una cultura del turismo

  di domenico cacopardo  

 

Estate, tempo di vacanze, e perciò di turismo. E’ d’obbligo, durante e dopo la stagione estiva, parlare, discutere, svolgere analisi, fare previsioni e consuntivi, sul turismo. Nella nostra provincia poi, il turismo è oramai diventato il tema qualificante, nel senso che ci si sente tutti qualificati a parlarne, di ogni intervento politico, di ogni discussione sullo sviluppo economico, di ogni chiacchierata tra persone di ‘cultura’. A inserire qualche considerazione, sempre intelligente per carità!, sul possibile o mancato o bloccato o necessario o auspicabile o naturale, sviluppo turistico di Siracusa, e della Sicilia, e dell’Italia, in tutti i discorsi non si sbaglia mai e ci si dà il tono giusto, perché si dimostra sempre di aver capito tutto, perché sul turismo è sempre tutto evidente, scontato, naturale, possibile, realizzabile; è sempre tutto… turistico.
Siccome il turismo di ‘turistico’ non ha nulla, ma è il risultato di un processo lungo, impegnativo e faticoso, preparato costruito e salvaguardato, proposto diffuso e ampliato in permanenza, insomma voluto e fortemente voluto e tenacemente costruito e caparbiamente mantenuto, forse dovremmo cominciare a ragionare di turismo a partire da qualcosa che precede, consente e accompagna il turismo, cioè una ‘cultura del turismo’, che coincide, innanzitutto, con una ‘cultura dell’ospitalità’: far sentire, chi viene a fare turismo da noi, bene, come a casa propria, con il piacere e il gusto di stare tra di noi e di godersi quello che il nostro territorio offre. Si sente già qualche brontolio: “ma come, l’ospitalità siciliana è talmente chiara e rinomata che non è il caso neanche di parlarne….” ; allora è meglio chiarire. Con tre esempi. Primo: via Roma, isola di Ortigia, ore 10,40 di sabato 11 settembre 2004, i cassonetti della spazzatura posti tra l’ingresso del palazzo della provincia e la chiesa di Santa Maria dei Miracoli sono stracolmi di spazzatura, scoperchiati, ed emanano un immaginabile fetore. Secondo: Riserva naturale orientata Ciane – Saline, fiume Ciane a circa un chilometro dalla fonte, nel mezzo del fiume tra i papiri fa bella mostra di se una carcassa di pecora in putrefazione; in realtà più che bella mostra bisognerebbe dire fa nauseante puzza di se una carcassa di pecora, perché è dalla puzza che ci si accorge innanzitutto della sua presenza; ma come non bastasse la riserva è invasa da canne ed erbacce che hanno quasi totalmente nascosto il papiro; e come se ancora non bastasse la zona “A” della riserva, che dovrebbe essere zona di assoluto rispetto, è raggiungibile dalle automobili perché la recinzione è saltata e dai terreni accanto è stata creata una strabella che consente di penetrare con le auto fino al bordo del fiume. Terzo: Due ospiti milanesi presenti, nel mese di Giugno 2004, a Siracusa e alloggiati in un albergo situato nella zona alta della città, via Filisto, vogliono raggiungere Ortigia per una passeggiata e si portano alla più vicina fermata del servizio pubblico urbano di trasporto; impiegano un’ora e tre quarti per raggiungere Ortigia, e di questo tempo un’ora e mezza è trascorsa ad aspettare il transito del primo pullman di linea utile. Riepiloghiamo: cultura del turismo e dell’ospitalità. Quando andiamo a visitare una città o una regione, quando facciamo turismo appunto, la cosa che ci fa stare bene, che ci fa provare gusto e piacere in quello che stiamo facendo e che ci farà, eventualmente, tornare, è aver trovato non solo quello che ci aspettavamo di trovare, la piazza, il monumento, la chiesa, la riserva, la spiaggia e il mare, ma aver trovato insieme a queste cose anche la cura di queste cose e la cura che ci viene riservata nell’accoglierci come ospiti. Ospitalità, appunto.

il turismo è oramai diventato il tema qualificante, nel senso che ci si sente tutti qualificati a parlarne