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Credo sia utile parlare di una questione
sostanzialmente ignorata dal cittadino comune quanto straordinariamente
importante nel futuro di tutti noi e che oggi è all’attenzione
di tutte le nostre istituzioni e delle forze politiche. Una rivoluzione
ci attende, quella che in Sicilia vedrà entrare in funzione gli
“ambiti territoriali ottimali” (ATO) per la gestione delle
acque. È la legge n. 36 del 1994, nota come “legge Galli”
e recepita in Sicilia dalla legge regionale n. 10 del 1999, che impone
a tutti i Comuni e le Province la riorganizzazione di tutto “l’insieme
dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua
ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue”.
Si tratta del famoso “ciclo integrale delle acque” che, per
evitare sprechi e favorirne l’ottimizzazione, dovrà essere
gestito, dalle varie fonti di approvvigionamento ai diversi utilizzatori
e fino alla depurazione, in maniera il più possibile organica ed
unitaria.
A tal fine, la legge richiede giustamente che ciò avvenga all’interno
di bacini omogenei, principalmente dal punto di vista idrologico, denominati
appunto ATO, ambiti territoriali ottimali, nei quali affidare il “governo”
della risorsa acqua ad un unico ente o “autorithy”. Con la
costituzione degli ATO, si dovrebbero conseguire dimensioni di scala atte
ad ottimizzare l’uso delle acque, superando l’attuale frammentarietà
delle gestioni locali e realizzando un unico servizio idrico integrato
(SII) secondo i criteri di economicità ed efficienza stabiliti
dalla stessa legge Galli. All’interno di ciascun ATO, il servizio
idrico integrato dovrà essere gestito, a regime e salvo circostanze
particolari, da un unico soggetto sottoposto al controllo di una autorità
sovracomunale appositamente costituita fra tutti i Comuni e la Provincia
(o le Province) ricadenti in quel territorio, attraverso una convenzione
o un consorzio di funzioni (artt. 30 e 31 del T.U. dell’ordinamento
degli enti locali di cui al D.Lvo 267/00). In questo secondo caso, che
è la forma generalmente prescelta e quella adottata anche nella
nostra provincia, il consorzio si costituisce in una autorità sovracomunale
denominata appunto Autorità d’Ambito. Con essa si dà
vita ad una azienda speciale dotata di autonoma personalità giuridica,
alla quale compete la programmazione, la vigilanza ed il controllo della
gestione del servizio idrico integrato all’interno dell’ATO
di propria competenza.
Per far ciò l’Autorità d’Ambito, oltre a definire
le modalità di conduzione del servizio, deve individuarne il soggetto
unico gestore o il soggetto coordinatore, nel caso in cui nell’ATO
siano già attivi più gestori di cui si impone la salvaguardia
in quanto rispondenti ai citati requisiti di economicità ed efficienza
del servizio. Deve inoltre predisporre il Piano d’Ambito tecnico
e finanziario degli interventi da effettuarsi per ottimizzare l’impiego
degli impianti esistenti e quelli da realizzarsi. Deve infine, ed è
questo un punto di massima delicatezza, stabilire la forma di gestione
del servizio idrico integrato ed individuare il soggetto gestore che avrà
l’obbligo di attuarlo.
In Sicilia l’applicazione della legge Galli, ancorché tardiva,
è conditio sine qua non per l’utilizzazione delle risorse
comunitarie di “Agenda 2000”, come stabilito nella intesa
istituzionale di programma fra Stato e Regione stipulata il 13/09/99.
Per la gestione del servizio idrico integrato, l’Autorità
d’Ambito può scegliere di affidarsi a:
- una azienda speciale consortile all’uopo costituita (gestione
totalmente pubblica);
- un soggetto terzo mediante concessione (solo nei casi eccezionali previsti
dalla legge);
- una società mista (SpA o Srl) a prevalente capitale pubblico;
- una Spa senza vincolo della proprietà pubblica maggioritaria.
