la sfida di bosco minniti

  di aldo castello  

 

Domenica 24 Ottobre, ore 11. Ho deciso di partecipare all'Assemblea Cittadina che si tiene al Parco di Bosco Minniti per fare il punto sulla sua gestione, ad un anno dalla inaugurazione.
Non ero mai entrato all'interno del Parco e mentre percorrevo i suoi viali ho provato una sensazione di grande stupore e anche un po’ di "invidia" nel constatare di quanta fortuna quel territorio, quella comunità, quella realtà dispone. Una ricchezza, un patrimonio dal valore immenso di cui in tanti ancora non ci si rende conto.
Sulle tribune del pallone tensostatico poca gente, che padre Carlo giustificava con ragioni di sicurezza pubblica (la struttura non è ancora collaudata), ma già dai primi interventi intuivo che si trattava di poca ma buona partecipazione.
Sono stato tentato di intervenire ma ritenendomi poco informato sulla storia e sulle vicende attuali ho preferito ascoltare tutti i meritevoli contributi del pubblico, senza evitare di elaborare comunque le mie considerazioni. Pensavo a quante parrocchie vorrebbero avere un parco simile e non ce l'hanno, a quante comunità vorrebbero avere un parco simile e non ce l'hanno, a quanti quartieri vorrebbero avere un parco simile e non ce l'hanno, a quante città vorrebbero avere un parco simile e non ce l'hanno. Poi ho pensato che anche l'Amministrazione Comunale di Siracusa è molto fortunata: ha un parroco molto attivo e incisivo, ha dei cittadini capaci, responsabili, coinvolti e partecipanti, che sanno assumersi impegni, colmare dei vuoti, realizzare progetti.
Insomma una bella fortuna che ha baciato in fronte entrambe le parti della società: quella, chiamamola . . . attiva, fruitrice dei servizi e quella, per così dire, passiva erogatrice di beni e servizi.
Ma allora dove sta il problema? Perchè le polemiche? Di che ci si lamenta? Che cosa non funziona?
Probabilmente, secondo il mio modesto parere, le due parti dovrebbero aprire le loro casseforti, tirare fuori il "tesoro" di cui entrambe dispongono e decidere di "farlo fruttare", renderlo remunerativo. Magari concordando insieme il metodo più efficace di valorizzazione e di investimento.
Intanto gli interventi si susseguono. Certo i fondi non sono mai sufficienti, la burocrazia ha i suoi tempi, ma non ci si può limitare a discutere dei bagni sporchi, dei cestini della spazzatura e dei rubinetti che non funzionano. Giustamente padre Carlo sottolinea che il vero problema consiste nella mancanza di un programma definito e di un progetto globale di gestione.
Ma la mancanza di progettualità è scontata, è normale, è ordinaria amministrazione nella storia socio-politica della nostra Città. E' prassi comune che prima si abbozzano le cose, si fanno salti in avanti e poi dopo si cerca di correre ai ripari per riempirle di contenuti. Sono assai poche le realtà illuminate che sanno programmare, immaginarsi il futuro e formulare ipotesi progettuali corrispondenti alla realtà. Se questo esiste laddove esiste, tanto di guadagnato. Ma se questo non esiste o non è possibile va bene lo stesso. Non necessariamente dobbiamo aspettarci la progettualità da parte dell'Amministrazione Comunale, anzi in un certo senso meglio così. In questo modo la "cittadinanza attiva" evocata in assemblea può meglio sostituirsi all'Ente Pubblico e attualizzare un programma corrispondente alle esigenze del territorio.
Una volta tanto sono fiducioso. Sono convinto che realtà come Arci, Agesci, Uisp, Legambiente, Consolidas, ecc. ecc. (tanto per fare un esempio, o tanti altri ancora) sono in grado di sedersi attorno a un tavolo e, su un mandato specifico che se non gli viene dall'alto glielo conferisce con diritto il territorio, definire un progetto complessivo di gestione.
A me non piacciono le scommesse ma le sfide mi appassionano. Ci vogliamo credere?