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Domenica 8 agosto 2004 … un
barcone naufraga nelle nostre coste… sì.. proprio a pochi
metri da dove tranquillamente facciamo il bagno … Alcune persone
a bordo perdono la vita… gli altri sono disidratati, affamati,
sconvolti per la morte dei compagni che hanno dovuto gettare a mare o
ancora terrorizzati dalla guerra che hanno lasciato nel loro paese… o
dalla morte che hanno scampato.
Le loro storie, i loro occhi hanno incrociato i miei… nelle corsie
dell’ospedale Umberto I e ho deciso di raccontare e condividere con
Idea Solidale questa esperienza.
Il 9 agosto… è iniziato tutto così: “Servono
vestiti in ospedale.” mi dice un mio amico al telefono. Ho già capito
di che si tratta.. faccio un rapido giro di telefonate tra i miei amici
e riesco e raccogliere un bel po’ di vestiti e scarpe..corro in ospedale.
Sono lì a letto stanchi storditi… distrutti…I naufraghi.
Distribuiamo loro i vestiti, molti di loro sono nudi (strano! da due giorni?!?);
chiedo i loro nomi e di cosa hanno bisogno…” Benjamin… Omar… Mike“… “ Banane… Orange… Apple “.
Chiedo alle infermiere … Impossibile ottenere una banana o un succo
di frutta straordinario… hanno già avuto la loro porzione… “oramai
siamo un’azienda ospedaliera non è più come un tempo!” -
aggiungono rammaricate un po’ nostalgiche. Portiamo loro bevande
e frutta.. non riescono ad ingerire la cotoletta fornita loro e mi implorano
di non portargliene più ..
Che rogna 'sti mussulmani!?.. - macchè, mangiala tu una cotoletta
dopo 15 giorni di digiuno e un litro di acqua da bere… più che
altro digeriscila! Comunque.. non c’è tempo da perdere bisogna
un po’ rifocillarli. Ci sono anche due ragazze.. loro non parlano
l’inglese, ma il francese, sono della Costa D’avorio.. per
fortuna ci sono Antonella e Verena che sono bravissime… io ho portato
loro una scatoletta di tonno anziché la spugnetta che mi avevano
chiesto….Tutti mangiano e sembra si riprendano, a parte Mike.. lui
sta proprio male.. gli infermieri dicono che lui è quello più nervoso… Ci
credo – penso io - “ insufficienza renale e problemi respiratori“:
chi sta sereno in queste condizioni?… ognuno di loro ha un problema
diverso… chi gli occhi, chi la pelle…chi la pancia…
Ma il vero problema è la lingua. Nei 1000 euro che hanno pagato
per venire in Italia non era compreso un corso di italiano che permettesse
loro di ricevere aiuto…in caso di prurito o sete … eppure la
comunicazione non verbale ha fatto passi da gigante.. non dalle nostre
zone…Purtroppo!!
Cerco di capire di cosa hanno bisogno prima di lasciarli dormire.. Lascio
l’ospedale alle 21.45 con la speranza che si siano addormentati tutti… anche
perché se stanno svegli e si lamentano non li capisce (?) nessuno.
Li saluto.. non fanno altro che dire Thank you! Merci!
Incontro alcuni giornalisti buoni… e altri cattivi.… parliamo
della situazione immigrazione e di questo sbarco in particolare.. uno di
loro si dichiara stupito del mio disappunto sull’assoluta assenza
di un accoglienza concreta e seria da parte di tutte le associazioni di
volontariato e dell’ospedale: "Ma gli hanno dato anche le lenzuola
pulite.." e aggiunge "ma poi che ci vengono a fare questi qua
?". Gli riporto quello che i ragazzi mi hanno raccontato della guerra
nel loro paese .. del padre sgozzato… degli uomini morti in barca
che hanno sollevato al passaggio di altre navi mercantili per chiedere
aiuto.. ma invano perché nessuna di loro si è fermata. Cerco
di trovare in lui un briciolo di umanità… ma mi risponde: "Tu
sei piccola io l’ho vista la guerra sono stato in Pakistan e in Iraq"… .
L’indomani manda in onda un servizio di 5 minuti in cui diceva che
i naufraghi stavano tutti bene ed sono stati curati e accolti bene. Questa
ve la presento si chiama: informazione mediata (non a caso il giornalista
lavora per mediaset).
