|
|
Il prossimo 12 marzo si ritorna
in Piazza per denunciare conseguenze dannose dell’operazione Ponte
sullo Stretto. Conseguenze dannose per l’ambiente ed anche per
la competitività delle regioni meridionali che scontano tutt’ora
la carenza di adeguate infrastrutture per garantire la mobilità ed
i trasporti.
Le cronache registrano ogni giorno lo stato disastroso in cui versano le
ferrovie: scarsa sicurezza, inefficienze, ritardi, servizi negati per i
mancati investimenti sulla rete.
Eppure, saranno proprio le Ferrovie dello Stato a finanziare il progetto
del Ponte sullo Stretto di Messina, e questo sottrarrà risorse ingentissime
all’opera di ammodernamento e potenziamento del sistema ferroviario,
quanto mai urgente soprattutto nel Mezzogiorno.
In base alla Convenzione stipulata con la Società Stretto di Messina,
le FS pagheranno un canone annuo per far passare i treni sul Ponte: la
tariffa sarà di 100 milioni di Euro il primo anno e poi andrà ulteriormente
crescendo. Complessivamente, in trent’anni le FS dovrebbero pagare
circa 4 miliardi di Euro, 8mila miliardi delle vecchie Lire. Ma non basta:
nella Convenzione è previsto che le FS finanzino tutte le opere
di collegamento, e che le risorse che attualmente le Ferrovie ricevono
dal Ministero delle Infrastrutture per il servizio di traghettamento dei
treni (38 milioni di Euro l’anno) vengano trasferite alla Società Stretto
di Messina.
Saranno interamente risorse “pubbliche” a consentire la realizzazione
dell’opera, mentre nessun privato rischierà un solo Euro.
Lo Stato oltre a investire direttamente 2,5 miliardi a fondo perduto attraverso
società che controlla direttamente (Fintecna, Anas, FS) e a “girare” un
canone annuo di oltre 150 milioni di Euro (attraverso il Ministero delle
Infrastrutture e le FS), si impegna a coprire l’eventuale differenza
tra quanto previsto dal piano finanziario e il ritorno di cassa dai flussi.
Questo a riprova dell’infondatezza delle proiezioni sulla domanda
di traffico sul Ponte e della conseguente necessità di garantire
in via preliminare il rimborso del prestito ottenuto sul mercato.
Una sola grande opera, dal pesante impatto ambientale e dalla scarsissima
utilità per le concrete esigenze della mobilità, concentrerà su
di sé molti miliardi di denaro pubblico, che verranno così sottratti
ai veri deficit infrastrutturali del Sud.
In Sicilia metà della rete ferroviaria non è ancora elettrificata;
in tutto il Mezzogiorno la rete sia stradale che ferroviaria versa in un
degrado penoso, con velocità commerciali che non hanno paragoni
nel resto d’Europa. Questi sono i problemi prioritari del Sud, la
realizzazione del Ponte sullo Stretto impedirebbe per altri decenni di
affrontarli.
Per dire no! a questa follia, per riaprire un confronto sugli investimenti
infrastrutturali nel Mezzogiorno, che parta dalla rinuncia al Ponte e metta
al centro le priorità che riguardano le ferrovie, i porti, la sicurezza
stradale, per avviare uno sviluppo virtuoso che valorizzi le risorse territoriali
e crei occupazione duratura, Legambiente, WWF, Italia Nostra ed un cartello
di associazioni lanciano un appello ai cittadini siciliani perché facciano
sentire la propria voce.
L’appello sarà presentato nel corso di varie manifestazioni
che si terranno in punti nevralgici della rete ferroviaria siciliana il
giorno 11 marzo, ed a Messina, in piazza stazione il giorno 12 marzo.
rilanciare
gli investimenti che servono al mezzogiorno
«Non
dovete mai dubitare del fatto che un piccolo gruppo di persone decise
possono cambiare il mondo. In realtà è l’unica
cosa che abbia mai portato il cambiamento» (Margaret Mead) |
|