|
|
Estate, tempo di vacanze, e perciò di
turismo. E’ d’obbligo, durante e dopo la stagione estiva,
parlare, discutere, svolgere analisi, fare previsioni e consuntivi, sul
turismo. Nella nostra provincia poi, il turismo è oramai diventato
il tema qualificante, nel senso che ci si sente tutti qualificati a parlarne,
di ogni intervento politico, di ogni discussione sullo sviluppo economico,
di ogni chiacchierata tra persone di ‘cultura’. A inserire
qualche considerazione, sempre intelligente per carità!, sul possibile
o mancato o bloccato o necessario o auspicabile o naturale, sviluppo
turistico di Siracusa, e della Sicilia, e dell’Italia, in tutti
i discorsi non si sbaglia mai e ci si dà il tono giusto, perché si
dimostra sempre di aver capito tutto, perché sul turismo è sempre
tutto evidente, scontato, naturale, possibile, realizzabile; è sempre
tutto… turistico.
Siccome il turismo di ‘turistico’ non ha nulla, ma è il
risultato di un processo lungo, impegnativo e faticoso, preparato costruito
e salvaguardato, proposto diffuso e ampliato in permanenza, insomma voluto
e fortemente voluto e tenacemente costruito e caparbiamente mantenuto,
forse dovremmo cominciare a ragionare di turismo a partire da qualcosa
che precede, consente e accompagna il turismo, cioè una ‘cultura
del turismo’, che coincide, innanzitutto, con una ‘cultura
dell’ospitalità’: far sentire, chi viene a fare turismo
da noi, bene, come a casa propria, con il piacere e il gusto di stare tra
di noi e di godersi quello che il nostro territorio offre. Si sente già qualche
brontolio: “ma come, l’ospitalità siciliana è talmente
chiara e rinomata che non è il caso neanche di parlarne….” ;
allora è meglio chiarire. Con tre esempi. Primo: via Roma, isola
di Ortigia, ore 10,40 di sabato 11 settembre 2004, i cassonetti della spazzatura
posti tra l’ingresso del palazzo della provincia e la chiesa di Santa
Maria dei Miracoli sono stracolmi di spazzatura, scoperchiati, ed emanano
un immaginabile fetore. Secondo: Riserva naturale orientata Ciane – Saline,
fiume Ciane a circa un chilometro dalla fonte, nel mezzo del fiume tra
i papiri fa bella mostra di se una carcassa di pecora in putrefazione;
in realtà più che bella mostra bisognerebbe dire fa nauseante
puzza di se una carcassa di pecora, perché è dalla puzza
che ci si accorge innanzitutto della sua presenza; ma come non bastasse
la riserva è invasa da canne ed erbacce che hanno quasi totalmente
nascosto il papiro; e come se ancora non bastasse la zona “A” della
riserva, che dovrebbe essere zona di assoluto rispetto, è raggiungibile
dalle automobili perché la recinzione è saltata e dai terreni
accanto è stata creata una strabella che consente di penetrare con
le auto fino al bordo del fiume. Terzo: Due ospiti milanesi presenti, nel
mese di Giugno 2004, a Siracusa e alloggiati in un albergo situato nella
zona alta della città, via Filisto, vogliono raggiungere Ortigia
per una passeggiata e si portano alla più vicina fermata del servizio
pubblico urbano di trasporto; impiegano un’ora e tre quarti per raggiungere
Ortigia, e di questo tempo un’ora e mezza è trascorsa ad aspettare
il transito del primo pullman di linea utile. Riepiloghiamo: cultura del
turismo e dell’ospitalità. Quando andiamo a visitare una città o
una regione, quando facciamo turismo appunto, la cosa che ci fa stare bene,
che ci fa provare gusto e piacere in quello che stiamo facendo e che ci
farà, eventualmente, tornare, è aver trovato non solo quello
che ci aspettavamo di trovare, la piazza, il monumento, la chiesa, la riserva,
la spiaggia e il mare, ma aver trovato insieme a queste cose anche la cura
di queste cose e la cura che ci viene riservata nell’accoglierci
come ospiti. Ospitalità, appunto.
il
turismo è oramai diventato il tema qualificante, nel senso
che ci si sente tutti qualificati a parlarne
|
|