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Oggi l'Europa non é quella
di ieri e non lo sarà mai più, i connotati fisionomici
sono del tutto cambiati e non si può tornare indietro.I numerosi
matrimoni tra etnie diverse hanno cancellato quei pregiudizi di inferiorità degli "altri",
alimentati, da una presuntuosa cultura, che ignorava gli effettivi valori
degli altri popoli.
La conoscenza reciproca delle varie lingue e ì numerosi viaggi turistici
internazionali hanno determinato approcci affettivi tali,che non solo si è trovato
il lavoro in terra, "straniera", ma anche il compagno e la compagna
della propria vita. E' tramontato per sempre quello sciocco nazionalismo
fomentato da ideologie razziste, alla cui scomparsa ha contri-buito senza
dubbio e in maniera determinante la fede cristiana, che ha sempre insegnato
l'unità del genere urtano e il dovere dell'amore fraterno.
Se questo fenomeno europeistico trova conferma in tutti gli Stati,non sì pub
fermare nel suo processo evolutivo,ma deve continuare fino alla completa
realizzazione con la sua conseguente operatività. Non può essere
finalizzato soltanto ad un accordo commerciale, in cui si definisca il
vantaggio economico da una parte e dall'altra: no! Il problema è più serio
ed é quello di dimostrare al mondo che tutti i popoli possono convivere
all'interno di una confederazione democratica, perché, oltre l'aspetto
politico, si esalta e si cerca il valore degli affetti umani e spirituali,
che sono più forti e più determinanti per una coesistenza
comunitaria di una certa dimensione,
L'Europa ha ancora oggi, come nel passato e senza sciocche presunzioni,
responsabilità mondiali da assolvere nel terzo millennio, e al più presto,
cercando quelle rodici culturali umanistiche e spirituali, per la quali
si era distinta nei secoli precedenti. Questo ruolo di "guida universale" può essere
ancora utile a tutti gli altri popoli, che anch'essi possono essere indotti
a seguirne l'esempio, mettendo in moto tutte le loro energie e i loro talenti.
Perciò un ruolo rispettoso,nel modo più assoluto, degli altri
interlocutori, senza alcuna imposizione o arroganza, ma nella stima della
dignità e della loro cultura.
E' questa una occasione da non perdere,una prospettiva esaltante,che apre
una svolta veramente augurale di una pace universale, tra popoli fratelli,
pur nella, differenza delle proprie identità storiche e culturali.
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