meno aria per tutti

  di enzo parisi  

 

Lo scorso 4 dicembre Legambiente ha promosso una giornata di mobilitazione e di lotta contro la conversione a carbone di una grossa fetta del parco termoelettrico italiano.
Con la complicità del governo Berlusconi si sta preparando un anacronistico “ritorno al passato” che – solo per questioni di immediato profitto - punta sul carbone, uno dei combustibili più inquinanti ed il principale responsabile della crescita abnorme di anidride carbonica in atmosfera, il gas che crea il cosiddetto "effetto serra".
Le emissioni che derivano dalla combustione del carbone, oltre a contenere alte percentuali di zolfo e di metalli pesanti, sono quelle che hanno i più imponenti effetti climalteranti: il carbone produce quantitativi di CO2 tre volte più grandi rispetto al metano.
Paradossalmente, quando finalmente la Russia di Putin ratifica il Protocollo di Kyoto che quindi entrerà effettivamente in vigore il prossimo 16 febbraio 2005, l’Italia di Berlusconi incrementa le proprie emissioni di anidride carbonica e ne scarica i costi ambientali (soprattutto i cambiamenti climatici) ed economici (le pesantissime multe che deriveranno dal superamento delle quote) su tutti i cittadini. Altro che meno tasse per tutti!
Rivelatrici dello stato confusionale in cui versa la politica energetica ed ambientale del governo sono le inaccettabili dichiarazioni rese dal ministro Matteoli al COP 10 di Buenos Aires, con le quali lascia intendere che l’Italia – accodandosi agli USA – abbandonerà progressivamente gli impegni sottoscritti con il Protocollo.
In Sicilia, dopo che Enel ed Eurogen hanno rinunciato alla conversione delle centrali di Termini Imerese e di Milazzo ad orimulsion per motivi di forza maggiore (la cessata produzione di questo bitume), si annuncia ora la trasformazione a carbone delle centrali di Augusta, Porto Empedocle, Termini Imerese e Milazzo. Una decisione sciagurata, incurante dello stato di disagio ambientale e sanitario che già vivono le popolazioni dei poli industriali siciliani e che avviene nella totale indifferenza del governo regionale. Una scelta miope che non tiene conto né dell’attuale quadro di sovrapproduzione elettrica dell’isola, né delle straordinarie potenzialità delle fonti rinnovabili siciliane.
Ad Augusta – su cui si stanno pericolosamente concentrando una serie di iniziative ad insopportabile impatto ambientale - si vuole trasformare a carbone la vecchia centrale Enel Tifeo, accanto all’area archeologica di Megara Iblea ed al fiume Cantera, ubicata nella stessa area dove si è sconsideratamente deciso di realizzare un megainceneritore per rifiuti urbani. Eppure l’Enel ed i suoi soci avevano assicurato che uno dei tre gruppi della centrale sarebbe stato fermato per “compensare” le emissioni dell’inceneritore! Nessuno ha mai creduto alla bontà ed utilità di questa ridicola misura compensativa, nessuno ora crederà mai più alla buona fede di chi continua a proporre – con il carbone - un inaccettabile ritorno al passato. Sulle pagine di questo giornale, nel maggio di quest’anno, avevamo denunciato le pericolose conseguenze dell’inconsistenza della politica del governo Cuffaro coniugata con la voluta mancanza di un piano energetico regionale. Dicevamo: ”Legambiente insiste a chiedere con fermezza che venga fatto un serio ed efficace Piano Energetico Regionale. Senza questo strumento, e senza una credibile politica industriale ed ambientale, si lascia mano libera ad iniziative che hanno un impatto dirompente sulla salute delle persone, sull’ambiente e sulle tasche dei cittadini”. Continuiamo ad insistere. Sarebbe però tempo che anche le parti più sane della politica e dell’imprenditoria si accorgessero che la deriva e il proliferare incontrollato di progetti ad elevato impatto ambientale generano dilanianti contrapposizioni e precludono ogni possibilità di programmare seriamente e serenamente iniziative industriali in questo ed in altri settori.

la campagna di legambiente contro la conversione a carbone di molte centrali termoelettriche