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tutte le risorse possono reperirsi a livello locale. Alcuni settori hanno
bisogno dello Stato. A partire dalla scuola"
(Carlo Azeglio Ciampi)
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Nell'avvicinarsi della data stabilita
per l'esame, da parte del Senato, del progetto di riforma costituzionale
di cosiddetta "devolution", presentato dal Governo su iniziativa
del Ministro Bossi, esprimiamo la più viva e allarmata preoccupazione.
Il progetto prevede che ciascuna Regione possa assumere, per propria decisione,
poteri esclusivi in materia di sanità, di istruzione, di sicurezza.
In sostanza, i territori che ne hanno le risorse - vale a dire le aree
più forti e ricche del Paese - potrebbero decidere di "fare
da sé" in queste essenziali materie, uscendo dai sistemi nazionali
sanitario e scolastico, e dotandosi di un proprio, ulteriore corpo di
polizia che complicherebbe inevitabilmente il già difficile coordinamento
tra le autorità e le forze che si occupano, in Italia, di sicurezza.
Il progetto prevede anche che ciascuna Regione possa definire, attraverso
una propria legge, la parte dei programmi scolastici e formativi di suo
specifico interesse, con grave minaccia dell'autonomia scolastica e in
definitiva della stessa coesione culturale del Paese.
In questo modo, si prospetta una frammentazione del sistema di tutela
di fondamentali ed essenziali diritti dei cittadini , a danno delle regioni
più disagiate e meno sviluppate.
Questo non è federalismo: il federalismo valorizza le iniziative
e le potenzialità locali in un quadro di solida garanzia dei diritti
essenziali e di forte cooperazione tra tutti i livelli istituzionali,
mentre qui, all'opposto, si lacerano le basi di unitarietà e di
solidarietà su cui si fonda la nostra Costituzione.
Per attuare il federalismo basterebbe applicare la riforma costituzionale
recentemente approvata dal Parlamento e confermata con il referendum popolare
del 7 ottobre del 2001, completandola e migliorandola se necessario.
Rivolgiamo, dunque, al Parlamento e alle forze politiche un appello a
rendersi interpreti, anche e particolarmente in questo momento, dei fondamentali
valori costituzionali, respingendo con nettezza ogni idea di chiusura
egoista e localista, non degna delle nostre tradizioni civili e contrapposta
alla prospettiva europea in cui il nostro Paese è chiamato ad operare.
Claudio Abbado
Renato Dulbecco
Umberto Eco
Dario Fo
Margherita Hack
Mario Luzi
Rita Levi Montalcini
Roma, 20 novembre 2002
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