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Ha preso avvio, in queste ultime
settimane, il dibattito congressuale che vedrà i DS siciliani
impegnanti nelle unità di base, nelle federazioni provinciali
e regionale, sino al congresso nazionale del 3-4 febbraio 2005.
Anche in questo appuntamento il partito discuterà su quattro mozioni
(Fassino, Mussi, Salvi e Bandoli), con il fatto nuovo però, che
rispetto al passato congresso nazionale, questa volta il candidato alla
segretaria è unico: cioè Piero Fassino, giusto merito per
il grande lavoro fatto nel ridare slancio al partito. A dire il vero non
ci sarebbe nulla di negativo in questo, se le mozioni rappresentassero
sensibilità diverse all’interno dei DS e non mire di posizionamento.
In Sicilia, la situazione del partito rappresenta una particolarità del
tutto originale, rispetto al contesto delle varie federazioni regionali
e che va affrontata in quanto tale. Nel corso di questi ultimi anni, infatti,
il partito si è sempre più allontanato dal resto della società,
fino a non saperne più leggere le istanze e gli umori. In tutto
ciò, negativamente ha giocato certo decisionismo della gran parte
dei gruppi dirigenti, appiattiti sulle posizioni del gruppo parlamentare
all’ARS e che non sempre ha saputo esprimere posizioni coerenti e
ben leggibili.
La vicenda della legge elettorale (su cui anche Fassino ha preso posizione),
i dibattiti su condoni vari, Eolie e ancora sulla vicenda del rinvio a
giudizio per fatti di mafia del Presidente della Regione Cuffaro, la dicono
davvero lunga sullo stato attuale del partito in Sicilia.
Le prese di posizione, a dir poco blande e volutamente sonnolente su quest’ultimo
caso, il non aver coinvolto in un dibattito così importante per
la sua gravità, non solo il “corpo” del partito in Sicilia,
ma anche gli organi nazionali, sono fatti negativamente significativi.
Ci si è limitati a chiedere le dimissioni del Governatore della
Sicilia, senza far minimo cenno ad una mozione di sfiducia (che peraltro
non sarebbe mai passata, visti i numeri del centrodestra a Sala d’Ercole).
Tutto ciò significa, che gran parte di questo gruppo dirigente,
non sa più leggere o peggio non vuole leggere le nuove istanze che
arrivano dalla società siciliana. Per questo motivo è di
primaria importanza che, nel dibattito congressuale, venga quantomeno posta
l’esigenza di un avvio di discussione sulla necessità di formare
nuovi gruppi dirigenti.
Oggi c’è da chiedersi come si possano aggregare pezzi di società,
che pur guardano ai DS con attenzione (vedi il voto a Fava alle recenti
elezioni europee), quando poi il vertice piramidale del partito siciliano,
compie scelte poco chiare, se non spesso che si prestano ad essere lette
come consociative ed autoreferenziali.
La vicenda della candidatura di Claudio Fava alle europee, è uno
dei tanti esempi sullo stato del partito in Sicilia, che – come dicevo
- oltre a non sapere più leggere la società, molto spesso
non sa leggere neanche all’interno di se stesso. Mi viene in mente
la “famosa” direzione regionale nella quale fu messa in discussione
proprio la candidatura di Fava. Se quella candidatura fosse stata bocciata
ciò avrebbe rappresentato un gravissimo errore; una vera e propria
miopia politica. La classe dirigente dei DS siciliani non ha saputo minimamente
interpretare il dato eclatante che sarebbe poi uscito dalle urne (al di
là della tripla preferenza); cioè gli oltre 221 mila voti,
75 mila in più del 1999, che hanno fatto del candidato Fava il più votato
in Sicilia, dopo Berlusconi.
Questi enormi consensi, non tutti provenienti dall’elettorato DS,
non sono certo una regalia, bensì un messaggio chiaro di richiesta
di cambiamento, di discontinuità delle politica, rispetto al passato,
anche all’interno del nostro partito.
E’ necessario oggi che all’autoreferenzialità e al consociativismo
dell’attuale assetto dirigente, si sostituisca l’impegno di
riportare la politica ad occuparsi, non di destini personali, ma più in
generale, della gente e del territorio.
Non può che farmi piacere e motivarmi, e con me tanti compagni,
con i quali spesso ci incontriamo ultimamente (tra questi i ragazzi di “Idea
Solidale”), che uomini come Claudio Fava continuino a parlare di “Questione
morale”, specie in Sicilia, e che considerino questo elemento non
secondario rispetto all’impegno e all’agire politico.
Per i motivi qui evidenziati brevemente, la fase congressuale che è davanti
a noi è davvero un’occasione importante di cambiamento, rafforzata
dalla non certo marginale elezione di Claudio Fava al Parlamento Europeo.
E’ questo un momento unico che si presenta al nostro partito (o meglio
a chi vuole che questo partito esca da certa doppiezza), un momento che
non possiamo farci sfuggire, ed in questo molto conterà l’elezione
di un segretario regionale che abbia molto chiari questi capisaldi.
In tutto ciò fondamentale sarà, nelle prossime settimane,
l’impegno di tutti noi, al di là delle mozioni di appartenenza,
per fare in modo che questo partito, che pur continua a rappresentare in
Sicilia una grande pagina di lotta per la legalità, prosegua nell’essere
uno strumento di democrazia per la Sicilia di oggi e di domani.
Buon lavoro a tutti.
il
punto di vista del consigliere provinciale di caltanissetta sul congresso
dei ds siciliani
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