gli ATO e la futura gestione del
ciclo integrato delle acque

  di roberto de benedictis  



Credo sia utile parlare di una questione sostanzialmente ignorata dal cittadino comune quanto straordinariamente importante nel futuro di tutti noi e che oggi è all’attenzione di tutte le nostre istituzioni e delle forze politiche. Una rivoluzione ci attende, quella che in Sicilia vedrà entrare in funzione gli “ambiti territoriali ottimali” (ATO) per la gestione delle acque. È la legge n. 36 del 1994, nota come “legge Galli” e recepita in Sicilia dalla legge regionale n. 10 del 1999, che impone a tutti i Comuni e le Province la riorganizzazione di tutto “l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue”. Si tratta del famoso “ciclo integrale delle acque” che, per evitare sprechi e favorirne l’ottimizzazione, dovrà essere gestito, dalle varie fonti di approvvigionamento ai diversi utilizzatori e fino alla depurazione, in maniera il più possibile organica ed unitaria.
A tal fine, la legge richiede giustamente che ciò avvenga all’interno di bacini omogenei, principalmente dal punto di vista idrologico, denominati appunto ATO, ambiti territoriali ottimali, nei quali affidare il “governo” della risorsa acqua ad un unico ente o “autorithy”. Con la costituzione degli ATO, si dovrebbero conseguire dimensioni di scala atte ad ottimizzare l’uso delle acque, superando l’attuale frammentarietà delle gestioni locali e realizzando un unico servizio idrico integrato (SII) secondo i criteri di economicità ed efficienza stabiliti dalla stessa legge Galli. All’interno di ciascun ATO, il servizio idrico integrato dovrà essere gestito, a regime e salvo circostanze particolari, da un unico soggetto sottoposto al controllo di una autorità sovracomunale appositamente costituita fra tutti i Comuni e la Provincia (o le Province) ricadenti in quel territorio, attraverso una convenzione o un consorzio di funzioni (artt. 30 e 31 del T.U. dell’ordinamento degli enti locali di cui al D.Lvo 267/00). In questo secondo caso, che è la forma generalmente prescelta e quella adottata anche nella nostra provincia, il consorzio si costituisce in una autorità sovracomunale denominata appunto Autorità d’Ambito. Con essa si dà vita ad una azienda speciale dotata di autonoma personalità giuridica, alla quale compete la programmazione, la vigilanza ed il controllo della gestione del servizio idrico integrato all’interno dell’ATO di propria competenza.
Per far ciò l’Autorità d’Ambito, oltre a definire le modalità di conduzione del servizio, deve individuarne il soggetto unico gestore o il soggetto coordinatore, nel caso in cui nell’ATO siano già attivi più gestori di cui si impone la salvaguardia in quanto rispondenti ai citati requisiti di economicità ed efficienza del servizio. Deve inoltre predisporre il Piano d’Ambito tecnico e finanziario degli interventi da effettuarsi per ottimizzare l’impiego degli impianti esistenti e quelli da realizzarsi. Deve infine, ed è questo un punto di massima delicatezza, stabilire la forma di gestione del servizio idrico integrato ed individuare il soggetto gestore che avrà l’obbligo di attuarlo.
In Sicilia l’applicazione della legge Galli, ancorché tardiva, è conditio sine qua non per l’utilizzazione delle risorse comunitarie di “Agenda 2000”, come stabilito nella intesa istituzionale di programma fra Stato e Regione stipulata il 13/09/99.
Per la gestione del servizio idrico integrato, l’Autorità d’Ambito può scegliere di affidarsi a:
- una azienda speciale consortile all’uopo costituita (gestione totalmente pubblica);
- un soggetto terzo mediante concessione (solo nei casi eccezionali previsti dalla legge);
- una società mista (SpA o Srl) a prevalente capitale pubblico;
- una Spa senza vincolo della proprietà pubblica maggioritaria.
