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Nei prossimi giorni le associazioni
ambientaliste Legambiente e WWF presenteranno alla Commissione Europea
una denuncia nei confronti dell’Italia per le violazioni delle
direttive comunitarie commesse con il Piano rifiuti di Cuffaro e con
la decisione di realizzare gli inceneritori di Augusta, Paternò,
Casteltermini e Bellolampo. Non si tratta soltanto di far conoscere alla
Commissione Europea l’ennesima infrazione ed allungare la già lunga
lista dei cartellini rossi collezionati dal governo italiano. C’è anche
la necessità di rompere un fuorviante luogo comune, alimentato
da chi ha ingenti interessi economici nel settore, secondo il quale il
problema dei rifiuti si risolve con gli “innocui” inceneritori. È poi
urgente ripristinare in Italia quelle norme di tutela dell’ambiente,
della salute e di corretta valutazione delle opere ad elevato impatto
ambientale che, sotto la pressione di una presunta emergenza, sono state
stemperate e sistematicamente disattese.
In sintesi queste violazioni sono:
a) Il Piano Regionale per la gestione dei rifiuti in Sicilia viola e
stravolge le norme e le previsioni del D.lgs. 5 febbraio 1997 n.22
e successive modifiche ed integrazioni, promulgate in attuazione delle
direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi
e 94/62/CEE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio. Infatti,
anziché attuare interventi per ridurre all’origine la
produzione dei rifiuti, per favorirne il riutilizzo ed il recupero
energetico, esso si fonda essenzialmente sullo smaltimento dei rifiuti
attraverso il loro incenerimento.
b) Il Piano “prevede” che entro l’anno 2008 si possa
raggiungere la quota minima del 35% di raccolta differenziata (che il
D.Lgs 5 febbraio 1997 n. 22 imponeva di conseguire entro marzo 2003)
ma le convenzioni stipulate con gli operatori privati ed il dimensionamento
degli impianti di smaltimento (discariche ed inceneritori) si basano
sulla previsione di raggiungere nell’anno 2012 la quota del solo
20%.
c) La Valutazione d’impatto ambientale, relativa ad ognuno dei
quattro singoli sistemi, è stata condotta in difformità della
normativa comunitaria, omettendo tra l’altro di valutare gli impatti
emissivi degli inceneritori secondo le prescrizioni ed i limiti della
Direttiva 2000/76/CE sull'incenerimento dei rifiuti, di effettuare correttamente
la Valutazione d’incidenza per le opere ricadenti in aree SIC e
ZPS ai sensi della Direttiva 92/43/CE, con mancata applicazione del principio
di precauzione e di indicare le alternative progettuali.
d) E’ stato disatteso il diritto di partecipazione dei cittadini
alla procedura VIA. Delle numerose, circostanziate e motivate osservazioni
presentate dalle associazioni ambientaliste, dai cittadini e dalle amministrazioni
comunali e provinciali non si è tenuto nessun conto e delle stesse
non si fa cenno nei relativi pareri rilasciati dalla Commissione VIA
del Ministero dell’Ambiente. È stato impedito alle associazioni
che rappresentano interessi diffusi di partecipare alle conferenze dei
servizi.
e) La commissione VIA ha emesso per ciascun sistema un parere “positivo
con prescrizioni”. Le prescrizioni sono tante e di tale portata
che stupisce come lo Studio d’Impatto Ambientale non sia stato
respinto. Infatti, molte di esse sono di carattere ostativo (progetti
incompleti, obbligo di effettuare campagne di monitoraggio ante operam
della durata di 12 mesi, richieste di modifiche d’impianti, di
nuovi e più approfonditi studi sugli effetti sanitari, di migliore
valutazione degli impatti e dei consumi di risorse, dei rischi idrogeologici,
ecc.);
f) La commissione VIA non ha eccepito la difformità, l’incongruità,
l’incompletezza e la non veridicità delle Valutazioni d’incidenza
relative ai SIC ZPS prodotte dai progettisti degli Studi;
g) In violazione dell’art. 174 del Trattato paragrafo 2 e della
Risoluzione del Parlamento Europeo adottata il 14.12.2000 sul principio
di precauzione, gli Studi di Impatto Ambientale ed i pareri espressi
dalla Commissione VIA sui sistemi di smaltimento difettano delle considerazioni
sugli effetti sanitari che caratterizzano i sistemi scelti e manca una
puntuale analisi degli studi epidemiologici sull'incidenza delle emissioni
degli inceneritori sull'insorgenza di sarcomi dei tessuti molli e di
linfomi non-hodgkin nelle popolazioni che vivono nelle zone limitrofe
agli stessi, in relazione alle caratteristiche tecniche degli impianti
previsti.
h) Le imprese non hanno fornito indicazioni e spiegazioni di avere adottato
tutte le misure adeguate di protezione dell’ambiente e della salute,
ivi compreso il ricorso alla migliore tecnologia disponibile (BAT), come
previsto in alcune norme comunitarie e il cui rispetto è previsto
da una nota alla direttiva Vas 2000/76/CE che deve essere tenuta in considerazione
quando si rilasciano autorizzazioni a nuovi impianti.
i) E’ stata omessa la Valutazione d’Impatto Strategica ex
art. 12 direttiva 42/2001/CEE in vigore dal 21 luglio 2004. Poiché a
quella data il piano rifiuti siciliano era stato adottato ma non operativo
(non era stato completato l’iter istruttorio ed autorizzativi,
non erano esistenti o in corso di realizzazione gli impianti), gli effetti
ambientali devono essere rivalutati sulla base di una migliore e più aperta
procedura di pianificazione da cui ricalibrare e/o confermare l'intero
percorso di attuazione del piano stesso.
j) L’avviso pubblico, con il quale il Commissario invitava gli
operatori industriali a presentare le proposte e sulla base del quale
sono poi state scelte le società e stipulate le convenzioni, prevedeva
al punto J.J. della “Documentazione di ammissibilità” l’obbligo
di produrre – pena l’esclusione - “Titoli attestanti
la proprietà ovvero la giuridica disponibilità degli impianti
e/o dei siti idonei allo svolgimento di tutte le attività oggetto
della convenzione, almeno per tutta la durata della convenzione”.
Dai verbali delle conferenze dei servizi emerge invece che alcuni degli
operatori già convenzionati non avevano ancora – alla data
della conferenza dei servizi – prodotto i titoli di proprietà.
Le associazioni ambientaliste ritengono che le violazioni denunciate
sono di tal evidenza e gravità che la Commissione Europea non
dovrebbe ritardare l’avvio di una procedura d’infrazione
nei confronti dell’Italia.
Ma nell’attesa che sia resa giustizia all’ambiente ed ai
cittadini, occorre mantenere viva quella forte e civile mobilitazione
popolare che continua a far scendere in piazza migliaia di persone. le
associazioni ambientaliste denunciano l'italia per violazioni delle
direttive comunitarie
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