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| di roberto de benedictis | ||
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C’è una storia che merita d’essere raccontata. Perché accaduta non lontano da noi, in una nazione piuttosto arretrata e con tanta disoccupazione, dove, proprio per arginare quei problemi, il governo di quella nazione ha accolto con grande calore una multinazionale del turismo che realizzerà in quella terra, povera ed assetata, un faraonico impianto di golf con hotel resort a 5 stelle-lusso. Il costo previsto, equivalente grosso modo ai nostri 114 milioni di euro o 220 miliardi in vecchie lire, comprenderà l’hotel vero e proprio (in realtà, un articolato complesso ricettivo per 500 posti letto) e due campi da golf, rispettivamente per 84 e 30 milioni di euro circa. L’accoglienza calorosa di cui dicevo è di questo tipo: la multinazionale ci mette il 42% e lo Stato il rimanente 58%, che vuol dire la bellezza di 66 milioni di euro. Inoltre, e questo è davvero particolare, la multinazionale impiegherà i suoi soldi per pagare al 57% la realizzazione dell’hotel, mentre i soldi pubblici serviranno a finanziare il restante 43% dell’hotel - che in questo modo sarà di esclusiva proprietà della multinazionale - nonché il 100% del campo da golf - che invece sarà pubblico ma a servizio dell’hotel. Accadrà così che in cambio della prevista assunzione di 300 indigeni del luogo, la multinazionale potrà realizzare una gigantesca struttura turistica investendo di suo solo il 42% del denaro occorrente ma divenendo proprietaria dell’hotel, cioè della “polpa” in grado di produrre profitto e, soprattutto, potendo incamerare totalmente e quindi reinvestire liberamente, ovviamente all’estero, tutti gli utili prodotti da quella struttura realizzata al 58% con denaro pubblico di quel paese. Bello fare l’imprenditore nei paesi in via di sviluppo, no? Se pensate che questo sia una forma di imposizione coloniale, dovete pur sapere che gli uffici di quel governo si sono impegnati a fondo per consentire l’uso di denaro destinato in realtà ad “infrastrutture pubbliche in aree sottoutilizzate” giustificando che i campi da golf (la traduzione è mia) “sono utili ad attrarre investimenti e saranno destinati alla fruizione pubblica”. È così che in quella terra di disoccupati dove, manco a dirlo, il golf non sanno praticamente cos’è (l’acqua si, ma non sempre ce l’hanno) lo stato realizzerà quale struttura pubblica due bei campi da golf con 45 buche in 128 ettari di terreno, spendendoci qualcosa come 25 milioni di euro, dove i bambini delle scuole, le casalinghe e tutti i ragazzi dei quartieri vicini andranno a frotte, pagando semplicemente l’ingresso e l’abbonamento annuale. Cose da terzo mondo? Ed infatti, allego subito la legenda: la nazione è quella siciliana (secondo un felice slogan elettorale dell’on. Granata, assessore regionale al turismo ai tempi del fatto raccontato), la zona quella di Sciacca, la multinazionale la “Sir Rocco Forte & Family S.p.A.”, il governo quello di Cuffaro, l’ufficio citato quello legislativo e legale della Regione Siciliana, la società pubblica che interviene è Sviluppo Italia, nella nuova e dinamica versione voluta dal governo Berlusconi ma per la quale tanto si deve all’impegno di Micciché, viceministro di quel dicastero da cui Sviluppo Italia dipende. La storia è di questi giorni, con buona pace dell’assessore Granata, della identità siciliana e della sua romantica ricerca di viaggiatori, giammai di turisti, mentre in una botta sola si danno 130 miliardi di vecchie lire ad un tizio per fare hotel di lusso e campi da golf tipici siciliani. Qualche giornale, maligno, ha poi raccontano che una parte dei 206 ettari di terreno che saranno utilizzati appartengono alla moglie di Micciché ed alla di lei famiglia. Qualcun altro ha fatto osservare che, per puro caso, la Regione Siciliana aveva recentemente deliberato, fra i criteri per i finanziamenti pubblici al turismo, la priorità per porti turistici e hotel 5 stelle con campi da golf. Addirittura c’è stato chi si è ricordato di quella volta che Guttadauro, capomafia di Brancaccio diventato famoso per quella inchiesta che ha procurato a Cuffaro il rinvio a giudizio, parlava del suo sogno di costruire un campo da golf fra l'aeroporto Falcone-Borsellino ed il mare, dove a gestirlo potevano andare alcuni suoi parenti americani, “così nessuno potrà dire nulla”. (Intercettazione ambientale gennaio 2001, S. Palazzolo, “Il Dio di B. Provenzano”, "Antimafia 2000", apr.-mag. 2004). E qui ci potremmo fermare, paghi d’aver fatto il nostro compitino di denuncia e di opposizione, aggiungendo magari d’essermi opposto, quasi da solo quanto inutilmente, a quell’affare. Onestà vuole che dica invece come anche fra di noi l’operazione di Sciacca non ha fatto scandalo. Parlo del gruppo parlamentare DS, dove qualcuno l’ha anche benedetta, e dell’intero centrosinistra all’ARS. Qualche eccezione postuma ha riguardato i presunti interessi di Micciché, argomento più disponibile alla polemica politica da 48 ore, ma non al modello di intervento pubblico a sostegno dello sviluppo economico che, anche fra di noi, stravede per il contributo al privato con frasi del tipo “sempre soldi che arrivano sono” o “sempre posti di lavoro sono”. Io credo che quel modello non crei impresa ma solo spesa. Che non distribuisca ricchezza ma concentri il profitto in poche iniziative. Che quell’impresa non reinvestirà nel territorio lasciandovi solo briciole. Che l’attrazione di investimenti esogeni non ha senso in sé ma solo se fa nascere imprese locali con un autonomo mercato. Che, con le dovute eccezioni, certi contributi non finanzino imprenditori bensì “prenditori”, che questo distorca il mercato e soprattutto alimenta un rapporto perverso fra la politica mediatrice e erogatrice di denaro pubblico e una imprenditoria malata che sopravvive grazie ad essa.. È un pensiero liberista? Riformista? Di sinistra? denaro pubblico e impresa privata |