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Premetto subito che non sono uno
studioso né un ricercatore, ma scrivo da cittadino curioso, consapevole
che la conoscenza della storia, del proprio passato, è fondamentale
per capire il presente, per aiutarci a leggere i segni dei tempi.
Il 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz, ricorre la
Giornata della memoria.
Da qualche tempo in Italia è stato avviato un processo che mira
a cancellare dalla memoria collettiva ciò che di orribile c'è stato
durante il nazi-fascismo, ed ecco che la vita di un Dittatore diventa una
Dinasty familiare, ed il Nazismo un male necessario per arginare lo straripamento
della Rivoluzione bolscevica. I protagonisti della Resistenza sono rimasti
in pochi, e sono oramai ottantenni, ed i tempi sono maturi per dare alle
nuove generazioni un racconto, non più una testimonianza, edulcorato,
molto telenovelizzato, del Ventennio.
Parlando con un rispettabile signore settantacinquenne, mi sono sentito
dire che, chi nasceva negli anni ‘20 nasceva fascista, gli mettevano
la divisa, e non poteva avere che quelle idee. Una considerazione che ha
trovato riscontro nell'analisi di Aldo Capitini: "Chi è, dunque,
nato nel periodo che ho detto (primi anni del 900 ndr) e vissuto entro
il mondo del primo ventennio del secolo, se non ha avuto un intenso impegno
socialista già nel periodo giovanile, e ben diffidente ai prodotti
e sottoprodotti della cultura borghese, si è trovato davanti Mussolini,
e non ha potuto odiarlo". In questo clima è maturata invece
una generazione, anche se minoritaria, che ha saputo opporsi, anche a rischio
della vita, gettando le basi per l’avvento della democrazia.
Gli oppositori al fascismo, che abbiano pagato con la vita, che siano caduti
nell’oblio, che abbiano ricoperto ruoli istituzionali, sono i padri
della nostra democrazia, uomini che nel rigore degli inverni alpini imbracciavano
le armi (penso ai Giorgio Bocca, ai Sandro Pertini, ai Beppe Fenoglio),
spesso con sofferenza per i loro ideali pacifisti, spinti solo dal sogno,
dall'I have a dream di un'Italia libera, migliore.
Qualcuno le armi non le ha imbracciate, ed ha contribuito con lo studio,
le pubblicazioni clandestine (rischiose come la via dei monti), talvolta
protetto nei conventi di quella parte minoritaria della chiesa che al Fascismo
si è opposta. Penso ai La Pira, ai Mazzolari, ai Croce, ai Fanfani,
ai Dossetti.
Non si possono dimenticare gli esiliati, i carcerati, i pestati, per le
loro idee. Si possono cancellare dalla storia i fratelli Rosselli, Piero
Gobetti, Antonio Gramsci? e Giacomo Matteotti, che per il coraggio con
cui ha affrontato il potere a viso aperto è stato selvaggiamente
assassinato, non ricorda i nostri martiri caduti per aver denunciato, Fava
da un giornale, Don Puglisi da un altare, Impastato da una radio, il potere
mafioso?
Si dice e si scrive, giustamente, che l'Italia è stata liberata
dagli americani. Militarmente siamo stati liberati dagli alleati, a cui,
peraltro era stata dichiarata guerra, ma le coscienze chi le ha liberate
dal torpore del conformismo di cui si nutrono tutti i regimi più spietati?
Non è stato forse l'ideale di un'Italia democratica ad ispirare
coloro che dopo il 25 aprile hanno scritto la nostra Costituzione, modello
per tutte le democrazie?
Quella Costituzione che è nata dall’incontro di più culture
politiche, che esprime il meglio del pensiero socialista, democratico e
liberale. All’Assemblea costituente, a tal proposito diceva in un
memorabile intervento Togliatti: "effettivamente c'è stata
una confluenza di due grandi correnti, da parte nostra un solidarismo umano
e sociale; dall'altra parte un solidarismo di ispirazione ideologica e
di origine diversa, il quale però arrivava […] a risultati
analoghi a quelli cui arriviamo noi. … Né poteva fare ostacolo
a questo confluire di due correnti, le quali partono da punti ideologicamente
non eguali, la concezione, pure affermata dall'onorevole La Pira, della
dignità della persona umana come fondamento dei diritti dell'uomo
e del cittadino."
Ciò che mi sorprende è questo pudore a nominare l'Antifascismo
da parte dei partiti democratici,anche nel centrosinistra. Sembra quasi
un fardello di cui liberarsi piuttosto che un'eredità da raccogliere
con orgoglio. La migliore classe dirigente italiana si è forgiata
opponendosi ad una dittatura, spinta da ideali di giustizia e di libertà.
Ce ne dovremmo vergognare?
Nel 2005 ricade il Sessantesimo anniversario della Liberazione, Guglielmo
Epifani e Carlo Ghezzi (fondazione Di Vittorio) sull’Unità hanno
recentemente ricordato il ruolo dei lavoratori nella nascita del movimento
della Resistenza: “ Gli scioperi nelle grandi fabbriche del Nord
del marzo 1943, seguiti nella primavera successiva da un ciclo di lotte
ancor più possente, hanno segnato una opposizione di massa ai fascisti
ed ai nazisti, […] Quei fatti costituirono i presupposti per la crisi
del 25 luglio del 1943. […] oltre 12000 lavoratori vennero deportati
nei lager nazisti. […] Tutto ciò ha segnato il carattere della
nostra Costituzione che parla della repubblica fondata sul lavoro”.
E concludono: “La memoria della Resistenza e quella del lavoro sono
da tempo al centro di pesanti attacchi da parte di molti che vogliono cancellare,
distorcere, falsificare la storia del nostro paese e della sua democrazia.
Abbiamo davanti a noi una stagione importante perché questa nostra
storia, i suoi passaggi difficili, i suoi protagonisti, siano ricordati
e celebrati degnamente”.
riflessioni
a ridosso della giornata della memoria |
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