la montagna partorì il topolino

  di maurizio fistarol  

Maurizio Fistarol, deputato della Margherita, già sindaco di belluno, ci racconta la devolution vista dal nord.

E infine la montagna partorì un topolino: un topolino deforme chiamato devolution. Più di un decennio di adunate padane e spregiudicatezza istituzionale, secessioni minacciate e camicie verdi è stato sintetizzato in poche righe di riforma dell’art. 117 della Costituzione, che prevedono l’attivazione in capo alle Regioni della competenza legislativa esclusiva in materia sanitaria, di organizzazione, gestione e programmazione scolastica, nonché di polizia locale.
Cosa c’entri tutto ciò con il federalismo è davvero difficile da intendere: se il federalismo è il rovesciamento della logica dello Stato centralista (non facciano i livelli istituzionali superiori ciò che meglio possono fare gli enti più vicini ai cittadini), la devolution prevede invece il trasferimento di alcuni specifici poteri a specifiche istituzioni, lasciando però inalterato l’impianto complessivo.
L’unica vera riforma in senso federalista, seppure non ancora completata, è quella di un intero “pezzo” di Costituzione (il Titolo Quinto) votata alla fine della scorsa legislatura dal centrosinistra, dopo una lunghissima concertazione con il mondo delle autonomie locali, e poi approvata nell’ottobre 2001 con referendum popolare. Se si vuole davvero innovare il funzionamento dello Stato, valorizzandone le autonomie regionali e locali, è da quella riforma che occorre muovere, migliorandola, attuandola e, come detto, completandola con l’istituzione di un Senato federale che, nella proposta dell’Ulivo, dovrebbe comportare anche la riduzione dei componenti di entrambi i rami del Parlamento.
Trasformare uno Stato dagli spiccati caratteri centralisti in uno più vicino ai cittadini e ai diversi territori italiani non è un lavoro facile, ma è per l’appunto con questo lavoro che debbono sporcarsi le mani i veri riformisti, non con “deviazioni” che rispondono agli interessi della Lega Nord, al suo bisogno di visibilità, ai patti tra Berlusconi e Bossi, non certo agli interessi dell’Italia.
La devolution è, dunque, una “piccola cosa” rispetto al profondo cambiamento avviato con la riforma del Titolo Quinto, che prevede, tra l’altro, che le Regioni più pronte possano assumere ulteriori poteri che verranno assegnati con legge ordinaria del Parlamento. Ma questa “piccola cosa” può scardinare l’unità del Paese, poiché, su materie delicate come sanità e polizia, fa venire meno il principio di negoziazione tra potere statuale e autonomie regionali, con l’auto-attribuzione di compiti da parte delle singole Regioni e con il conseguente accaparramento di crediti fiscali che comporteranno l’accentuarsi di disuguaglianze e divisioni.
Con la “dittatura della maggioranza” si vogliono separare le “Italie” dall’Italia e, così, l’Italia dall’Europa; non è questo che può desiderare chi pensa ad un’Italia federalista e più unita.