studioso, come ogni cervello che, semplicemente,
percepisce, lo storico sceglie e distingue. In una parola, analizza.”
Scheda : Storia condivisa e memoria condivisa
(da Sergio Luzzatto, La crisi dell’antifascismo)
“L’una (la storia) rimanda ad un unico passato, cui nessuno
di noi può sottrarsi, mentre l’altra (la memoria condivisa)
sembra presumere un’operazione più o meno forzosa di azzeramento
delle identità e di occultamento delle differenze. Il rischio
di una memoria condivisa è una smemoratezza patteggiata, la comunione
nella dimenticanza.” |
|