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La settimana successiva a quella
nella quale era stato consumato l’ultimo attentato intimidatorio
in danno della mia azienda, ho trascorso alcuni giorni a Roma.
La capitale, il venerdì di quella settimana avrebbe visto la nascita
della “Costituzione Europea”. In quella carta, i paesi firmatari,
statuivano, tra l’altro, i fondamentali ed inalienabili diritti del
cittadino europeo.Tra questi diritti “primari”: la libertà di
esercitare un’attività imprenditoriale legittima, contemplata
e regolamentata nello stato membro.
Come tutti sappiamo anche l’Italia ha sottoscritto la “Costituzione
Europea”, sicchè anche in Italia questi “primari” diritti
sono garantiti. In realtà non è affatto così.
Perché esistono regioni come la Sicilia dove questi principi vengono
regolarmente calpestati. Vi sono, pertanto, due Italie, una che si rifà ai
principi della “Costituzione Europea”;qui i cittadini sono
liberi di fare gli imprenditori nella massima autodeterminazione. Un’altra
Italia dove esiste un “anti-stato”, che è la mafia,
dove la maggior parte dei commercianti, artigiani e piccoli imprenditori
sono costretti a pagare il pizzo dai mafiosi addetti al racket delle estorsioni
e, pertanto, sono privati di fatto dal libero esercizio dell’impresa.
Un uomo taglieggiato viene costretto a vivere una vita diversa dagli altri
uomini. Egli vive nel costante terrore che i mafiosi possano fare del male
ai suoi figli, ai suoi famigliari, a lui stesso. Egli si lacera tra stati
d’animo che vanno dalla rabbia e la voglia di reagire e ribellarsi
alla paura e l’angoscia che i carnefici possano fare del male ai
suoi cari. Egli si interroga con amarezza sul futuro dei suoi figli, si
chiede se i suoi figli possano avere un futuro in questa terra amata.
Questo enorme fardello spesso lo sostiene da solo, non vuole coinvolgere
le persone più care, delle quali certamente si fida, per non esporle
ai suoi carnefici. In questo contesto, agghiacciante e surreale si consuma
la vita di migliaia di uomini siciliani. Col passare degli anni le richieste
del “mostro” si fanno sempre più insistenti e consistenti,
alla fine la vittima cede stremata e abbassa la saracinesca.
Il “mostro” ha vinto.
Raramente l’epilogo di questa storia assume una connotazione diversa.
Quando la rabbia e l’orgoglio prevalgono anche solo per un attimo
sulla paura, trovi l’energia per provare a non farti ingoiare dal “mostro”.
Ti vuoi mettere alla prova, vuoi mettere alla prova le Istituzioni e la
società nella quale vivi, ti vuoi dare e chiedere fiducia, vuoi
percorrere assieme la strada della denuncia.
Ma il “mostro” non ha paura, e vuole dimostrarlo a te, alle
Istituzioni, agli altri uomini. Il “mostro” ti deve schiacciare
e umiliare, deve costringerti a soccombere, tu, un omino piccolo piccolo,
non puoi permetterti di prevalere sul “mostro” perché è grande,
forte e sanguinario, e tutti lo devono temere e rispettare. Così,
durante la notte, il “mostro” entra nella tua azienda e la
distrugge con il fuoco. Tu sei incredulo, il lavoro di tutta una vita è andato
via in fumo. Ma hai imparato a cercare dentro di te la forza per continuare,
così la cerchi ancora una volta, la trovi e continui. Ti rimbocchi
le maniche e ricostruisci l’azienda. Intanto la tua vita è cambiata
ancora una volta, la tua vita viene affidata alla protezione delle forze
di polizia che non ti possono lasciare più neanche per un attimo,
e tu affidi con fiducia la tua vita nelle loro mani e nelle mani delle
Istituzioni.
Riapri la tua impresa, ne sei orgoglioso, sei orgoglioso delle Istituzioni,
delle forze dell’ordine, lo sei anche per tutti gli altri uomini
perché pensi che adesso tutto sarà diverso, perché pensi
che il “mostro” ha avuto quello che si meritava.
Ma il “mostro” non vuole rinunciare a te e per la seconda volta
cerca di distruggerti, ancora di notte, ancora con il fuoco, ancora la
tua azienda viene distrutta. Il colpo è tremendo, ti lascia tramortito.
Questa volta vuoi sapere chi è venuto a mancare durante il percorso,
chi è venuto meno alle reciproche promesse che vi siete fatti ed
alle quali tu hai creduto.
Cercano di convincerti che è potuto accadere perché il “mostro” si è comportato
in maniera insolita ed imprevedibile.
Rimani perplesso, tuttavia fai un ragionamento semplice, quasi elementare.
Se voglio vivere e lavorare nella mia terra “devo” avere fiducia
nelle Istituzioni, questa strada non la posso percorrere da solo, dobbiamo
darci reciproco coraggio, rimboccarci le maniche e tutti insieme ancora
una volta, per la “terza” volta ricostruiamo l’azienda,
più bella di prima.
Così è stato fatto. L’azienda riparte, riprendi a lavorare
di gusto, sei quasi sereno, alle volte ti scordi pure di vivere una vita
blindata. A tutto ci si abitua. Quando alle quattro del mattino la polizia
viene a prenderti a casa per portarti in azienda, dove il “mostro” ha
sputato per la “terza” volta il fuoco dalle sue fauci assassine,
in quel rogo hai visto ardere la tua vita, la tua terra. Perdonatemi se,
al momento, non riesco ad immaginare la fine di questo romanzo.
«nessuno
monterà sopra di noi se prima non avremo piegato la schiena» (Martin Luther King)
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