la nuova europa politica

  di valentina di simone  

 

Con la firma, a Roma lo scorso 29 ottobre, della Carta costituzionale europea si è aperta una nuova fase nella storia dell'Unione europea. Si tratta, ad un tempo, di un punto d'arrivo e di partenza nel quale è riposta la speranza di coronare un processo di riforme istituzionali che non comincia a Laeken, nel 2001, bensì a Maastricht, nel 1992. Si può infatti dire che, a partire dagli anni novanta, l'Europa sia entrata in una sorta di processo costituzionale permanente: Maastricht nel 1992, Amsterdam nel 1997, Nizza nel 2000. Si è discusso molto sulle ragioni di quest’accelerazione.
Non vi é dubbio che la moneta unica, con il più alto grado d'integrazione economica promossa tra i paesi dell'Eurozona, ha posto le premesse per un’evoluzione di carattere costituzionale dell'Unione. Ma anche l'allargamento dell’Unione ai nuovi paesi dell’Est oltre ad imporre una sostanziale revisione dei meccanismi comunitari, originariamente concepiti per soli sei Stati membri, ha ulteriormente fornito una spinta propulsiva all’integrazione europea.
Non c'è dubbio che il Trattato evidenzi pero’ una serie di gravi carenze rispetto alle attese suscitate. Se ne potrebbe fare un lungo elenco (l'unanimità è ancora richiesta nel campo della politica estera, dell'economia e delle politiche sociali e fiscali).
In ogni caso, al di là delle frustrazioni in parte generate da un’aspettativa forse non del tutto realistica, resta che 25 governi hanno firmato uno “storico” patto costituzionale. Anche al di là dei risultati positivi: dalla notevole estensione dei poteri di codecisione del Parlamento europeo, all’elezione parlamentare del presidente della Commissione, alla creazione di un vero e proprio ministro degli esteri dell’Unione, fino ad una presidenza stabile del Consiglio europeo, ciò che maggiormente rileva è l’altezza della sfida che una nuova e più grande Europa pone a sé stessa. Certo la posta in gioco non è l’avvento degli Stati Uniti d’Europa, quanto piuttosto l’affermazione di un originale progetto di governo sovranazionale, tenacemente perseguito dopo due guerre mondiali devastanti, fondato su di una doppia legittimità: quella degli stati nazionali e dei popoli europei.
L’Europa, per il semplice fatto di aver comunque voluto un Trattato costituzionale, esprime un comune sentire in termini di valori umani, di diritti e di doveri di cui si avvertefinalmente tutta la potenzialità universalistica.

si poteva osare di più, ma il trattato firmato a roma il 29 ottobre rimane uno storico patto costituzionale