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Il Commissario Straordinario per
l’emergenza rifiuti in Sicilia, Salvatore Cuffaro, ed i funzionari
della sua struttura avevano in ogni occasione assicurato che entro dicembre
2004 l’intera gestione dei rifiuti urbani sarebbe passata alle
quattro Associazioni Temporanee d’Impresa selezionate attraverso
un discutibile bando pubblico.
Nelle conferenze dei servizi, nei confronti / scontri con le associazioni
ambientaliste, i cittadini e le pubbliche amministrazioni preoccupate per
la leggerezza con la quale si ignorano le norme di tutela ambientale, il
Commissario ed i suoi collaboratori hanno troppo spesso rappresentato la
necessità di fare in fretta, che l’isola era in uno stato
d’emergenza e che la dichiarazione d’emergenza sarebbe scaduta
il 31 dicembre.
Santo Stefano è passato ma non abbiamo visto né i privati
gestire il settore rifiuti urbani, né la fine dell’emergenza,
né – tanto meno – la fine del commissariamento.
Abbiamo invece visto il 23 dicembre il Presidente del Consiglio, Berlusconi,
prorogare ”con la limitazione degli ambiti derogatori alla normativa
in materia ambientale, fino al 31 dicembre 2005, lo stato di emergenza
in materia di gestione dei rifiuti urbani, speciali, speciali pericolosi,
in materia di bonifica e di risanamento ambientale dei suoli, delle falde
e dei sedimenti inquinati, nonché in materia di tutela delle acque
superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nella regione Siciliana”.
Se da un lato il decreto di Berlusconi è la più clamorosa
conferma dell’infinita emergenza a cui ci hanno condannato le scelte
del Commissario Cuffaro, esso è anche la riprova che la fretta era
uno dei tanti pretesti accampati dalla Struttura Commissariale per continuare
a calpestare norme ambientali, prerogative delle amministrazioni e diritti
dei cittadini.
A quasi sei anni dalla prima dichiarazione dello stato di emergenza e dalla
gestione Commissariale (la maggior parte dei quali trascorsi sotto i poteri
straordinari del Presidente Cuffaro), non si intravede alcuna positiva
conclusione della vicenda ed anzi le azioni intraprese dalla Struttura
hanno complicato la situazione e dato spazio a contenziosi legali e amministrativi
oltre che produrre un forte scontro sociale con le popolazioni.
Ad oggi le ATI, nonostante i buoni uffici di Cuffaro, non dispongono di
impianti di selezione, né di discariche o di inceneritori. Lo scorso
14 dicembre la Commissione Europea, lungi dal prendere per buone le giustificazioni
addotte, è passata dall’avviso motivato (luglio 2004) al deferimento
dell’Italia alla Corte di Giustizia per l’infrazione della
direttiva 92/50/CEE connessa con il bando pubblico attraverso il quale
in Sicilia sono state scelte le ATI. E’ ovvio che se si arriverà alla
condanna dell’Italia, il bando e tutti gli atti susseguenti saranno
nulli. Pare poi che non un euro dei 322.900.000,00 dei fondi comunitari
POR 2000-2006 potrà essere assegnato alle ATI proprio in conseguenza
delle difformità del bando.
Con sentenza del 21.10.04 il TAR ha annullato la parte dell’ordinanza
del Ministero degli interni n. 3190/2002 con la quale era soppressa la
commissione scientifica che aveva redatto il P.I.E.R., il Piano per gli
interventi di emergenza poi stravolto dalla Struttura.
E allora? Si torna indietro, si ricomincia tutto da capo? Neanche per sogno!
Cuffaro continua imperterrito nella sua marcia verso l’orrido e lo
scorso 29 novembre ha firmato il primo decreto con il quale esprime un
giudizio di compatibilità ambientale positivo per il sistema Palermo
ed autorizza la realizzazione di discariche e l’inceneritore di Bellolampo.
Immaginiamo che a ruota seguiranno gli altri decreti.
La palude nella quale la gestione commissariale ha portato il settore rifiuti
diventa sempre più impraticabile e da quelle sabbie mobili non si
esce né con dichiarazioni rassicuranti né prorogando all’infinito
lo stato d’emergenza.
Di gran lunga più produttivo sarebbe il ritorno alla gestione ordinaria:
con il rispetto delle norme di legge e di quelle del buon senso.
prorogato
dal governo il commissariamento della gestione dell'emergenza rifiuti
in sicilia
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