|
|
Emergency ha fra i suoi obiettivi
principali quello di raccontare la guerra dal lato di chi la subisce,
la guerra che incontra ogni giorno sui suoi tavoli operatori,nei centri
di riabilitazione, nelle carceri , nei posti di primo soccorso. Dal 10
al 14 di dicembre Claudia Perelli, infermiera di Emergency in Afganistan, è stata
ospite del gruppo Emergency Siracusa per raccontare la sua personale
esperienza di vita e lavoro al fianco del popolo afgano annientato da
più di 25 anni di guerra. Durante la conferenza stampa un giornalista
ha chiesto a Claudia cosa mancasse a quella popolazione e ho visto nel
suo viso l'incertezza del non saper da dove cominciare perché agli
afgani manca tutto. Questo ha risposto Claudia: "Manca tutto ".
Ci ha raccontato che negli ospedali di Emergency c'è anche un
piccolo guardaroba con indumenti nuovi di tutte le taglie perché spesso
chi viene dimesso dall'ospedale non ha neppure un abito per coprirsi.
Le abbiamo fatto domande anche semplici come questa, guardando le intense
fotografie che ci ha mostrato.
La preziosa collaborazione con i circoli Arci di Augusta e Noto ci ha permesso
di far fare a questa importantissima testimonianza un piccolo ma significativo
giro per la nostra provincia nell'assoluta convinzione che smettere di
parlare della guerra, delle sue vittime degli effetti devastanti e perduranti
che essa produce è anche questo un modo per rassegnarsi. Claudia è intervenuta
anche nelle scuole di Siracusa incontrando i piccoli della scuola elementare
e i ragazzi delle superiori. Credo che sia stata un'importantissima esperienza
per tutti noi, conoscere gli afgani attraverso gli occhi e le parole di
Claudia. Nella serata di Siracusa molti giovani hanno affollato il salone
di Palazzo Impellizzeri e molte persone che non avevo mai incontrato in
altre iniziative e riunioni.
A dimostrazione del fatto che, se c'è chi si disinteressa dopo aver
sventolato la bandiera della pace, c'è chi si avvicina e vuol conoscere,
riflettere, confrontarsi anche in un sabato pomeriggio deputato allo shopping
natalizio.
Nei pochi giorni in cui sono stata a Siracusa e dintorni a testimoniare
cosa ho fatto e visto durante il mio lavoro in Afganistan con Emergency
ho incontrato bambini interessati traboccanti di domande, ragazzi impegnati
o desiderosi di esserlo, insegnanti attivi per proporre esperienze educative
di ampi orizzonti, persone che vogliono conoscere in profondita' e confrontare
le proprie esperienze. Grazie a tutti per quanto mi avete dato.
Ho cercato di raccontare fatti ed emozioni per cui spesso mancano le
parole; ho voluto farmi testimone della crudelta' della guerra, per qualunque
ragione sia voluta, la quale, ben lungi dal risolvere i problemi invece
li approfondisce, con la sua scia di lutti, disabilita', poverta', ingiustizia.
La guerra deve diventare un tabu'; l'abbiamo sperimentata abbastanza,
alcuni dei partecipanti agli incontri l'hanno conosciuta sulla propria
pelle, non molti decenni orsono. E' ora di applicare il nostro genio
per trovare altre vie pacifiche, di rispetto assoluto per la vita e l'incolumita'
delle persone, di ascolto, di dialogo, di aperture reciproche, di perdono,
di ristabilimento della giustizia: Emergency da 10 anni lavora per questo "fino
a quando ce ne sara' bisogno", come rispose lo staff di Emergency
in Afganistan a chi chiedeva quanto sarebbe durata la nostra attivita'in
un remoto villaggio ai confini del paese. Il nostro auspicio e' che di
Emergency non ce ne sia piu' bisogno, ma fino a quel di' continueremo
a spenderci, nelle sale operatorie per sottrarre vittime alla guerra,
nelle nostre citta' per incrementare scelte che rifiutino la logica della
guerra e per promuovere il riconoscimento pieno dei diritti fondamentali
di ogni essere umano ovunque questi sia. i
più grandi e i più forti dovrebbero proteggere i più piccoli
e i più deboli |
|