All’assetto finale con quell’unico soggetto gestore è previsto che si giunga attraversando un regime transitorio finalizzato alla tutela di quei soggetti che già operano nel territorio, se rispondenti ai criteri di economicità ed efficienza, nonché alla valorizzazione del patrimonio tecnico e delle risorse umane delle esistenti gestioni dei servizi idrici. Si pensi alle aziende municipalizzate che oggi operano in molti comuni, alle società miste ed a quelle private che in concessione gestiscono il servizio pubblico ed al loro personale. Saranno le Autorità d’Ambito ad individuare le forme di gestione esistenti che, anche in funzione della loro natura giuridica, potranno proseguire la loro attività, svolgerla fino alla scadenza della propria concessione o essere sciolte e fatte confluire nel nuovo soggetto gestore d’ambito al momento dell’avvio del servizio idrico integrato.
Da queste poche note emerge come non soltanto si sia davanti ad una vera rivoluzione nella concezione del servizio ma anche di fronte alla nascita di un nuovo ente di straordinaria importanza e “potere” per le decisioni che è chiamato ad assumere e per tutto quanto da esso dipenderà. Si creeranno uffici, strutture tecniche ed amministrative, si procederà ad assunzioni di personale, consulenze e tutto quello che è immaginabile per un organismo di tale importanza. Si gestiranno appalti e commesse pubbliche. Rilevantissime infatti, solo per parlare di finanziamenti, le risorse comunitarie che nel POR 2000-2006 (sottoasse risorse idriche) sono destinate all’attuazione degli interventi concernenti il ciclo integrato delle acque. Sarà la nostra Autorità d’Ambito ad individuare il soggetto unico (società mista e partner privati) titolare del servizio idrico integrato nella nostra provincia ed, attraverso di esso, a gestire in forma esclusiva la risorsa acqua in tutto il territorio, dall’inizio alla fine e con tutti gli impianti esistenti e futuri (pozzi, acquedotti, fognature, invasi di raccolta, impianti di depurazione - IAS compreso - eccetera). E questo nei confronti di qualunque utente, sia pubblico che privato, sia esso una grande azienda, un Comune o un semplice cittadino, imponendo e riscuotendo le relative tariffe. In una provincia come quella di Siracusa dove l’acqua gioca un ruolo in più quale elemento essenziale nelle attività delle industrie presenti nell’area di Melilli-Priolo.
Credo che basti questo a comprendere la straordinaria importanza della posta in gioco ed il motivo di tante fibrillazioni di molti esponenti politici in questi ultimi tempi e negli ultimi giorni in particolare. Nessuna demonizzazione né falsi moralismi: l’Autorità d’Ambito può essere un nuovo gigantesco carrozzone politico e di clientele come pure una efficace opportunità di gestione e sviluppo di un settore strategico. Ma nessuno sforzo deve essere risparmiato per pretendere una gestione trasparente di questo gigantesco crogiuolo di interessi, che può costituire un nefando buco nero oppure una risorsa per il nostro territorio.
Una sinistra moderna, interessata alla costruzione del futuro tanto quanto taluni di noi sono attenti alla difesa dell’esistente, non deve fermarsi alle diffidenze o ai veti ma sapere accettare le sfide, sapere imporre proprie idee ed azioni, senza mai deflettere da una condotta di assoluto rigore morale. È su questo che ci misureremo, anche negli ATO. In un quadro politico estremamente conflittuale, devastante all’interno della CdL dove, sull’esempio personale del premier, dilaga la prassi di occupare ed usare le istituzioni per i propri fini, e nel momento storico in cui in Sicilia, ed in special modo a Siracusa, tutti gli uomini della ex Democrazia Cristiana si sono riuniti sotto il segno dell’UDC, riproponendo intatte le faide e le cupidigie personali di sempre, le prospettive del servizio idrico integrato presentano un grado di rischiosità elevatissimo e che tuttavia noi dobbiamo saper affrontare con decisione. L’ASI e l’IAS sono gli attuali terreni di scontro ma è per l’ATO che si gioca la partita. Siamo tutti avvisati.