L’indomani ci ritroviamo in ospedale.. sono passati già tre
giorni ma Benjamin, Erik, Omar, Celine Prince, Mike… continuano ad
essere chiamati come i numeri che hanno attaccati in un cartellino giallo
sul letto: 5, 4 , 8 , 23 (Mi chiedo a cosa li hanno inventati a fare i
nomi ?)
Da bambina ho sempre pensato che l’ospedale fosse il posto dove stavano
i dottori.. che erano quelli che ne sapevano più di tutti, quelli
col camice che sanno tutti i nomi delle medicine e le loro composizioni
(alle volte impronunciabili) … come fanno a non riuscire ad imparare
dei nomi? Sarà per una mia innata difficoltà con i numeri
.. ma proprio non ce la faccio a pensare che una persona che ha la pelle
nera si debba chiamare 23 e un’altra bianca con il suo nome tipo
Johnatan o Kevin che è difficile comunque, ma fa “beautiful” … questa
cosa proprio non me la spiego.. ed a proposito di numeri anche la storia
dei numeri che sentivo in giro mi inquieta tanto.. “sono 30 o 28
o 15 i morti”…(non sono numeri del lotto sono persone vere… morte
o vive comunque) e ancora c’era un bimbo di un anno che forse aveva
pagato anche lui 1000 euro per 1,5 litri di acqua e per il suo primo ed
ultimo viaggio. Veniva a far che? … “A che titolo viene in
Italia?“ si chiedeva il giornalista cattivo… Mi vengono in
mente tante risposte nonostante io non sia grande come lui che ha visto
tante guerre. Penso che quel bambino in Italia avrebbe avuto un’opportunità..
un’alternativa al divenire guerrigliero o a farsi esplodere in un
autobus a 16 anni perché tanto gli hanno già sterminato tutta
la famiglia e non ha niente da perdere…
E a proposito di cifre mi viene in mente l’8 x mille alla Chiesa
Cattolica o alla protezione civile o ai quintali di vestiti raccolti dalla
Caritas.…Non sono capace di sommare tutte queste cose.. ma immagino
che basterebbero a dare due paia di slip ad ogni clandestino… Eppure
ci sono state negati… i bianchi cristiani ne usano due o tre.. i
neri mussulmani a stento uno…
Leggo i quotidiani locali … apprendo dell’esistenza di molte
associazioni “sensibili” al tema immigrazione, addirittura
nasce una rete anti-razzista,… ”solidarietà ai clandestini” …”critiche
a fiumi alla Bossi –Fini”… comunicati stampa a volontà..
bravissimi con le parole… pessimi nei fatti. (“esistono diversi
tipi di solidarietà a Siracusa abbiamo quella virtuale… che
record!” – penso)
Torno all’ospedale l’indomani… le grandi quantità di
banane del giorno prima hanno fatto bene ai ragazzi.. stanno un po’ meglio… Grazie
all’Arci e a Medici Senza Frontiere e ai miei amici, che parlano
meglio di me l’inglese, facciamo riempire loro i moduli di Richiesta
di Asilo… e spieghiamo loro come funziona.. Intanto padre Carlo muove
mari e monti per riuscire a farli rimanere ancora a Siracusa… ma
all’ospedale quella mattina è arrivato un chiaro ordine al
Direttore Sanitario. Ai ragazzi staccano le flebo … arrivano le lettere
di dimissioni .. tutte identiche: dicono che il paziente ricoverato per
disidratazione adesso è sano e può uscire… E’ una
bugia.. ognuno di loro ha un sintomo diverso… non riescono ancora
a stare in piedi…grido: ”E' assurdo!! Inumano !!! Ingiusto
!!”.. qualcuno col camice, quasi dispiaciuto, risponde (sussurrando): “stiamo
solo applicando la legge la Bossi-Fini”… (credevo ci si occupasse
dei malati non delle leggi ... in ospedale!) ma non c’è tempo
di fare polemica… Il pullman della polizia sta per arrivare e noi
dobbiamo ancora riempire i moduli… e trovare le scarpe.. Altrimenti
come fanno poi al CPT di Pian del Lago (per i non addetti ai lavori: centro
di permanenza temporanea di Caltanissetta)?
Alle 16.00 sono ancora in questura per l’identificazione… lasceranno
la città poco dopo … Per fortuna non sanno leggere l’italiano:
sarebbe imbarazzante spiegare loro il senso del cartello che i loro occhi
hanno incrociato proprio all’uscita “Siracusa città per
la pace e per i diritti umani“…io la cambierei con “Siracusa
cimitero della dignità umana”.
il
racconto dello sbarco dei clandestini a siracusa l'otto agosto scorso
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