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8 ottobre 2002: un uomo viene ritrovato
morto in una stradina rurale nei dintorni di Avola.
Dai primi elementi a disposizione degli inquirenti si intuisce subito
la chiara matrice mafiosa dell’attentato. La vittima è un
professore di filosofia di 56 anni, che aveva rinunciato all’insegnamento
per dedicarsi alla sua piccola attività imprenditoriale.
Nei giorni successivi si verificano numerosi attentati incendiari e dinamitardi
ai danni di commercianti, imprenditori, professionisti e dirigenti politici.
Questi eventi contribuiscono a rendere il clima avolese particolarmente
teso. A peggiorare ulteriormente la situazione contribuisce il totale
silenzio delle istituzioni locali. La richiesta del lutto cittadino avanzata
dai D.S. nel corso del consiglio comunale, viene ignorata . Tuttavia,
le continue denunce delle opposizioni sociali e politiche costringono
il Presidente Cancemi a convocare una seduta aperta dedicata al tema in
questione. Durante la seduta interverranno il Sen. Centaro, l’on
Nicola Bono, il Presidente Marziano, gli On. De Benedictis e Piscitello.
Purtroppo, già dai primi interventi, si evince quale sia il taglio
politico dato al dibattito; anziché denunciare con forza la gravità
della situazione e formalizzare la richiesta di un appoggio diretto del
Governo per far fronte a questa pericolosa escalation, assistiamo al maldestro
tentativo di spostare il baricentro della discussione verso un terreno
più vicino alla sensibilità del centrodestra: la microcriminalità.
Si cerca quindi di normalizzare la situazione inserendola all’interno
di un contesto del tutto diverso, in un luogo dove è più
facile dar sfogo alla tradizionale retorica “ fascista”. Cade
nel vuoto, inoltre, l’invito dell’On. De Bebenedictis verso
un impegno bipartizan delle istituzioni; l’on. Bono infatti arriva
a collegare incautamente gli avvenimenti con la richiesta fatta dalle
opposizioni (ma anche dal Santo Padre) dell’indulto.
Tutto ciò è inaccettabile.
Non si può anteporre l’esigenza di una banale speculazione
politica al normale senso di responsabilità a cui deve essere chiamato
chi occupa un ruolo istituzionale. E’ evidente, quindi, che quando
la dialettica politica arriva a simili livelli, vuol dire che essa nasce
da un baratro. Un baratro creato dal confronto diretto fra due culture,
due sensibilità diverse ed inconciliabili. Si tratta di un canovaccio
più volte rivisitato in questi tempi: ossia il voler invocare una
giustizia forte con i deboli e debole con i forti. Questo è infatti
l’indirizzo politico seguito dalla Casa delle Libertà in
quest’ultimo anno.
La Cirami, le Rogatorie, il falso in Bilancio non si inseriscono forse
in questo disegno?
Parlare di microcriminalità vuol dire parlare di emarginazione
sociale, di problematiche giovanili, di disoccupazione, di immigrazione
clandestina. Vuol dire parlare dei deboli e delle responsabilità
che ha la società nei loro confronti , non di un facile capro espiatorio
contro cui scaricare ogni cosa. Il compito delle istituzioni non è
quello di individuare la natura o lo stampo di simili avvenimenti, ma
di denunciarli. Al resto penseranno gli Inquirenti , la Magistratura,
la Giustizia. Perché sostituirsi alle Autorità preposte?
Non si rischia forse di lasciare ancora più sola la comunità
dinnanzi ad un attacco così feroce?
La seduta si concluderà con le parole dell’Bono, il quale
tranquillizzando queste opposizioni catastrofiste affermerà che
ad Avola “non vi è alcuna emergenza criminalità“.
Poche ore dopo un vigile urbano troverà la sua auto incendiata
davanti casa.
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