All’assetto finale con quell’unico soggetto gestore è
previsto che si giunga attraversando un regime transitorio finalizzato
alla tutela di quei soggetti che già operano nel territorio, se
rispondenti ai criteri di economicità ed efficienza, nonché
alla valorizzazione del patrimonio tecnico e delle risorse umane delle
esistenti gestioni dei servizi idrici. Si pensi alle aziende municipalizzate
che oggi operano in molti comuni, alle società miste ed a quelle
private che in concessione gestiscono il servizio pubblico ed al loro
personale. Saranno le Autorità d’Ambito ad individuare le
forme di gestione esistenti che, anche in funzione della loro natura giuridica,
potranno proseguire la loro attività, svolgerla fino alla scadenza
della propria concessione o essere sciolte e fatte confluire nel nuovo
soggetto gestore d’ambito al momento dell’avvio del servizio
idrico integrato.
Da queste poche note emerge come non soltanto si sia davanti ad una vera
rivoluzione nella concezione del servizio ma anche di fronte alla nascita
di un nuovo ente di straordinaria importanza e “potere” per
le decisioni che è chiamato ad assumere e per tutto quanto da esso
dipenderà. Si creeranno uffici, strutture tecniche ed amministrative,
si procederà ad assunzioni di personale, consulenze e tutto quello
che è immaginabile per un organismo di tale importanza. Si gestiranno
appalti e commesse pubbliche. Rilevantissime infatti, solo per parlare
di finanziamenti, le risorse comunitarie che nel POR 2000-2006 (sottoasse
risorse idriche) sono destinate all’attuazione degli interventi
concernenti il ciclo integrato delle acque. Sarà la nostra Autorità
d’Ambito ad individuare il soggetto unico (società mista
e partner privati) titolare del servizio idrico integrato nella nostra
provincia ed, attraverso di esso, a gestire in forma esclusiva la risorsa
acqua in tutto il territorio, dall’inizio alla fine e con tutti
gli impianti esistenti e futuri (pozzi, acquedotti, fognature, invasi
di raccolta, impianti di depurazione - IAS compreso - eccetera). E questo
nei confronti di qualunque utente, sia pubblico che privato, sia esso
una grande azienda, un Comune o un semplice cittadino, imponendo e riscuotendo
le relative tariffe. In una provincia come quella di Siracusa dove l’acqua
gioca un ruolo in più quale elemento essenziale nelle attività
delle industrie presenti nell’area di Melilli-Priolo.
Credo che basti questo a comprendere la straordinaria importanza della
posta in gioco ed il motivo di tante fibrillazioni di molti esponenti
politici in questi ultimi tempi e negli ultimi giorni in particolare.
Nessuna demonizzazione né falsi moralismi: l’Autorità
d’Ambito può essere un nuovo gigantesco carrozzone politico
e di clientele come pure una efficace opportunità di gestione e
sviluppo di un settore strategico. Ma nessuno sforzo deve essere risparmiato
per pretendere una gestione trasparente di questo gigantesco crogiuolo
di interessi, che può costituire un nefando buco nero oppure una
risorsa per il nostro territorio.
Una sinistra moderna, interessata alla costruzione del futuro tanto quanto
taluni di noi sono attenti alla difesa dell’esistente, non deve
fermarsi alle diffidenze o ai veti ma sapere accettare le sfide, sapere
imporre proprie idee ed azioni, senza mai deflettere da una condotta di
assoluto rigore morale. È su questo che ci misureremo, anche negli
ATO. In un quadro politico estremamente conflittuale, devastante all’interno
della CdL dove, sull’esempio personale del premier, dilaga la prassi
di occupare ed usare le istituzioni per i propri fini, e nel momento storico
in cui in Sicilia, ed in special modo a Siracusa, tutti gli uomini della
ex Democrazia Cristiana si sono riuniti sotto il segno dell’UDC,
riproponendo intatte le faide e le cupidigie personali di sempre, le prospettive
del servizio idrico integrato presentano un grado di rischiosità
elevatissimo e che tuttavia noi dobbiamo saper affrontare con decisione.
L’ASI e l’IAS sono gli attuali terreni di scontro ma è
per l’ATO che si gioca la partita. Siamo tutti avvisati.
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